Se la Rai avesse coraggio
Da anni la parola “cultura” è tabu in Rai.
Se a un dirigente televisivo andate a proporre un programma culturale, vi guarderà come se foste un marziano.
Culturale? Ma siamo matti, vogliamo rischiare un flop?
E così ragionando la più grande azienda culturale del Paese si è appiattita sulla tivu commerciale, sicchè adesso non si distingue più la Rai da Mediaset. Ebbene, i dieci milioni di italiani che hanno seguito lo show televisivo di Benigni dimostrano ampiamente la stupidità e l’inattualità di un simile pregiudizio. E’ stato o no uno straordinario evento culturale la lettura dantesca dell’ amatissimo attore comico? E’ stato o no un autentico miracolo televisivo in una programmazione dei due poli – salvo qualche eccezione – sciatta e priva di idee?
Allora, se al pubblico si da la possibilità di scegliere il pubblico risponde, eccome!
Si può fare (e si fa cultura) senza bisogno di sbandierare la parola o di etichettare questo o quel programma con la parola che fa paura attualmente ai responsabili dell’azienda. Ma per dare una svolta al palinsesto ci vuole coraggio. E la Rai dovrebbe recuperare il coraggio di tornare ad essere un autentico servizio pubblico.
da Antonio Lubrano
Ultimo commento:
di Maria Ferdinanda Piva il 01/1/70
Visualizza / Lascia un commento







dicembre 3rd, 2007 at 15:16
Un programma come Passepartout di Philippe D’Averio va avanti da anni sia pure in orari scomodi ma si può anche vedere su Internet.. Non mi pare che RAI non faccia cultura, è che magari non riesce ad imporla in prima serata..
dicembre 3rd, 2007 at 17:09
Se la RAI avesse coraggio, bella frase. La RAI lavora in modo pessimo, come Mediaset e forse peggio. Si é arroccata nelle fiction, che poi cosa sono? Le fiction sono i foto romanzi che c’erano un tempo. Ha trasportato i fotoromanzi sul video chiamandoli fiction. E’ una cosa indegna, di programmi culturali non ne trasmette affatto. Mai una bella opera lirica, mai una bella commedia di prosa con attori che abbiamo avuto famosi. E’ veramente vergognoso assistere a programmi validi solamente per persone che non amano la cultura. Meno male che quando arrivò la TV in Italia si parlò di un elemento diffusore di cultura, abbiamo visto, sono grandi solo in quelle porcherie che trasmettono e nella pubblicità
dicembre 3rd, 2007 at 22:19
Se la Rai avesse coraggio non manderebbe più in onda la pubblicità contemporaneamente a quella delle reti Mediaset. Fatto questo, potrebbe prendere in considerazione il coraggioso passo successivo. Ovvero comportarsi da autentico servizio pubblico.