Pensieri

Il silenzio sulla crisi delle parafarmacie

Ho toccato senza volerlo un nervo scoperto. Venerdì 28 marzo, nella mia consueta “finestra” a Piazza Grande, Raidue, ho risposto ad una telespettatrice che mi chiedeva perché nelle parafarmacie tenute da giovani farmacisti non fosse possibile acquistare anche i medicinali prescritti dal medico. Ho citato la legge(n.248 del 4 agosto 06) che ha limitato la liberalizzazione alla vendita dei farmaci da banco e ho aggiunto, incautamente, che forse in tal modo si è voluto dare una maggiore garanzia al consumatore. Avrei dovuto invece rilevare la contraddittorietà della legge stessa: se le parafarmacie(brutto termine, fra l’altro) sono gestite da farmacisti con tanto di laurea, perché devono vendere solo i farmaci da banco? Sono forse farmacisti di serie B rispetto a quelli delle farmacie senza “para”?

E’ scoppiato sul mio blog un putiferio. Più di un giovane farmacista ha protestato, adducendo ragioni che sono lieto di ospitare e sollevando un problema finora coperto dal silenzio, quello cioè della crisi che stanno vivendo le parafarmacie. Chissà che dal mio “errore” non nasca dunque qualcosa di buono, e cioè che se ne parli. Intanto venerdì 4 aprile ne riparlerò in tv.
Scrive, per esempio, la dott.essa Marica:
“Dopo la misera liberalizzazione che ci e’ stata concessa dal ministro Bersani, con coraggio abbiamo aperto i nostri esercizi farmaceutici ma purtroppo se la liberalizzazione non prosegue, consentendoci la vendita di tutti i medicinali con obbligo di ricetta, dovremo chiudere. Tanti lo stanno gia’ preventivando. La nostra laurea, voglio ricordarlo, e’ unica sia per titolari che per dipendenti. I doveri sono uguali mentre i diritti sono diversi.”
E poi un rimprovero al sottoscritto: “L’ho sempre ritenuta un professionista serio e soprattutto indipendente. Continui ad esserlo e non si faccia invischiare anche lei nella tela del ragno della lobbi deititolari di farmacia!”
Permalink, altro visitatore, da ragione a Marica e aggiunge:
“Noi mettiamo a servizio del cittadino la nostra professionalità, senza poter contare sui soldi dello Stato (senza la mutua per intenderci) ed emarginati da grossisti e aziende farmaceutiche. Ci chiamano parafarmacisti, mentre il nostro lavoro non può contare sulle ricette scritte dai medici, ma solo sul nostro consiglio e la nostra esperienza. Trattateci come farmacisti VERI, ce lo meritiamo, per cortesia!”

“Quello che scrive permalink è sacrosanto”, afferma Fiammetta. E racconta: “Io mi trovo nella stessa situazione. Avendo voglia di avere un’attività mia e non avendo i soldi necessari (tanti!) per comprarmi una farmacia, ho creduto in Bersani ed ho aperto una parafarmacia ma ho dovuto constatare che Federfarma, il Ministro Turco, le multinazionali del farmaco , i grossisti istituzionali ecc. fanno di tutto per ostacolarci. Siamo farmacisti ma ci considerano bottegai…. fino a quando non si tratta di pagare ENPAF (ente nazionale previdenza e assistenza farmacisti) allora siamo farmacisti! Quando ho aperto l’attività ho dovuto obbligatoriamente iscrivermi all’ INPS come commerciante ma a gennaio del 2008 l’INPS ha emanato una circolare in cui si afferma che l’attività prevalente in parafarmacia è quella di vendere farmaci e quindi noi non possiamo versare all’INPS. Mi pare che di confusione ce ne sia tanta! Lei, Lubrano, in qualche modo ci può aiutare?”
E Paolo, infine, vuole precisare “ che noi, farmacisti delle parafarmacie, non siamo solo obbligati a versare l’enpaf, ma dobbiamo versare la quota intera, esattamente come un titolare di farmacia.In poche parole se si parla di diritti siamo farmacisti di serie B, quando si parla di doveri (pagare) diventiamo farmacisti di serie A”.

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mar  08
29
alle 01:00
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di Armando il 01/1/70

Le liberalizzazioni sono state un gran danno per i giovani che hanno aperto attivita. Nella mia ...


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79 Commenti to “Il silenzio sulla crisi delle parafarmacie”

  1. pensionato dice:

    Purtroppo la mia esperienza in parafarmacia è stata molto negativa.
    In vetrina venivano pubblicizzati sconti mirabolanti, ma quando sono entrato per chiedere un farmaco il farmacista mi ha detto che non c’era e mi ha convinto a comprare dei prodotti omeopatici e di erboristeria.
    Mi ha detto che avrebbero funzionato meglio e con minori effetti collaterali.
    Ho speso molto, molto di più che con il mio solito farmaco e non ho avuto nessun beneficio.
    Quando sono andato dal mio medico mi ha proibito di continuare a prendere quei “rimedi naturali” perchè uno (iperico) interferiva con le cure che sto facendo.
    Il mio medico ha detto , fra l’altro, che non ero il primo paziente che subiva questo trattamento dai negozi di parafarmacia.
    La parafarmacia è una fregatura e preferisco fare un isolato in più per acquistare con fiducia nella mia farmacia che non cerca di rifilarmi qualsiasi cosa pur di vendere.

  2. pecoranera dice:

    Ecco il titolare (pensionato) di farmacia preoccupato per il figlio/a laureatosi per necessità.
    Peccato che le sue esperienze discordino dai dati ufficiali e dai vari articoli pubblicati in questi giorni sulle più importanti testate nazionali ed estere. Non a caso la città in cui ho la mia attività professionale è risultata quella in cui le “parafarmacie” sono le più attente ai bisogni del cittadino.
    Penso che di fregature, specialmente per quanto riguarda il conto, c’è da stare più attenti sopratutto alle farmacie convenzionate.

  3. Alessandro dice:

    Io ho ricevuto lo stesso trattamento ma in Farmacia!! Il farmacista titolare mi ha venduto erbe medicinali al posto del mio solito antiinfiammatorio con il risultato di un’allergia e un sacco di soldi spesi!!! sono andato , invece , in una Parafarmacia appena aperta nel mio paese e il farmacista piuttosto di darmi prodotti erboristici mi ha spiegato come il mio farmaco fosse essenziale e mi ha invitato ad andare dal medico per la ricetta ! Altro che farmacie!! Ogni volta che ho bisogno di un consiglio andrò in Parafarmacia dove ho trovato proffessionalità e umanità.
    Alessandro ( Pavia)

  4. carlo dice:

    Ognuno sceglie la farmacia o la parafarmacia in base alle proprie necessità. Siamo farmacisti esattamente come quelli che lavorano in farmacia. Non rifiliamo niente a nessuno.
    La stragrande quantità di noi lavora con grandissima onestà professionale esattamente come farebbe se quel nome para non esistesse!
    E’ spiacevole che molti titolari di farmacia cerchino di screditarci. Non è corretto professionalmente e deontologicamente colpire SEMPRE I PIU’ DEBOLI!
    Io nel mio esercizio sento sempre più PENSIONATI che si lamentano per le code che devono fare in farmacia e per il comportamento non sempre gentile di coloro che trovano dietro al banco. D’altronde molti farmacisti presi dallo stress di code continue spesso non si comportano con gentilezza e disponibilità.
    I PENSIONATI e non solo vogliono più disponibilità e meno code!
    Al momento sento solo cori di ringraziamenti per il lavoro MOLTO DURO CHE SIAMO COSTRETTI A SVOLGERE! Le parafarmacie purtroppo lavorano con margini ridicoli e stanno in piedi per miracoli. Specie con le grandi spese che abbiamo avuto per arredamenti e magazzini. Vi prego quindi di non infangare sempre il nome dei colleghi. E’ deontologia professionale. GRAZIE

  5. Giovanni_Milano dice:

    Nella parafarmacie dove vado di solito trovo persone molto preparate e gentilissime.
    A volte lo sconto passa in secondo piano di fronte all’estrema disponibilità di tanti farmacisti
    che sono meno fortunati perchè non hanno ereditato la farmacia dal papà.
    E poi sono tutti molto simpatici.
    Bravi e continuate!

  6. Piera Roma dice:

    Vicino casa mia ha aperto una bella parafarmacia. Il dottore è molto gentile e trovo tutto molto più conveniente. Mi spiace solo che non possa vendere anche i farmaci con ricetta altrimenti andrei solo lui.
    Mi da tanti buoni consigli.

  7. Ettore Cagliari dice:

    Anche io ho avuto una brutta esperienza in parafarmacia.
    Mi sono recato presso uno di questi negozi incuriosito dalla bagarre sugli sconti.
    Mio figlio di tre anni non si sentiva bene ed ho chiesto consiglio al farmacista che mi ha venduto alcuni farmaci.
    Il bambino è celiaco e l’ho fatto presente al farmacista.
    Nei giorni successivi ha cominciato a manifestare diarrea profusa.
    Sono andato dalla pediatra che ha voluto vedere cosa stavo somministrando al piccolo: è venuto fuori che si trattava di farmaci incompatibili con la celiachia.
    Quando sono andato a lamentarmi con in parafarmacia il gestore mi ha detto che loro non hanno la banca dati delle farmacie sui loro computer e che non potevano sapere che il farmaco dava problemi.
    (però la pediatra l’ha letto sulla scatola!)
    Che sotto sotto non ero un bravo padre perchè non avevo controllato!

    E’ uno scandalo…e non finisce qui!

  8. Farmacista triste dice:

    Grazie Lubrano per ogni parola che spende per questa causa, purtroppo a pochi è nota la situazione dei farmacisti di serie B. Non solo i titolari di parafarmacie sono costretti a piangere lacrime molto amare per arrivare a fine mese ma gli stessi farmacisti dipendenti sono condannati per tutta la loro carriera a stipendi ridicoli con pochissimi aumenti e ancora meno rinnovi del contratto nazionale.

    Pensionato forse ha ragione (anche se nutro qualche dubbio, l’esempio dell’iperico e’ un po’ troppo da “manuale” e ogni farmacista conosce i rischi che ci possono essere con il principio attivo di tale pianta. A pelle mi verrebbe quasi da pensare ad un titolare di farmacia sotto mentite spoglie, ma non sono qui a puntare il dito contro nessuno) ma Pensionato non ha ricordato che il 99% delle “Farmacie Vere et Serie” non esita un secondo a distribuire farmaci con obbligo di prescrizione anche SENZA la prescrizione.

