Da sapere

Mobbing

Dott. Lubrano, dopo la sentenza della Cassazione ho capito una sola cosa: che io povera impiegata vittima del mobbing continuerò a subire e il mio capo-ufficio invece, colui cioè che mi tormenta, resterà impunito.
Dico male?

Per chi non lo sapesse ancora,la Corte di Cassazione (quinta sezione penale, sentenza n.33624), ha chiarito che il mobbing non è un reato previsto dal nostro codice penale. Per questa ragione, chiunque sia vittima di vessazioni sul luogo di lavoro, può soltanto intraprendere una causa civile e chiedere il risarcimento del danno. Un risarcimento che si limita dunque a quantificare economicamente dolore, sofferenza e piaghe spesso insanabili, senza prevedere una punizione per il colpevole. Sono stupito e francamente sconcertato, se penso che in Italia il fenomeno del mobbing riguarda un milione e mezzo di lavoratori. Sarebbero ancora piu’ importanti e cruciali le strutture di sostegno, sia di tipo psicologico che medico. E forse sarebbe ora di applicare la delibera del Consiglio d’Europa del 2000 che vincola tutti i Paesi a dotarsi di una normativa antimobbing

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ott  07
10
alle 12:00
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di A il 01/1/70

sono impiegata in un'azienda da 1 anno ma costretta moralmente al licenziamento causa le continue...


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5 Commenti to “Mobbing”

  1. ma rom dice:

    La sentenza della Cassazione non fa ben sperare. Ma a tutti gli impiegati che (come me)subiscono azioni mobbizzanti e/o mobbing non deve mai venir meno la fede incrollabile che questi “signori” mobber avranno comunque la loro “paga”. Certo le azioni legali costano ed i soprusi minano la salute e la stabilità psico fisica, ma non, ripeto non, ci si deve mai arrendere. Il mobbing deve comunque essere combattuto e vinto. L’Italia è un paese che ha subito un triste ventennio di abusi ed angherie di ogni genere, ma alla fine si è liberata di quel regime ed è riuscita a ripristinare l’ordine e la legalità. Dobbiamo “armarci” come fecero i partigiani all’epoca per combattere e sconfiggere i mobber; magari parlando con associazioni anti mobbing; creandoci degli interessi alternativi all’ufficio; pensare positivo ed avere la certezza, sempre, che nella vita il malfatto ed il maltolto si paga. E’ fondamentale non darsi mai per vinti. Io sono ragazza madre, e voto rifondazione comunista; per questo da circa 3 anni sto subendo una sorta di linciaggio morale, soprusi ed angherie in ufficio. Ma mi reggo ancora sulle mie gambe. Ho il sostegno della mia avvocata a cui qualche giorno fa ho dovuto affidare la mia difesa e la voglia di andare avanti nella vita per mio figlio. Certo ci sono dei momenti in cui penso, ma chi me lo fa fare, faccio prima ad iscrivermi ad AN o al sindacato UGL e tutto questo schifo (forse) avrà fine. Ma le convinzioni e le idee non si barattano. Sto subendo un trasferimento illeggittimo ed immotivato, nel luogo in cui devo operare la mia esperienza pregressa (10 anni) non serve a nulla. Sono adibita a mansioni di 3 livelli inferiori a quello di inquadramento, per non parlare dell’orrore degli anni 2004-2005-2006; ma come diceva CHE Guevara: “è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”. Io sto intentando causa e questo non giova certo ad un miglioramento della situazione, ma nel mobbing si deve reagire e parlare perchè chi tace acconsente non dimentichiamolo mai.
    un caro saluto
    M Romagna

  2. ildemansionato dice:

    Concordo con quanto sostiene Dott. Lubrano e mi auguro che la normativa antimobbing venga al più presto presa in considerazione.

    Voglio anche salutare M.Romagna e farle sentire il mio appoggio.
    Io convivo con queste situazioni da anni, ho denunciato l’azienda nella quale tutt’ora lavoro ed ho aperto un blog su http://www.ildemansionato.net in cui racconto la mia esperienza.

    Siete tutti invitati.
    “nel mobbing bisogna reagire e parlare perchè chi tace acconsente non dimentichiamolo”…. Sante Parole

  3. Giancarlo De Lumè dice:

    Sono un dipendente comunale,di Maglie – Le ed anch’io sono stato perseguitalo maltrattato,offeso e denigrato da una mia superiore “demente”.Lavoravo in un Museo.
    Tuttavia quando ho esposto le circostanze all’Amministrazione di competenza, i dirigenti, e tutti gli altri amministratori, mi hanno convinto ad allontanarmi dal quel posto di lavoro,poichè chi ne avrebbe pagato le conseguenze maggiori, era prorio l’ Amministrazione e non il diretto interessato che era la causa del mobbing.
    Se ciò è vero, chi paga comunque le conseguenze è la persona mobbizzata, bisogna quindi trovare i modi per punire seriamente i veri fautori.

  4. Giancarlo De Lumè dice:

    Sono un dipendente comunale,di Maglie – Le ed anch’io sono stato perseguitalo maltrattato,offeso e denigrato da una mia superiore “demente”.Lavoravo in un Museo.
    Tuttavia quando ho esposto le circostanze all’Amministrazione di competenza, i dirigenti, e tutti gli altri amministratori, mi hanno convinto ad allontanarmi dal quel posto di lavoro,poichè chi ne avrebbe pagato le conseguenze maggiori, era prorio l’ Amministrazione e non il diretto interessato che era la causa del mobbing, ed ad onor del vero, ho ricevuto anche il loro appoggio, poichè anche loro, conoscevano le “smanie” di questo mio superiore,che era già stato LICENZIATO dal Comune di Maglie,per degli illeciti concorsuali,attraverso una sentenza del TAR di Lecce. Per poi guarda caso vincere nuovamente quel concorso.
    Se ciò è vero, chi paga comunque le conseguenze è la persona mobbizzata, bisogna quindi trovare i modi per punire seriamente i veri fautori.

  5. A dice:

    sono impiegata in un’azienda da 1 anno ma costretta moralmente al licenziamento causa le continue violazioni che subisco. E’ vergognoso come non ci sia una legge a tutela del dipendente che come unica via d’uscita e’ costretto al licenziamento; in quale modo veniamo tutelati se per primo e’ lo stato a permettere queste violazioni? paghiamo le tasse perche’ imposte al cittadino, ma lo stato non ha altrettando l’obbligo di tutela dei diritti dei propri cittadini?
    Il mobbing e’ sempre piu’ un fenomeno che chiede aiuto e tutela quindi perche’ non lo si considera?

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