Artisti o manovali?
Nei lontanissimi anni Settanta, intervistai per il Radiocorriere tv uno dei più grandi direttori d’orchestra italiani, Carlo Maria Giulini. Era ancora forte l’eco suscitata dal film di Fellini “Prova d’orchestra”, e gli chiesi la sua opinione sugli scioperi che mettono in crisi una stagione si e due no i teatri lirici.
Credo di ricordare bene le sue parole, fu categorico: Chi fa musica – disse – è un privilegiato, perché lavora su una materia impalpabile. Pensi al destino della nota, di un do, di un re: appena nasce già muore. Ora gli orchestrali sono fra coloro che danno uno spessore a queste esistenze effimere, creano con la musica le nostre emozioni e perciò non possono essere paragonati agli altri lavoratori. Mi sembra paradossale che adottino i criteri di lotta di quelli che non producono note.
L’incontro con Giulini al vecchio auditorio di via della Conciliazione mi è tornato in mente ora che gli orchestrali della Scala, il più famoso tempio lirico del mondo, hanno scombussolato la stagione e con la loro agitazione mettono in forse anche lo spettacolo inaugurale del 7 dicembre, il Don Carlo di Verdi.
Cento lavoratori tra musicisti e coristi aderenti a un piccolo sindacato, si ostinano a bloccare il teatro. Possibile che abbiano dimenticato la differenza fra chi fabbrica bulloni e chi come loro, gli orchestrali, ci da gioia usando la “materia impalpabile” di cui parlava il maestro Giulini? Sono artisti o manovali?
da Antonio Lubrano
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