    Ettore, suo figlio ha 3 anni e soffre di una patologia molto delicata, stia piu’ attento la prossima volta. Ha commesso diversi errori:
    1 Cercare il risparmio anche davanti ad una situazione da non prendere con superficialita’.
    2 Comprare un farmaco senza chiedere conferma al medico (il farmacista non e’ un medico e non puo’ ricordare ogni controindicazione di ogni farmaco)
    3 e il piu’ grave: non leggere il bugiardino. Va letto sempre e comunque, qualsiasi cosa le abbiano detto il medico o il farmacista. Nel suo caso specifico il non farlo e’ un errore imperdonabile, soprattutto se prendiamo in considerazione che stiamo parlando della vita di suo figlio di 3 anni.

  9. Anna Bologna dice:

    Mi servo molto dalle parafarmacie: meno code e servizio ottimo.
    Ottengo sempre risposte chiare alle mie domande e io sono molto esigente.
    Congratulazioni ai dottori per l’ottimo servizio reso.

  10. Ernie dice:

    Sono sicuro che, come in tutte le professioni, c’e’ sicuramente il professionista bravo e quello meno bravo, sia nelle farmacie,diciamo, classiche sia nelle nuove parafarmacie. Il mio attuale anziano farmacista farebbe meglio a chiudere visto che non e’ piu’ lucido come un tempo, peccato che vivo in un paesino dove c’e’ solo una farmacia e quindi non abbiamo altra scelta. Ben vengano nuove farmacie vere soprattutto nei piccoli centri urbani dove, al momento, mancano costantemente.

  11. Giulio dice:

    Sono un medico della mutua o meglio medico di medicina generale . Ho avviato uno studio e dopo tanti anni di sacrifici e amore per la professione medica finalmente andrò in pensione. Mio figlio si sta specializzando in chirurgia vorrei potergli lasciare il mio studio e i miei pazienti che so sarebbero in ottime mani… ma .. non posso. Giustamente un collega che ha maturato maggior punteggio mi sostituirà.. Perchè cio non avviene anche per le farmacie? Perchè mio nipote ha ereditao la farmacia del padre pur non avendo la minima voglia di svolgere tale professione? Da qualche mese lavoro con una parafarmacia dove c’è un giovane dottore amico di infanzia di mio figlio , molto preparato è un piacere mandargli qualche paziente. Egregi Dottori Farmacisti non titolari di farmacia continuate cosi la strada è quella giusta .
    Un saluto a tutti

  12. pecoranera dice:

    Come farmacista titolare di “parafarmacia”, non avendo nulla da nascondsere, invito nella segnalazione di cattive esperienze di citare nome e cognome dell’attività, siano esse farmacie o “parafarmacie”, per permettere agli ordini professionali, che devono vigilare circa l’operato dei loro iscritti, di prendere provvedimenti e alle forze dell’ordine di poter verificare che in quell’attività non si perpetuino pratiche e comportamenti contrari alla legge.

  13. marica dice:

    RISULTA DECISAMENTE FOLLE SCAGLIARSI CONTRO LE PARAFARMACIE ED ANCOR DI PIU’ FAR APPARIRE IL FARMACISTA CHE VI ESERCITA UN PROFESSIONISTA DI SERIE B DAL MOMENTO CHE LA QUALIFICA E’ LA MEDESIMA DEL TITOLARE DI FARMACIA!!!PERSONALMENTE HO LAVORATO 25 ANNI COME DIRETTORE DI UNA FARMACIA COMUNALE,NON PENSO DI ESSERE DIVENTATA INADEGUATA SOLO PERCHE’ ORA ESERCITO TRA LE MURA DELLA MIA PARAFARMACIA….OPPURE SONO I LOCALI AD INFONDERE UN CRISMA SALVIFICO?!!

  14. roby dice:

    vi racconto l’ultima della farmacia qui vicino: un celiaco va da loro da anni( sono gli unici convenzionati) 140 euro di rimborso, ogni volta,ritirando i prodottti, chiede il proprio conto, chiede se gli avanza ancora del credito.L’impiegata risponde sempre che non ha tempo, lo farà sapere più avanti.Intorno a dicembre gli comunica che il rimborso del mese è finito e che dovrà iniziare quello di gennaio.La cliente si presenta intorno al 20 gennaio per prendere i nuovi pezzi:sorpresa! la commessa gli dice che i prodotti sono aumentati (vero, molti sono aumentati a metà gennaio) e pertanto, dato che l’asl rimborsa con il prezzo in vigore al momento del pagamento, l’importo già speso era superiore a quello dei buoni già consegnati, pertanto alcuni prodotti erano stati già messi nel rimborso di gennaio… in pratica: la farmacia ha comprato con il prezzo vecchio, il cliente ha preso i prodotti quando c’era il prezzo vecchio, la farmacia Dopo l’aumento del prezzo ha spostato i rimborsi così si fa rimborsare il prezzo vendendo meno prodotti..il cliente incazzato nero viene da me , mi racconta tutto e mi dice: d’ora in poi verrò solo qui… considerate che hanno 200 celiaci… se hanno fatto lo stesso scherzo a tutti, con un aumento del 5% …hanno rubato qualche migliaio d’euro..

  15. MATTEO dice:

    SONO UN LIBERO FARMACISTA CHE DOPO ANNI DI LAVORO IN FARMACIA “SOTTO PADRONE” ,PERCHE’ PURTROPPO DI QUESTO SI TRATTA,HO DECISO DI AFFRANCARMI DA TALE SCHIAVITU’ E SEGUIRE LO SPIRAGLIO DI LUCE CREATO DAL DECRETO BERSANI APRENDO UNA “PARAFARMACIA” (UN TERMINE A DIR POCO ODIOSO OLTRE CHE INAPPROPRIATO DAL MOMENTO CHE DISPENSO ANCHE FARMACI OLTRE A PARAFARMACI E SOPRATTUTTO IO SONO FARMACISTA!!!)AL MOMENTO MI TROVO OSTEGGIATO SU TUTTI I FRONTI;DAI MIEI COLLEGHI PIU’ RICCHI(TITOLARI DI FARMACIA); DALLE AZIENDE FARMACEUTICHE,MOLTE DELLE QUALI NON FORNISCONO I FARMACI PER PAURA DI RITORSIONI DA PARTE DELLE FARMACIE;
    DAI GROSSISTI CHE SOCCOMBONO ALLE STESSE PAURE DI CUI SOPRA!;
    DALLE CAMPAGNE DEI MASS MEDIA CHE CONTINUANO AD INDIRIZZARE IL CITTADINO SOLO IN FARMACIA IN MANIERA INGANNATORIA!!;
    DALLO STESSO ORDINE DEI FARMACISTI CHE CON LA FOFI (FEDERAZIONE NAZIONALE ORDINI FARMACISTI ITALIANI)PARTEGGIA CALDAMENTE ED IN MANIERA FRAUDOLENTA PER I TITOLARI DI FARMACIA (PURTROPPO E’ INTERAMENTE COMPOSTA DA QUESTI ULTIMI!!)….FORSE IN QUESTO LUNGO E TEDIOSO ELENCO HO DIMENTICATO QUALCUNO MA CREDO CHE QUESTO GIA’ DI PER SE’ SIA CHIARIFICATORE DI UNA SITUAZIONE ORMAI NON PIU’ SOSTENIBILE!!!QUESTE LOBBY DEVONO FINIRE…DICIAMO BASTA!!!

  16. marica dice:

    egr dott.Lubrano, pensi che oggi ho ricevuto la visita di un agente di commercio mio amico oltretutto che oltre al listino di varie ditte,ha quella di una ditta chiamata montefarmaco che gli impone di non vendere i cerotti per i calli alle parafarmacie, ho riso siamo al paradosso dell’ignoranza abissale .Tutto questo perche’ quelli che dovrei chiamare colleghi, impediscono alle aziende di servirci .Commenti Lei se puo’

  17. liberopensatore dice:

    Le parafarmacie sono scomode in quanto gestite
    da Farmacisti e quindi rappresentano alla lunga una mina vagante nei confronti delle farmacie.
    I farmacisti delle parafarmacie sono “una gran rottura di scatole” per le farmacie, non tanto per la RISIBILE CONCORRENZA, quanto per la presenza di un professionista, spesso fortemente motivato nel suo lavoro, che pretende persino di “vendere farmaci con ricetta” o chissà un giorno pretenderebbe persino la mutua!
    Questo è il motivo per cui si vuole rimuovere il farmacista dalle parafarmacie.
    Così facendo, come Lei cita, si da in mano ai tabaccai o ai minimarket, la vendita di farmaci, i quali fino a pochi mesi fa (quando otc e sop erano esclusivi della farmacia) Federfarma ripeteva che NON ERANO CARAMELLE e andavano venduti esclusivamente da un FARMACISTA IN FARMACIA.
    Dopo la liberalizzazione di Bersani tali farmaci è meglio che vengano venduti negli autogrill dal barista, dal tabaccaio o nei porti (CHISSA’ QUANTI PORTI CI SONO IN ITALIA…)magari dall’impiegata della biglietteria…
    All’improvviso i farmaci OTC sono stati declassati
    han perso tutto il loro valore, tanto che si vuole rimuovere quello scocciatore di farmacista che nelle parafarmacie rappresenta un “pericolo”.
    Loro non sanno il danno economico che genererebbe l’elimazione del farmacista dalle parafarmacie: immediatamente il tabaccaio del paese si rifornirebbe di farmaci otc e il farmacista, oltre a sentirsi inutile professionalmente, rischierebbe notevoli perdite finanziarie.
    Per un tabaccaio o un minimarket o un’edicola, aggiungere sugli espositori degli OTC anche con piccoli guadagni è una fetta di fatturato in più.
    Per il farmacista rurale, che non si sogna di vendere giornali, pasta e grissini, sarebbe una notevole perdita. Sappiamo infatti che i rurali sono la stragrande maggioranza dei farmacisti italiani e spesso vivono in condizioni altamente disagiate e con poche risorse finanziarie.
    Qualcuno ho sentito che va dicendo in giro frasi di questo tipo: “tanto i rurali hanno le sovvenzioni…”
    Ma per favore. Ci sono regioni che danno sovvenzioni con cui il rurale si riesce a stento a pagare i riscaldamenti per l’inverno.
    Ma poi vogliamo proprio ricorrere all’assistenzialismo statale PUR DI NON MINARE I FATTURATI DELLE GROSSE FARMACIE DI CITTA’?
    Non si parla i diminuire le spese pubbliche…?
    Come vede non sanno nemmeno Lorsignori come girarsi per togliersi di impaccio da una situazione
    critica: EVITARE CHE LE FARMACIE PERDANO IL LORO VALORE QUANDO VENGONO RIVENDUTE.

  18. Alessandra dice:

    Liberopensatore mi ricorda la frase di una mia amica rurale.
    Lei possiede una farmacia in un piccolo paesino di montagna. Teme fortemente che possano togliere l’obbligo del farmacista per vendere i farmaci da banco.
    Infatti il negoziante del minimarket a pochi metri da lei, chiede con insistenza quando tali famaci saranno vendibili liberamente!
    E’ vero che il minimarket è sempre aperto, anche di domenica, e tutti si servirebbero da lui per ottenere farmaci a prezzi più bassi di quelli che potrebbe fare la mia amica farmacista che a stento riesce ad ottenere un utile
    a fine mese.
    E poi non sarebbe piacevole che la gente si rivolga al minimarket per ottenere consigli sull’uso di un antinfiammatorio o di un antifebbrile per un bambino.
    Cosa ci farebbe la farmacista?
    La mia amica è fortemente scoraggiata…

  19. FIAMMETTA dice:

    EGR. DOTT. LUBRANO,
    ho visto il suo intervento nella trasmissione Piazza Grande di oggi. La ringrazio dei suoi chiarimenti. Speriamo che qualche politico si sia sensibilizzato ai nostri problemi e decida di fare qualcosa in merito. La terrò aggiornato. Ancora grazie

  20. mario scianatico dice:

    E’ veramente incredibile che a farmacisti regolarmente laureati (e confermati dall’inutile esame di Stato) non sia consentito di aprire farmacie dove e quando vogliono. Il risultato è che, specie nei giorni festivi, si costringono anziani e vecchi talvolta a prendere l’autobus per raggiungere la farmacia più vicina: perchè mai in Italia altri esercizi possono aprire addirittura affiancati (banche, alimentari, bar, etc) ed invece un esercizio così vitale come la farmacia deve avere il privilegio di non sottostare ad una vera libera (caro on. Bersani, la parola liberalizzazione viene da “libero”) concorrenza? Il perchè lo abbiamo sotto gli occhi giorno: basta affacciarsi nell’incredibile lusso di una qualsiasi farmacia: alla faccia del “servizio pubblico”. Dr. Lubrano, nella sua prossima apparizione in TV dica apertamente come stanno le cose: e che, cioè, le farmacie sono una lobby potentissima che tiene a libro paga ministri e parlamentari in gran numero!!!!

  21. giannizzero dice:

    Viva i farmacisti titolari e proprietari! Viva i Panzerkraut del farmaceutico! Una farmacia ogni ennemila abitanti – il limite più alto in Europa, parafarmacie che languiscono con negli scaffali quello che in America o in U.K. viene venduto dall’indianino del drugstore aperto 24-ore-24,farmacisti che creano altre parafarmacie IN PERDITA per saturare e bloccare il mercato. Viva i Panzerkraut del Ministero della Sanità, che ogni anno ricevono una bella valigiona pesante per tenere tutto fermo.
    Viva i panzerkraut titolari che minacciano i grossisti di tagliare loro il business se riforniscono le parafarmacie e che connivono con le industrie farmaceutiche per farci costare le medicine il 150% in più della Spagna (vivo in Spagna 6 mesi all’anno)
    Abbasso i farmacisti non-titolari: ma come si permettono ,queste zanzare, di portare turbativa al libero mercato, al libero arbitrio, al libero ingrassamento dei valorosi Panzerkraut titolari?

  22. ilaria dice:

    io Ahimè non sono ancora Laureata,ma mi è bastato cosa ho potuto vedere durante il mio tirocinio pre lauream.Quando intrapresi qs facoltà,mai avrei pensato che il mio destino sarebbe stato, dopo mille sacrifici come tutti quelli dei i miei colleghi già ormai laureati e chi prossimo ,assai funesto.Nessuno,poichè la maggior parte di titolari di farmacie :o è figlio già di farmacisti,o per sua fortuna è miliardario e quindi si può permettersi benissimo di comprare una farmacia,ha il coraggio di dire le cose come stanno:non solo Noi In Italia siamo abusivi da anni su questa cosa della liberizazzione delle farmacie ,e da anni la comunità europea ci sanziona per adeguarci come tutti gli altri stati Menbri,ma il Nostro stato ha inventato la vergogna più assoluta delle Parafarmacie,(negli altri stati sono non le gli istituti delle Parafarmacie che permettono l ‘adeguamento appunto ,bensì gli istituti veri e Propri delle farmacie),quindi doppia se non tripla vergogna:uno perchè i farmacisti con Tanto di Laurea se vogliono avanzare nella carriera e vogliono una loro attività devono mettere su una Parafarmacia e non una farmacia,dato che i costi x questa ultime sono troppo alti per poterne aprire una nuova,inoltre praticare un lavoro a metà,poichè in Parafarmacia sono esclusi i farmaci con ricetta ,ospedalieri etc…..,stupefacenti e altro ancora,due se permettete chi nemmeno ha la fortuna di aprire una Parafarmacia e soprattutto la fortuna x mantenerla,si ritrova a esercitare la sua professione di laureato per nemmeno 1300 euro al mese,alla coop accanto a chi vende il prosciutto(con tutto rispetto per chi lo fa,ma ,altro che farmacisti di serie B ,qua saremo tra poco equivalenti a chi apre solo lo sportello dell’armadietto dei farmaci e fa gli scontrini(finchè non saremo invasi dalla nuova figura robotica del robot passafarmaci,ormai già presente in diverse farmacie private del Nord Italia…..mandando nell’abisso più profondo la nostra immagine di Dottori acquisita con fatica e sacrificio dopo molti anni di studi).spesso mi pento di avere scelto di studiare e soprattutto di avere scelto una facoltà di questo tipo,perchè ahimè ,la figura del farmacista non è più come quella di una volta.un abbraccio a tutti.e forza e coraggio,la speranza è l’ultima a morire.Ilaria

  23. ilaria dice:

    Ah non avevo letto,il post del visitatore precedente al mio:mi chiedo chi non è del settore come possa minimamente permettersi di parlare:faccio presente a qs Signore,che appunto,noi farmacisti e futuri tali,figli di non farmacisti siamo al pari livello tanto di competenza scolastica che professionale x permetterci non solo di parlare,ma pure di alzare la voce:anche noi siamo in diritto di poter aprire farmacie vere e proprie eti informo dato che mi sa che tu non lo sai,noi ancora Siamo L’unico Paese in europa con la Presenza della pianta Organica delle farmacie ;ergo se ti paiono tante…ti sbagli di proprio,Lo Stato non permette appunto la liberizzazione vera e propria ossia anche 10 farmacie in una via,o parafarmacie.E zanzara sarai tu,bello mio,e non parlare se non sei del settore fai un piacere a tutti noi,che lo siamo.Inoltre ti informo che oggi come oggi ai farmacisti che si sono fatti un fondoschiena,per non usare altro termine è quasi improponibile anche preparae un galenico o un magistrale,poichè per farlo,hanno inventato mille regole fasulle ,per potere vendere solo farmaci da industria.Allora cosa studiamo a fare,se allora tutti quelli come te,pensano che Noi farmacisti siamo solo zanzare,allora che lo stato abolisca il corso di laurea dato che chiunque a qs punto è capace di dire,fare e preparare cose che nemmeno sa e conosce da vicino.Ma per favore,stiamo zitti se non si conosce la dinamica,e portiamo rispetto a chi veramente ci crede nel proprio lavoro e comabatte ogni giorno con questa lobby,che pensa solo al suo portafoglio e non alla Salute pubblica,dato che informo che il ruolo del farmacista è pure questo,oltre che preparatore di farmaci,e dispensatore di consigli.

  24. Francesco dice:

    Io non mi iscriverei mai a farmacia…
    sopratutto sapendo bene come vanno le cose in Italia, e sapendo che mai potrei puntare ad una crescita professionale “normale”

    Auguri…

  25. franco dice:

    Triste leggere i commenti di questo blog.
    In relatà il classico atteggiamento del demagogo che non perde occasione di illudere la gente di aver fatto chissà che ed in vece a preso in giro tutti ed in buona sostanza le cose sono peggio di prima.
    Perchè peggio di prima? perchè danno hanno fatto illudendo i poveri laureati in farmacia di poter entrare dalla finestra in un mondo dorato, ma rigorosamente blindato, prospettando a tanti giovani un attività che altro non è che una cattiva surroga di quella di una farmacia vera e propria, liberalizzando falsamente in parte il settore senza mettere in ballo qulla parte che effettivamente rende.
    Danno hanno fatto perchè a tanto clamore non è seguito nessun vantaggio per chi ha bisogno di farmaci.
    Hanno illuso tutti farmacisti apiranti della titolarietà di una farmacia e gente che pensava fosse una vera rivoluzione che potesse rompere un monopolio a beneficio dei consumatori.
    Senza trascurare il fatto che tanti giovani farmacisti dietro il miraggio di poter finalmente accedere ad una professione in modo imprenditoriale si sono caricati di debiti per aprire un attività monca di ciò che porta realmente reddito.
    Queste esperienze devono essere quelle che risvegliano la nostra capacità critica.

  26. mauro dice:

    A tutti i farmacisti non titolari: continuiamo a sostenere Bersani,perseveriamo nella speranza di poter vedere sempre puù farmaci
    negli scaffali delle parafarmacie,la
    fascia C potrà essere un traguardo concreto.

  27. Antonio dice:

    Intanto: Lottare, Lottare , Lottare per avere la possibilità di liberalizzare le farmacia.
    In molte farmacie chiedo medicinali omeopatici: mi fanno aspettare anche diversi giorni.
    Non preso in considerazione dopo ulteriore ritardo lamentanto questo ingiustificabile ritardo in modo sostenuto, il SIGNOR farmacista si è preso il lusso di dirmi: Se non le piace questa farmacia vada altrove. Dove, se Le Farmacie hanno l’esclusiva?
    Inoltre: perchè nelle farmacie c’è un solo laureato in farmacia e cinque dipendenti non farmacisti che espletano lo stesso il servizio di banco?
    Potrei (MA NON LO SONO AFFATTO e non sono un farmacista!) essere anche d’accordo a che non vengano aperte nuove farmacie a condizione che nelle farmacie ci siano tutti Laureati in farmacia, cassieri e personale di pulizia compresi.
    Un parallelismo: ci sono tanti diplomati nelle scuole albreghiere ma nei ristoranti e nei bar troviamo di tutto ma non diplomati.
    Perchè andare a scuola?
    Da persona che vuole che la Società vada avanti, consiglio comunque la scolarizzazione , ma la società…..

  28. ilaria dice:

    Allorquando la fascia C,sarà raggiunta,non ci sarà più bisogno della presenza delle Parafarmacie,perchè a quel punto di fatto,in automatico si avrà pure la presenza di farmaci con ricetta mutuabili…io mi chiedo,come mai,noi per attuare una cosa che da anni oramai è presente negli altri stati Membri,dobbiamo prima inventarci le parafarmacie,poi lottare per la fascia c…..insomma sarebbe stato più utile,meno costoso per le tasche dei cittadini e per le casse dello stato,ABOLIRE una volta per tutte la pianta Organica,e quindi abbassare i costi esorbitanti per aprire una farmacia,si sarebbe evitato di vendere farmaci da banco,nei supermarket,aumentando cosi da una parte il monopolio pure di altri colossi(ad esempio la coop fa pure i para – farmaci con il proprio marchio e li rivende guarda caso presso le sue parafarmacie…) e deprimendo la immagine dei dottori in farmacia dalla altra.Qua siamo sempre alle solite cose alla italiana:per adeguarsi agli altri Stati bisogna far passare anni,quando la semplice abolizione della Pianta organica,sarebbe stata la più semplice,veloce e ora come ora avremmo la vera liberalizzazione delle farmacie.

  29. ilaria dice:

    Antonio,la informo che per legge,le persone con il camice bianco e con il simbolo dell’ordine in farmacia sono tutti DOTTORI,il commesso che ha la gabbanella o verde o blu,non è laureato,(ed i tirocinanti,hanno il camice bianco,ma non la spilla dell’ordine e devono al banco assolutamente essere al fianco del dottore ,sennò non possono starci),ed il commesso solo in casi straordinari,può leggere la ricetta e dare il farmaco,ma alla cassa è il dottore che eroga lo scontrino.Cmq non sottovalumiamo mai l’immenso valore del lavoro dei commessi,dato che i carchi scarichi della merce per la maggior parte lo fanno loro,oltre che alle mansioni di pulizia della farmacia.E per Gli omeopatici,mi duole dirglielo,non è colpa nè del farmacista dipendente nè titolare,poichè essi non non tutte le farmacie sono tenute ad averli e spesso vanno ordinati ai vari corrieri,che non sempre li hanno.Ed come gli omeopatici,vale per i cosmetici,per gli integratori,dipende se la farmacia dove si rivolge ha richiesta si o no,per questo,non essendo farmaci indispensabili,non è detto che la farmacia ne sia sempre provvista.cmq precisiamo,non è che con la liberalizzazione avvenuta si potesse pensare che i farmaci sarebbero diminuiti di costo….perchè uno la libera concorrenza di fatto non è avvenuta essendo limitata ai farmaci da banco,e ricordo che si è vero che prima della liberalizzazione ci stava lo sconto fino al 20 percento,di poco attuato sempre per gli stessi,ma LO SCONTO è BENE METTERSI IN TESTA non è applicabile ai farmaci con ricetta obbligatoria nè prima nè dopo.(anche se molti ahimè pur di avere un cliente in più lo hanno da sempre applicato )oltre a vendere spesso e volentieri farmaci senza ricetta quando è indispensabile averla.E questa è concorrenza sleale,oltre a non rispettare il codice deontologico della professione:io francamente ,penso a chi ho davanti e mai venderei sia che la farmacia sia mia o di un altro e ci lavorassi come dipendente:farmaci obbligatori con ricetta senza,e per giuta applicarci anche lo sconto.Sono questi colleghi che ahimè fanno fassare male la categoria.

  30. roberto dice:

    credo che la mancata deregolamentazione( di questo si tratta )è una garanzia di sopravvivenza per farmacie e perafarmacie private .Sicuramente se fosse stata completata la liberalizzazzione del settore gia sarebbe tutto nelle mani di multinazionali e grande distribuzione con buona pace proprio dei farmacisti che continuano ad attaccarsi tra di loro e così danno spazio a coloro che hanno il vero potere economico non sono farmacisti e se ne fregano altamente della professionalità a vantaggio del fatturato. basti vedere le farmacie in inghilterra che sono tutte a libero servizio tranne il corner prescrizioni dove c’è uno pseudo farmacista quasi sempre indiano senza nessuna responsabilità. provare per credere

  31. maria dice:

    sono disgustata da quanto la verità sulle farmacie gestite dai titolari sia occultata,vorrei invitare tutti coloro che credono nelle competenze delle farmacie rispetto alle parafarmacie ad aprire gli occhi ,quando nei servizi giornalistici televisivi si vedono immagini di magazzineri messi dietro un banco che sono a dispensare farmaci di cui non hanno conoscenza e competenza,o di farmacisti dipendenti che costretti dai titolari sotto la minaccia del licenziamento ti vendono i farmaci in scadenza o ti convincono a comprare ciò che non ti serve, solo perchè il titolare ha riempito il magazzino , o di farmacisti dipendenti che ti vendono farmaci con obbligo di ricetta medica sia ripetibile che non, senza che ci sia volontà del medico ma solo sulla base della filosofia che “BISOGNA FAR CASSETTO”.Vorrei invitare tutti a riflettere su quanto sia poco tutelata la salute dei cittadini anche in farmacia.Vorrei sapere che differenza di competenze c’è tra un farmacista che lavora per arricchire un titolare, pena il licenziamento, e lo stesso che lavora in una propria attività: i consigli e le competenze non sarebbero gli stessi?Vorrei ricordare allo stato italiano e ai cittadini che i farmacisti quando si laureano sono tutti uguali e quindi a tutti bisognerebbe dare la possibilità di esercitare la libera professione,perchè sono le conoscenze ,la bravura individuale,le competenze a fare la differenza,non vedo perchè lo stato debba garantire ai farmacisti titolari un portafoglio di clienti grazie al quorum, garantendo così guadagni milionari,in altri paesi che reputiamo meno civili la liberalizzazione delle farmacie è già realtà,riflettiamoci tutti .

  32. giannizzero dice:

    Cara Ilaria, a parte che sono del settore molto più di lei, il mio post era ironico e stavo – e sto – dalla sua parte. La prossima volta che farò del sarcasmo , lo scrivero’ in corsivo, così se ne accorgerà anche lei.

  33. francesco farmacista dice:

    domanda: esistono pure in altri paesi europei le parafarmacie ?

  34. francesco farmacista dice:

    Nel campo sanitario esistono oltre ai medici anche i paramadici con titotoli di studio e professionali e quindi con mansioni diverse da quelle dei laurati in medicina .
    Non accade per i farmacisti delle farmacie e per quelli delle parafarmacie in quanto conseguono stessa laurea e esame di abilitazione .
    Varrebbe la pena credo interpellare in anche l’Ordine dei farmacisti ….e sentirne il parere.

    Salve Francesco .

  35. Grisilda dice:

    La mia esperienza in Parafarmacia è stata molto positiva.Il farmacista del mio paese non ha mai praticato sconti di nessun tipo,anzi ha sempre arrotondato gli importi a suo favore!!Poverino quel grande privilegiato!!In Parafarmacia invece ho trovato meno code e servizio ottimo.
    Ottengo sempre risposte chiare alle mie domande,consigli utili,gentilezza e professionalità.
    Congratulazioni ai giovani farmacisti per l’ottimo servizio reso nelle Parafarmacie!!!

  36. Giusi dice:

    La Normativa sulle liberalizzazioni ha causato il proliferare di improvvisati imprenditori e un falsato aumento dell’occupazione.Difatti si aprono negozi da parte di soggetti che non hanno adeguata preparazione e formazione professionale attraverso una distorta visione della semplificazione burocratica e con conseguente ignoranza delle di ricadute economiche attesa la mancata conoscenza dinamiche di mercato che porteranno alla chiusura degli stessi esercizi con il conseguente impoverimento debitorio degli improvvisati commercianti e il licenziamento degli ignari lavoratori assunti.Da qui si evince un inutile tentativo di creare un libero mercato nella erronea convinzione della visione della politica della liberalizzazione che,invece di essere valutata programmaticamente, é creata ad hoc a fini di consenso elettoralistico e sulla base della solita politica della sinistra tesa ad ottenere solo l’impoverimento tipico dei paesi comunisti.
    PS:Ai parafarmacisti chiedo:quando vi siete iscritti alla facoltà di farmacia sapevate quale sarebbe stata la ricaduta occupazionale!!come vi sentite adesso?? che avete perso il vs tempo? Chi è causa del suo male pianga se stesso e mi raccomando continuate a votare per la sinistra

  37. saverio dice:

    Egregi Signori tutti,io volevo dire solo una cosa:Bisogna cambiare le regole del gioco! Dopo anni di sacrifici vari sono riuscito ad acquistare una farmacia.La cifra che ho investito è notevole e la mia esposizione finanziaria è stata rischiosa.Io dico semplicemente:volete liberalizzare le farmacie?allora lo stato mi deve prima pagare la farmacia da me acquistata e poi puo’ fare quello che vuole.Mi è costata troppo,ho sudato sangue e proprio non è giusto..

  38. ciro dice:

    fa parte di un disegno di legge vendere gli otc anche in altri esercizi come per esempio le sanitarie

  39. ilaria dice:

    Al Sig.re Giannizzero:mi scuso se sono stata un pò focosa,ma da buona Toscana e soprattutto se toccata sul vivo,io rispondo per le rime,non sta a me giudicare,ma dato che stiamo parlando di un argomento non solo serio,e attuale per tutti,ma pure scandaloso per come è gestito dai Potenti del settore,io mi scusi,ma il sarcasmo proprio non lo vedo adatto,però ovviamente qs è una mia umile idea.Per quanto riguarda il commento del Sig.re Francesco,concordo pienamente con Lei,qua infatti tra già laureati e quasi, ci stiamo ponendo da numerosi anni,come mai non vi è un adeguamento del corso di laurea,che da 4 fu portato a 5 anni e poi da qs ne sono seguiti altri 3 di ordinamenti,dove cambiano ben poche cose,invece di adeguarlo una volta per tutte come per esempio a Medicina,dove vi è una netta distinzione tra professioni mediche e paramediche.Qua fino a quando non è stato introdotto il corso di informatore scientifico del farmaco(il famoso rappresentante),chi era laureato e, non volendo lavorare in farmacia,idem per chi laureato in CtF,svolgeva e svolge una professione dove sono necessari solo 3 anni di studio e non 5.E questo dimostra ancora una volta,di che tipo di lobby inattaccabile sia Questa Casta.Ed io ,Ahimè,ho deciso questa facoltà,perchè ci credo veramente nel lavoro di farmacista,ma non sono nè figlia,nè parente di farmacisti,ma riconosco che su questo settore c è molto da fare per essere una volta per tutte regolamentato.E se fosse regolamentato,state sicuri,la gente capirebbe la distinzione tra Parafarmacie e farmacie e cosa le une possono distribuire queste ultime e le altre invece no,(e idem vale per la famosa storia degli sconti sui farmaci,che molti ripeto credono sia possibile effettuare su farmaci con ricetta obbligatoria) e soprattutto si ridarebbe dignità alla professione:con netta distinzione tra figure di personale Laureato con 5 anni e quello con 3,e non ci sarebbero più,persone che nonostante una laurea di 5 anni siano per forza di cose costretti ad esercitare una professione a metà,senza alcuna soddisfazione professionale dopo anni e anni di sacrifici di studi.

  40. dino dice:

    Sono un ottico. Nel 1987 l’allora ministro della sanità, “l’onestissimo” De Lorenzo fece un decreto in accordo con le case farmaceutiche e con la lobby delle farmacie, con il quale ci defraudò di una fetta del nostro settore professionale ovvero gli occhiali per presbiti per poi passare anche alle lenti a contatto. Permettendo così di commercializzare e solo commercializzare dei prodotti ai quali è legato un atto professionale come la misurazione della vista per presbiti, a noi concessa per decreto regio fin dal 1928, e l’applicazione di lenti a contatto, argomenti questi di qui i farmacisti non ne sanno un emerito c…o. dovendoci poi noi, prendere le rogne di vendite in farmacia effettuate con incapacità e incompetenza. Ora questa situazione si ripete con le scarpe per ortopedia, con l’erboristeria, con giocattoli, e un’infinità di prodotti merceologici di cui il farmacista si arroga il diritto di competenza. Prima riflessione – Dove sta scritto che un farmacista perché detiene una laurea ha il sapere e il verbo della verità di tutto l’universo della salute. Seconda riflessione Perché un neolaureato in farmacologia non può aprire un’attività dove e come gli piace ma deve avere la concessione dalla nefanda associazione delle farmacie. Che caspita di liberalizzazione è questa?
    Terza riflessione – Vuoi vedere che la pseudo riforma di Bersani è il solito modo operandis alla De Lorenzo per spostare la vendita di un prodotto da una parte all’altra e in questo caso a favore delle COOP. Pertanto penso che sia giunto il momento di non prenderci più in giro, le farmacie dopo anni di appropriazioni indebite, coprendosi dietro la falsa conoscenza del prodotto, devono tornare a vendere solo farmaci mutuabili, tutto il resto deve tornare al legittimo proprietario farmaci da banco compresi, inoltre chi si laurea in farmacologia deve avere il diritto di aprire una farmacia dove e come vuole, come del resto succede in tutto il mondo.

  41. ilaria dice:

    cara Giusy,il mercato è fiorente,stia sicura qua noi farmacisti,non è che ci lamentiamo perchè siamo disoccupati,anzi ,il lavoro ce ne è:ma il distinguo sta nel fatto che anche chi non è figlio di farmacisti o miliardario o semplicemente non ha buone coperture economiche è giusto se vuole mettersi in gioco,poter aprire una propria attività sia farmacia che parafarmacia:e la informo,se lei non lo sa che un titolare di farmacia privata e parafarmacia può solo esserlo solo uno che ha la laurea in Farmacia,quindi non uno sprovveduto o similare,oltre le faccio presente che per legge le attività cointestatarie tra un medico e farmacista sono penalmente perseguibili,poichè :Uno ha facoltà di prescrivere,l’altro l’abilità di preparare.E tutto questo putiferio,non sarebbe mai sorto,se Già quando tanti anni fa ci sanzionarono,poichè non a norma come Gli altri stati Menbri,si fosse provveduto alla completa liberalizzazione ossia l’abolizione completa della pianta Organica,invece di mettere su questa Buffonata,passatemi il termine,della istituzione delle parafarmacie,quindi chiunque avesse voluto con la laurea in farmacia,invece che di investire in un immobile abitativo,avrebbe potuto,investire per pari cifra in un immobile per farci una attività;, perchè allorquando avverrà il giorno x forza di cose della completa liberalizzazione,che fine faranno le Parafarmacie?????A nessuno Viene in mente che fine faranno ,i nostri colleghi che pur di avere una posizione decorosa hanno investito per comprarsene una?Ai posteri l’ardua sentenza.

  42. antonio dice:

    Io non sono un farmacista e non lo farei mai, ma posso solo dire riguardo alle parafarmacie che sono solo inutili , poi ai farmacisti se avete preso una laurea in farmacia fate i farmacisti nelle farmacie cosi sarete trattati da farmacisti , se in seguito uscira una legge universitaria di iscrizione a parafarmacia aprirete la parafarmacia.io sono del parere che i farmaci si devono prendere nelle farmacie e non nelle para, io personalmente non comprerei mai nelle parafarmacie.i farmacisti devono fare ifarmacisti nelle farmacie, in quel momento bersani non aveva altro da fare.i lavori ci sono nelle farmacie quindi lavorate.

  43. Giuseppe dice:

    Vorrei sapere perchè io che mi sto laureando in farmacia e non sono ricco e mai lo sarò, non potrò avere mai una Mercedes classe clk come il mio nuovo amico ventunenne che viene in facoltà con tale macchina solo perchè ha il papà che ha la farmacia. LADRI! POLITICI NON VOLETE GUARDARE IN FACCIA LA REALTA? DIMETTETEVI. La liberalizzazione Bersani è stata l’ennesima presa in giro!!!!!
    Se neanche Berlusconi farà nulla allora non andrò mai piu a votare. mai piu. GIURO

  44. ilaria dice:

    E magari fosse così,facile come viene descritto,mi limiterò a esprimere la mia idea,sennò poi risulto troppo polemica….Prima di tutto,i farmacisti lavorano e non sono tutti dei magna quattrini ,secondo da anni si protesta su questo continuo cambiamento degli ordinamenti Accademici,ma a nessuno fa comodo cambiarli per ovvi motivi che non dipendono certo,nè dagli studenti,nè da chi è già laureato e sia titolare e non, di una farmacia,che dimenticavo,di certo per chi non lo sapesse pure se la eredita non può esercitare per diversi anni la funzione di titolare.E se si facesse un bel sondaggio tra i miei colleghi,molti direbbero le mie stesse cose:La farmacia è diventata un bazar,dove si trova di tutto e non va bene,perchè cosi ha messo in secondo piano la sua funzione primaria e il suo ruolo che aveva nel passato,si dovrebbe riincominciare a ripreparae galenici come una volta,valorizzare cosi la professione non mancando di andare al passo con i tempi.Però non va bene,anche se lo capisco,da un punto di vista del cliente,fare tutta l’erba un fascio:i farmacisti lavorano,sia titolari e non,e hanno dietro a quello che può parere ai tempi di oggi solo un lavoro di passatori di farmaci ,una immensa responsabilità.E magari inventassero il corso di parafarmacia,cosi,tantissimi miei colleghi laureati con la laurea di 5 anni e il successivo esame di stato eviterebbero di fare un lavoro,come lo definisco io a metà,perchè le loro competenze sono di gran lunga maggiori rispetto a cosa poi si trovano a dispensare.

  45. Annalisa dice:

    Le parafarmacie di cui ho avuto esperienza sono state più care delle normali farmacie. Mi servo abitualmente da una farmacia proprietà degli Spedali civili a Brescia e mi trovo molto bene. Prezzi bassi dei farmaci da banco si possono trovare nei supermercati (es: Auchan..)

  46. Sandro dice:

    Gentile Dott. Lubrano, voglio abusare della Sua pazienza, postandole copia di alcuni miei messaggi inseriti nel sito http://www.farmacialibera.it., in quanto ho piacere di dire la mia su un tema da molti sottovalutato ma che, in realtà, è uno dei tipici casi in cui gli interessi del cittadino utente vengono messi sotto i piedi da parte dei potentati economici, sotto la tutela dello Stato e, si badi bene, indifferentemente dal colore delle coalizioni governative.

    Complimenti a Lei, Dott. Lubrano, per aver affrontato uno dei problemi ad oggi sottaciuti che, unitamente a tante altre incongruenze del nostro sistema Italia,contribuisce al malessere ed alle difficoltà di “sopravvivenza” in cui quotidianamente ci imbattiamo.

    - TESTI GIA’ POSTATI -

    PREMETTO:
    1) non sono farmacista ma architetto;
    2) sono un libero professionista ed ho 46 anni;
    3) mi occupo soprattutto di pianificazione territoriale (per cui devo occuparmi di problematiche di carattere non solo edilizio ma anche, e soprattutto, di dinamiche economiche e produttive, ambientali, paesaggistiche, culturali e sociali);

    La premessa, visti i toni provocatori ed irriguardosi di alcuni interventi letti nel forum (farmacialibera.it), mi sembra doverosa per evitare che le mie considerazioni vengano strumentalizzate o, volutamente interpretate malevolmente.

    Sono un fermo sostenitore della liberalizzazione della vendita di tutti i farmaci in esercizi all’uopo deputati: che possano chiamarsi Farmacie, Parafarmacie o Esercizi farmaceutici, per me cittadino utente non fa alcuna differenza. L’essenziale è che venga seguito ed assistito da un professionista capace, cosciente e competente: il Farmacista, appunto.

    Nel ventunesimo secolo, mi sembra inconcepibile che un professionista, dopo un regolare corso universitario, dopo aver superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione, dopo un periodo di pratica presso altre farmacie, dopo essere stato assoggettato all’obbligo dell’iscrizione ad un Ordine Professionale, dopo essere stato obbligato a seguire corsi di aggiornamento (finalmente, meno male…!!!), non possa esercitare in proprio, confrontandosi con il mercato a suon di servizi e prezzi concorrenziali.

    Non riesco proprio a comprendere, su quale presupposto attuale e razionale si basi la limitazione all’accesso a tale professione che, lasciatemelo dire e senza che io voglia offendere chicchessia, ad oggi, è essenzialmente rivolta ad una pratica fortemente commerciale! D’altronde, le prescrizioni dei farmaci più importanti transitano attraverso la ricetta medica che il farmacista, ordinariamente, provvede a soddisfare con prassi commerciale, esimendosi il più delle volte da qualsiasi valutazione critica o di merito e sollevandosi, grazie allo scritto di altro professionista, da qualsiasi responsabilità reale in caso di problemi o inconvenienti.

    Circa la millantata professionalità da parte dei titolari, che ritengono di poter godere di tale prerogativa in virtù del possesso delle “mura dell’esercizio”, ho piacere di raccontarvi ciò che mi è accaduto tempo addietro.

    In preda ad un forte mal di testa, sono entrato in una farmacia per chiedere un analgesico: dico :- ho mal di testa, vorrei….- ma mi dice subito l’anziano titolare: – dieci gocce di novalgina e passa subito!- La ringrazio, aggiungo, ma sono allergico al farmaco (lo tengo scritto anche in un foglietto all’interno della mia patente, per sicurezza!). Il vecchio “Paperone”, accortosi dell’uscita improvvida (avrebbe potuto almeno chiedermi se avessi qualche allergia o intolleranza), ha farfugliato qualcosa e si è mostrato, anzi, quasi seccato della mia risposta. Alla fine, sono uscito con una scatola di Nimesulide (che all’evenienza mi risolve il problema), rigorosamente generico (2,62 euro) ed al sapore di arancia.

    Certo, non è possibile fare di tutte le erbe un fascio ma, il fatto di vedere in farmacia cestoni di prodotti da banco (caramelle iodosan, zigulì ed ammennicoli vari), proposti a prezzi da saldo solo perché prossimi alla scadenza, mi da tanto l’idea della “correntezza” commerciale in luogo della forse più dovuta “correttezza”. Nei discount, vedo cose analoghe con biscotti, tortellini e latte….

    Ritornando alla levata di scudi contro Bersani ed alle legittime richieste di decine di migliaia di professionisti che chiedono di poter esercitare il proprio diritto al lavoro, vivacemente e pervicacemente ostacolate da Federfarma, ritengo che questo sia il comportamento di chi, incapace di sostenere un confronto con il mercato, si arrocchi dietro posizioni ed affermazioni dogmatiche, palesemente illogiche ed offensive non solo della dignità professionale (credo che anche nei vostri statuti esista il principio della colleganza) di tanti colleghi ma, soprattutto offensiva del buon senso e del bene dell’intelletto che noi cittadini-utenti abbiamo.

    Nel mio lavoro, pur svolgendo una prestazione di carattere eminentemente intellettuale (la mia professione è così definita a livello normativo e fiscale), vengo dallo Stato considerato come un’impresa: non abbiamo più infatti i minimi tariffari professionali da poter applicare e, ad esempio, per poterci aggiudicare un incarico da una committenza pubblica, dobbiamo partecipare a gare di appalto con offerte al massimo ribasso.

    Tale prassi, sebbene non appieno condivisibile, comunque ha prodotto una riduzione dei compensi ottenibili ma non è cosa questa di cui spaventarsi: non riduciamo il livello della prestazione a causa del minor guadagno, anzi lo eleviamo cercando, nel nostro caso, di migliorare l’offerta con competenze sempre più qualificate ed aggiornate, in modo da poter erogare servizi di qualità ad un’utenza più sensibile ed esigente, al momento non raggiungibile da altri.

    D’altronde, ognuno per il proprio campo, noi professionisti, architetti, farmacisti, ingegneri, avvocati e via dicendo, siamo tutti fornitori di servizi…
    Il professionista, è per sua natura, in grado di adeguarsi alle esigenze del mercato ed è nell’obbligo di confrontarsi con lo stesso, mettendo a disposizione le proprie competenze. Se non è in grado di fare questo, non è un professionista!

    Anch’io ho avuto la fortuna di “ereditare” un’attività professionale: mio padre era ingegnere. La cosa, nei primi sei mesi di lavoro, mi è effettivamente stata utile. Dopo, però, mi sono dovuto guadagnare e conservare la clientela, devo quotidianamente cercare di ampliarla, soddisfacendone le aspettative, con la concorrenza di tanti altri professionisti che svolgono un lavoro simile al mio. Vi assicuro che sarebbe divertente se potessi dire: siccome mio padre, 50 anni fa era l’unico ingegnere nel raggio tanti chilometri, in quest’ambito, per il principio di ereditarietà dello studio, (come accade ai farmacisti tutelati da una pianta organica in base al numero di abitanti), tutta la clientela è mia e nessun altro può aprire uno studio come il mio per farmi concorrenza!

    I farmacisti titolari ragionano così: nel mio territorio nessuno altro e, quindi, faccio il comodo mio (la logica del monopolista…). Credo che anche i tabaccai godano di analogo privilegio….

    Trovo umiliante ed offensivo vedere farmacisti dipendenti, redarguiti e rimproverati da altri colleghi, figli di farmacisti titolari che come unico impegno hanno l’uscita in barca, l’acquisto della Porsche o la vacanza a St. Moritz, solo perché, magari, non hanno proposto il farmaco da banco o il cosmetico più costoso ed in virtù del fatto di essere figli di…

    Credo sia ora di finirla: non è giusto che un farmacista titolare guadagni centinaia e centinaia di migliaia di euro all’anno mentre, altri colleghi, magari più preparati e volenterosi (e, soprattutto più educati), sono fisicamente estromessi dall’ingresso nel mondo del lavoro.

    —-Attenzione, dicendo questo non voglio dire che il mio lavoro sia più complesso, difficile o faticoso rispetto al vostro: sono perfettamente cosciente che anche il lavoro del Farmacista (con la F maiuscola che non ha nulla da spartire con quanto fanno tanti bottegai titolari) è altrettanto duro!—-

    Non mi sta nemmeno bene che si dica che ci sono altri sbocchi professionali: se la mia formazione universitaria mi consente una molteplicità di sbocchi, a mio rischio e pericolo, voglio essere io a decidere quale intraprendere. Da architetto, personalmente, potrei fare tantissime cose ma, ho potuto scegliere io secondo i miei intendimenti e le mie suscettività e, forse, ho colto qualche buon risultato. Perché ad un laureato in farmacia, ciò è impedito?

    Questa mia, essenzialmente, vuole esprimere la solidarietà civile, umana e professionale a tanti altri professionisti che, un po’ come tutti, non sanno come sbarcare il lunario e vengono quotidianamente offesi e vilipesi da un sistema normativo arcaico.

    AGGIUNGO DA UN SUCCESSIVO POST:
    La storia della tutela degli interessi del paziente, che sarebbe garantita dalla professionalità del farmacista titolare che esercita all’interno delle proprie mura ed in regime di convenzione con il S.S.N., mi pare ormai abusata e soprattutto non supportata dalla realtà dei fatti ovunque rilevabile.

    L’attività del farmacista è, a tutti gli effetti, un’attività commerciale.
    La componente “professionalità”, rappresenta un aspetto assolutamente marginale rispetto al “fattore di posizione” circa il luogo ove essa viene svolta.

    La componente “vendita” rappresenta la mansione principale dell’attività lavorativa, essendo essa subordinata all’esibizione di ricette mediche sottoscritte da altri professionisti.
    Il controllo su terminale circa la disponibilità di eventuale altro prodotto sostitutivo, non mi sembra sufficiente per catalogare tale tipo di prestazione come soggetta ad un livello di professionalità estrema, acclarato che a parità di principio attivo, i farmaci generici o sostitutivi risultano catalogati in un “data base” di facile accesso ed uso.

    Mi si obbietterà che però, la competenza scende in campo quando si tratta di farmaci generici ed il consiglio è prezioso: verissimo! Vorrei solo capire, però, perché Federfarma ha messo in campo, con la ministra Turco, la ventilata possibilità di far vendere i farmaci da banco anche in assenza del farmacista.

    Non mi sembra che i prodotti da banco, per quanto leggeri, possano essere assunti con superficialità: non sono a conoscenza di casi di gente diventata cieca per abuso di Collirio Alfa ma, immagino i problemi di chi, senza il consiglio del farmacista, ha preso dieci confetti Falqui in una volta sola, scambiandoli per Zigulì alla prugna…..

    Allora, a me cittadino utente, di questa sorta di apertura liberale che eliminerebbe la presenza dei farmacisti per la vendita dei farmaci generici, verrebbe da pensare che si tratti di una mossa per diminuire il potere contrattuale delle Parafarmacie, per togliere potenziali concorrenti professionisti dal mercato (tanto non servono più nella GDO e l’aspirina la comprano dal tabaccaio – come è accaduto a me all’estero- ergo “parafarmacie kaputt”) per concentrare ulteriormente nelle mani delle Farmacie convenzionate il potere economico e questo, in nome della tanto conclamata tutela della salute del cittadino…..

    Che la farmacia convenzionata sia un’attività a carattere eminentemente commerciale, d’altronde, lo si riscontra inconfutabilmente dal fatto che:
    1. i contratti per i professionisti farmacisti dipendenti, fanno capo al C.C.N.L. del settore commercio;
    2. una farmacia è un’attività vendibile, per la quale si paga un avviamento legato al bacino d’utenza e non in relazione al know how aziendale.
    3. il prodotto dell’attività non rappresenta contenuti esclusivi e non ripetibili identicamente bensì appartiene a categorie merceologiche standardizzate: in buona sostanza un Augmentin è sempre un Augmentin, sia a Torino, sia ad Agrigento, come un Buondì Motta è sempre lo stesso sia al nord sia al sud

    La componente “capacità di gestione ed organizzativa”, in tale professione, non è esportabile dappertutto.

    In buona sostanza, ad esempio, se io architetto (ma potrei aggiungere ingegnere, avvocato o commercialista) dovessi decidere di trasferire il mio studio dal centro cittadino sin sulla cima di una montagna, non perderei nulla o quasi in quanto, il frutto del mio lavoro –intellettuale e professionale- sarebbe perfettamente identico ovunque lo vada a svolgere. Tant’è che, se volessi vendere il mio studio, sul mercato esso avrebbe valore pari a zero (fatte salve le attrezzature ed i mobili) in quanto, come attività legata al professionista, cesserebbe di produrre i propri benefici in mancanza del titolare e perchè io, come già detto, potrei comunque utilizzare le mie risorse cognitive altrove mettendomi nuovamente in concorrenza con il “pollastro” che avesse deciso di riacquistare mura, mobilio ed attrezzature e recuperando, in men che non si dica, il mio portafoglio clienti.

    Ancor meno, sarebbe immaginabile “conservare il nome dell’attività” in assenza del titolare: i risultati prodotti sarebbero certamente diversi ed accompagnati, ovviamente, da una firma diversa.

    Nel caso delle farmacie tutto ciò non accade: conta la posizione ove l’esercizio è collocato e non il professionista che vi esercita. Tant’è che capita spesso di leggere sulle insegne –Farmacia Dr. Tizio, già Dr. Caio fu Sempronio-. Se il titolare di una farmacia cittadina dovesse decidere di trasferirsi insieme a me sul cocuzzolo di una montagna, credo che avrebbe grosse difficoltà per estrinsecare la propria professionalità, quantunque e certamente qualificata.

    Con questo non voglio dire che i farmacisti non siano dotati di professionalità, tutt’altro. Voglio solo ribadire però che, per me cittadino utente, non ha senso pensare che fino a quando il Dr. YY, dipendente del magnate Dr. XX, mi ha dispensato farmaci da dipendente lo abbia fatto con competenza e professionalità (forse perché sotto l’occhio vigile del Dr. XX nel frattempo in crociera o settimana bianca?) e poi, d’improvviso sia diventato un asino emerito, pericoloso per la salute altrui, se solo ha avuto l’ardire di osare nel mettersi in proprio, per onorare quel titolo di studio tanto sudato e magari utilizzato da altri per quattro soldi e per lungo tempo.

    Presuntuosamente, voglio dire che la stragrande maggioranza dei potenti farmacisti titolari (ci tengo comunque a sottolineare che ne conosco tanti che sono comunque dei galantuomini), è rappresentata da soggetti molto più attaccati al denaro che alla “missione sanitaria di cui pontificano”, incapaci di confrontarsi con un sistema-mercato ed incapaci di sopravvivere professionalmente ed economicamente al difuori del regime di tutela e di monopolio di cui godono.

    Circa poi “il presidio territoriale” a tutela della salute che taluni dichiarano venga svolto dalle farmacie – c’è chi dice che è lo Stato a decidere dove debbano essere aperte e lascia intendere che spesso tale condizione rappresenti una limitazione fortissima all’esercizio ed ai guadagni aziendali posso assicurarvi (con cognizione di causa) che in molti aspirerebbero a trasferirsi all’interno di centri commerciali, pur conoscendo le difficoltà burocratiche “comunque risolvibili”….

    Dovrei scandalizzarmi? No, assolutamente. E’ la normale operazione di un imprenditore commerciale che cerca, legittimamente, di valorizzare i propri interessi.

    Solo, mi chiedo, perché a lui deve essere concesso l’esercizio di un’opportunità che ad altri è negata? O, in altre parole, perché a lui deve essere data la possibilità di guadagnare due milioni di euro all’anno e ad un altro bravo professionista nemmeno 10000 euro? Perché si continua a celare la componente commerciale dietro quell’alea fumosa (quasi da santità) dell’interesse e del rispetto per la tutela della salute dei cittadini?

    Finiamola con i falsi moralismi: nessuno di noi è “missionario comboniano…”, altrimenti faremmo qualcos’altro di diverso.

    E se qualche titolare si dovesse ostinare a negarlo, lo sfido a chiudere la sua attività e a venire a riaprirla affianco a me ….. sul cocuzzolo di una montagna! Avrei più opportunità di guadagno io rispetto a lui, non perché io possa essere più bravo ma semplicemente perché quanti esercitano professioni intellettuali possono risiedere bene o male dappertutto mentre i commercianti ove ci si reca per necessità (non si comprano medicine per puro godimento!) hanno bisogno del bacino di utenza intorno al negozio.

    Non ce l’ho con i farmacisti ma, il principio della perequazione all’interno delle categorie, nel rispetto e con la debita tutela delle effettive singole capacità professionali che emergono dal confronto e dal rapporto con il mercato (esistono dappertutto farmacisti bravi e farmacisti imbecilli!), mi scorre nel sangue e non posso fare a meno di esternarlo.

    Tantomeno mi auguro che qualcuno voglia interpretare queste mie considerazioni come denigratorie di una categoria professionale che annovera al proprio interno tante, tante, ma tante persone perbene (sebbene spesso disoccupate o sottoccupate) e qualificate.

    NELL’ALTRO SITO, UN FARMACISTA TITOLARE, RISENTITO PER LE MIE CONSIDERZIONI, MI HA DETTO CHE DOVREI VERGOGNARMI PER AVER DEFINITO COMMERCIALE LA PROFESSIONE DEL FARMACISTA.

    Ho risposto:

    Sarò ben lieto di conversare con Lei, in modo che mi possa far capire in basa quali presupposti la professione del farmacista non abbia il carattere che io ho definito eminentemente – ma non esclusivamente- commerciale.
    Le ribadisco, a tal proposito, che non c’è nulla di immorale o di illecito nel fatto che tale professione abbia una fortissima caratterizzazione commerciale! E’ per me immorale, semplicemente, il fatto che, pur a parità di titolo di studi (sebbene non di censo), taluni possano esercitarla e talaltri no!
    Non credo che un professionista del XXI° secolo debba aver paura di confrontarsi con altri omologhi. Perché i farmacisti temono ciò?
    Farà cosa utile e gradita a me e a tanti altri se mi aiuterà a capire.

    AD OGGI (6 aprile) NON HO ANCORA RICEVUTO RISPOSTA!!!!

    Grazie dell’ospitalità Dott. Lubrano
    Cordialmente.
    Sandro

    P.S.. Cari (para)FARMACISTI, in bocca al lupo e non mollate, nell’interesse vostro ……… e di noi consumatori!!!

  47. manuela dice:

    Siamo 2 farmaciste di 45 anni e, dopo 20 anni di lavoro come dipendenti in farmacie private, abbiamo aperto un negozio di vicinato, con immenso sforzo economico, impegnandoci anche le case in cui viviamo con le nostre famiglie.
    Abbiamo avuto una risposta molto calorosa dal pubblico che in noi ha trovato la professionalità, espressa attraverso consigli e servizi offerti gratuitamente (ad es la misurazione della pressione e la consegna domiciliare dei prodotti), che nelle Farmacie non trovano più, perchè la logica commerciale dei titolari di tali negozi sta prevalendo su quella che è la professionalità del farmacista.
    E’ per noi imperativo trovare il tempo per spiegare ad un cliente come si usa un farmaco, il dosaggio adeguato alla patologia, i rischi di uso e abuso, ma è importante anche avere tempo per ascoltare uno sfogo, calmare l’ansia di una neomamma, consigliare un regime dietetico equilibrato a chi soffre di sovrappeso, ecc.
    Riceviamo quotidianamente consensi e gratitudine per il nostro comportamento professionale e per la nostra gentilezza, riavvicinando il pubblico a quella che è stata, ed è per noi, la funzione del farmacista, dispensatore di farmaci ma anche di consigli, di servizi e di aiuto pratico alle persone ammalate e bisognose di aiuto che al farmacista si rivolgono.
    Tanto più quindi ci dispiace essere considerate come professioniste di classe B dalla politica e dalle potenti associazioni dei titolari di farmacia che riescono a bloccare ogni tentativo di aprire il mercato del farmaco.
    La liberalizzazione di Bersani, se non supportata da ulteriori passi, sarà un fallimento.
    Ciò che vorremmo è far sentire la nostra voce non solo sui blog, ma anche ai TG e a trasmissioni di rilevanza nazionale, essere chiamati ai tavoli in cui si decidono le sorti e le riforme del sistema di vendita dei farmaci, essere coinvolti non solo per la farmacovigilanza, ma anche per la raccolta per beneficenza dei farmaci o altre nobili iniziative da cui invece siamo sdegnosamente esclusi.
    Ringrazio Lubrano perchè ci dà una vera possibilità di far sentire anche la nostra versione dei fatti.

    Manuela e Rita

  48. Marino dice:

    Sono un farmacista di 59 anni. Dal 1 febbraio 1975 ho lavorato nelle farmacie comunali della mia città. Per 12 anni sono stato direttore di una delle 6 farmacie, allo stesso livello (stipendio) dei collaboratori. Da notare che questo trattamento economico dei direttori veniva applicato solo in qualche cittadina dell’Emilia Romagna, mentre in tutti gli altri comuni d’Italia il direttore di farmacia comunale percepiva lo stipendio da dirigente. Questo, nel 1995, mi ha indotto a lasciare la direzione della farmacia ad un collega più giovane, che generosamente ha accettato lo scambio ed ho continuato la professione nelle stesse farmacie, come collaboratore, mantenendo lo stesso trattamento economico. Da ottobre 2006 sono felicemente in pensione.
    Ora mi piacerebbe sapere se si è mai chiesto perchè in una decina d’anni quasi tutti i comuni d’Italia si sono disfatti delle loro farmacie, cedendole alle multinazionali; non erano certo in rimessa e davano il lavoro a tanti laureati che non potevano permettersi di comprare una farmacia. Nella mia città, le 6 farmacie comunali, che chiudevano ogni anno con un notevole margine, e davano lavoro ad una ventina di persone, sono state cedute tutte: 2 a privati, le restanti 4 ad una multinazionale, per un incasso pari a circa 10.000.000 (dieci milioni)di euro.
    P.S. La prima farmacia comunale è stata aperta a Reggio Emilia nel 1910, successivamente, con gli anni, tutte le altre, con il preciso scopo di controllare il mercato del farmaco. Il cittadino poteva fare il confronto tra la farmacia comunale e le farmacie private della sua città. Ora temo sia peggio.
    A proposito di Parafarmacie, se Le capita di entrare in una di esse, chieda uno sciroppo per la tosse o un Voltaren emulgel o qualche altro farmaco vedrà i risultati.
    Distinti Saluti.

  49. Karli dice:

    Sebbene mi stia laureando in Farmacia lavoro nel campo dell’ informatica da molti anni.
    Ultimamente per motivi professionali faccio spola tra l’Italia e gli Stati Uniti.
    Una differenza sostanziale che ho notato con il nostro Paese e’ che qui in USA le regole sono molto ben definite e non presentano ambiguita’. Inoltre lo sviluppo di una nuova idea, una volta appurato che non sia nociva, viene incentivato.
    In Italia invece se hai una nuova idea per prima cosa devi pensare a chi pesti i piedi, dopodiche’ devi prevedere quando colui a chi pesti i piedi ti concedera’ di realizzarla.

    Consiglio ai laureati in farmacia di informarsi tramite internet (es. yahoo): la laurea italiana in farmacia all’ estero e’ ben valutata, ed inoltre la buona volonta’ e l’onesta’ qui vengono sempre premiate.

    Una volta laureato credo mi trasferiro’ definitivamente… la gente qui ha piu’ voglia di scherzare e di riflesso vive molto piu’ rilassata, anche in questo periodo che non e’ dei migliori.

    E poi lo si e’ sempre saputo che, tranne rarissime e lodevoli eccezioni, per arricchirsi in Italia nel business farmaceutico o si e’ figli di papa’ o lo si e’ gia’. Idem per i notai.
    I ricercatori migliori ovviamente emigrano tutti quanti.

  50. elio romano dice:

    Il problema più grande che incontro nella mia Parafarmacia è il disservizio che dò ai pazienti che entrano con la ricetta medica ed ai quali non posso dispensare il farmaco cercando di scusarmi per la confusione creatagli, non dimentichiamo che i pazienti mica sanno quali sono i farmaci da banco e quali no. Inoltre segnalo che tutte le farmacie della mia zona e credo la maggior parte nel resto d’Italia non fanno certo attenzione se si ha o meno la ricetta medica e ciò è confermato dallo stupore della gente quando scopre che per il Gentalyn Beta ci vuole la ricetta medica. Infine sempre dalle mie parti, ma si sà questo è il Sud, il Titolare è spesso in viaggio o fuori per lavoro e ci sono delle carine signorine compiacenti in farmacia che ti danno tutti i farmaci che vuoi basta chiedere. E’ proprio il paese di Pulcinella ma questo si sà.

  51. arcangela80 dice:

    ciao a tutti io sono arcangela una collega parafarmacista…penso che le difficoltà in parafarmacia sono per tutti le stesse…io ho aperto da circa un anno e faccio i salti mortali ogni mese per poter coprire le scadenze…che ansia…
    cmq amolto vergognoso è quello che mi accde ogni martedì…affianco alla parafarmacia il martedì c’è un medico di base che fa studio… tutti gli assistiti che escono dallo studio nn si fermano nemmeno a chiedere se per caso ho quel tipo di medicinale che il medico ha prescritto…. lo sapete perchè?
    appena ho aperto l’attività le personwe incuriosite chiedevano al medico cosa vendessi e lui ha risposto: vende cose a base di erbe…escono dallo studio e filano direttamente in farmacia…

  52. arcangela80 dice:

    ho ricevuto questa e-mail stamattina

    VIA E-MAIL

    Ai Presidenti degli Ordini Provinciali

    Ai Componenti il Comitato Centrale

    Oggetto: Il Presidente Formigoni interviene ad una manifestazione organizzata presso l’Ordine di Milano

    Per opportuna conoscenza, si informa che, nell’ambito dei contatti intrapresi con le forze politiche in vista delle elezioni del 13 e 14 aprile p.v., a margine di una serata organizzata lo scorso venerdì 4 aprile dall’Ordine dei Farmacisti di Milano e Lodi, una delegazione del Comitato Centrale della Federazione ha incontrato il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e la coordinatrice di Forza Italia per la Lombardia, On. Mariastella Gelmini. Sono intervenuti all’evento anche gli Onorevoli Maurizio Bernardo, Mario Valducci e Laura Ravetto.

    Nel corso dell’incontro, i suddetti esponenti del Popolo della libertà hanno manifestato la volontà politica di riprendere il dialogo costruttivo con la nostra professione, al fine di risolvere le problematiche emerse negli ultimi anni e di potenziare il ruolo professionale e sociale del farmacista e della farmacia.

    Cordiali saluti.

    Roma, 7 aprile 2008

  53. marica dice:

    A QUESTI BEI SIGNORI LIBERALI-LIBERISTI DICIAMOLO CHIARO, DEVONO FARE I CONTI CON NOI, DOPO LE VOTAZIONI, E’ ORA DI FINIRLA O MI FANNO FARE LA FARMACISTA O M’INCATENO COM’E’ INCATENATA LA MIA PROFESSIONE MI LASCIO MORIRE COM’E’ MORTA LA PROFESSIONE.O MI DANNO LA LIBERTA’ O MI RIDANNO INDIETRO I SOLDI RUBATI

  54. MATTEO dice:

    GESTO ESTREMO MA COMPRENSIBILISSIMO…ORMAI SIAMO ARRIVATI AL PUNTO DI ROTTURA…PER TROPPO TEMPO SI E’ TACIUTA UNA SITUAZIONE INSOSTENIBILE…ORMAI O SI CAMBIA O SI MUORE!!!NON SONO PAROLE AL VENTO SONO LA LUCIDA FOTOGRAFIA DI UNA PROFESSIONE PER ANNI INCATENATA ED ORA AD UNA SVOLTA DECISIVA!!!IL NUOVO GOVERNO DOVRA’ RISPONDERE DI QUESTO E SUBITO…ABBIAMO ASPETTATO TROPPO TEMPO PER PAZIENTARE ANCORA!!!

  55. enrico dice:

    RISPONDO AD ANTONIO che scrive: “le parafarmacie sono solo inutili…. farmacisti se avete preso una laurea in farmacia fate i farmacisti nelle farmacie cosi sarete trattati da farmacisti…. io personalmente non comprerei mai nelle parafarmacie.i farmacisti devono fare ifarmacisti nelle farmacie, in quel momento bersani non aveva altro da fare.i lavori ci sono nelle farmacie quindi lavorate.”

    Scusa caro Antonio ma tu forse ignori TUTTO del settore. Ti spiego: fare i farmacisti in farmacia significa essere professionisti laureati iscritti ad un albo professionale e NON POTER FARE CARRIERA, NON POTER METTERSI IN PROPRIO E NON ESSERE TRATTATI DA FARMACISTI MA DA COMMESSI. Il lavoro in farmacia c’è, è vero, ma noi dipendenti di farmacia non abbiamo un vero sindacato e la forza contrattuale è pari a zero, impossibile cecare di essere trattati economicamente in modo adeguato perchè i titolari miliardari pensano solo a sfruttarci e qualcuno disposto a lavorare per 1100 euro lo trovano sempre. La Costituzione sancisce il diritto d’impresa che in tutta Europa è garantito per i farmacisti, tranne che in Italia. Noi oggi stiamo finalmente cercando di porre fine al potere di una lobby con il nostro impego e i nostri capitali. UN FARMACISTA E’ UN FARMACISTA indipendentemente da dove voglia esercitare la professione.

    Tu dici: “fate i farmacisti in farmacia!” scusa ma come ti permetti di trattare dei professionisti in questo modo? Dovresti chiedere scusa per la tua arroganza, ma forse per ignoranza sei in parte giustificato.

  56. marica dice:

    AAA forse il sig. antonio crede che aprire una parafarmacia e’ un NON LAVORARE A HO CAPITO, QUANTO E’ LIMITATO SIN ANTONIO

  57. marica dice:

    o forse il sig antonio e’ un titolare che sta piangendo perche’ non ha piu’ tanti schiavetti da scegliere che lavorano per lui.Non si preoccupi chi meno fortunato ce l’avra’ sempre, cosi’ potra’ mantenersi i suoi hobby, ed e’ giusto, l’importante e’ pagare la gente che lavora, e non chiedere di non far figli come e’ stato chiesto a me

  58. simone dice:

    LE FARMACIE NON SERVONO. Questa è la verità. I farmaci mutuabili li devono fornire i medici di base, seconde le reali esigenze senza sprechi di dosaggio. Tutto il resto si restituisce ai legittimi proprietari merceologici. L’erboristeria all’erborista, l’omeopatia all’omeopata, l’ottica all’ottico, la profumeria al profumiere, ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc… ecc.
    INOLTRE pur non volendo mai demonizzare il capitale (uso e costume dei comunisti) il profitto
    deve avere il giusto rapporto tra servizio dato e ricavo ottenuto. In Italia purtroppo ci sono 2 categorie che esulano da questa elementare legge di mercato e sono LE FARMACIE e I NOTAI, tutte e due le figure ottengono il loro status da un picchettamento dei loro privilegi dietro una pseudo professionalità, senza mai confrontarsi con la libera concorrenza ove viene premiato chi è più capace e non chi ha la casta più forte.

  59. arcangela80 dice:

    per antonio
    dal tuo annuncio l’unica cosa che si rileva è che evidentemente nn sei preparato ed informato sulla questione parafarmacia
    nn sai nemmeno esprimerti
    sei ripetitivo
    quindi risparmiaci queste stupide parole
    nn hanno senso
    ha ragione marica che forse sei un farmacista titolare o un figlio di papà che ha ereditato la farmacia e che la laurea se l’è comprata?
    nn ti senti all’altezza per una eventuale competizione

  60. bacchilega.silvano dice:

    si arriverà a vendere otc nelle parafarmacie senza la presenza di un farmacista

  61. lollo dice:

    speriamo tolgano l’obbligo del farmacista…….ci risparmieremmo iscrizione all’ordine enpaf e menate varie…la laurea la terremo appesa così sapranno tutti con chi hanno a che fare…il diavolo fa le pentole, ma non icoperchi e federfarma nella sua ansia isterica fa solo proposte buone ad affossarsi,,non temete colleghi… ci vorrà molto tempo ma la strada è segnata

  62. antonello dice:

    Penso proprio che ormai siamo arrivati alla frutta,non si riesce più a fare niente di nuovo,cambiano i governi ma noi farmacisti collaboratori continuiamo a fare gli schiavi di pochi eletti. Noi abbiamo solo doveri e nessun diritto, non possiamo acquistare le farmacie per via delle cifre da capogiro, non possiamo aprire per le leggi medioevali alle quali dobbiamo attenerci,i concorsi è inutile farli perchè sono manovrati,dobbiamo solo sgobbare per la grande cifra di 1200 euro mensili.
    Nessuno fa niente,non abbiamo un sindacato negli ordini non siamo rappresentati,io mi auguro che Berlusconi privatizzi tutto e dia la possibilità a tutti i laureati in farmacia di potere aprire senza nessun vincolo è ora di avere LIBERTA’.

  63. salvatore sapienza dice:

    Chi è causa del proprio male pianga se stesso. Il raggiungimento degli obiettivi comuni non può essere perseguito da pochissimi Farmacisti non Titolari che reclamano a Roma i propri diritti. L’unione fà la forza ma questo non tutti l’hanno ancora capito; i Farmacisti Titolari sì. Continuando a guardare il proprio orticello (La propria Parafarmacia)molti finiranno per chiudere l’attività ed avranno fatto il gioco dei Potenti.

    Non voglio fare polemica, ma mi piace essere pragmatico anche se ciò può talvolta fare paura.

    Rivendicate unitamente i Vs. Diritti Cari Farmacisti non Titolari.

    Vivere e non sopravvivere.

    Cordiali Saluti
    dott. Salvo Sapienza

  64. olivierifarma dice:

    Nonostante tutto c’è bisogno di credere in qualcosa e di esercitare onestamente e soprattutto liberamente una professione, a mio avviso la legge(n.248 del 4 agosto 06) non è che l’inizio di un lungo cammino verso l’europa, rischiando in prima persona, mettendoci la propria faccia e la propria professionalità. Il problema è che le dinamiche commerciali sono molto più veloci ed inesorabili rispetto alla cosiddetta apertura del settore farmaceutico, avvenuta peraltro in un momento economico non felice, vale a dire se fai male i conti apri e chiudi in meno di sei mesi giocandoti anche quei pochi spiccioli accumulati in anni di duro lavoro dipendente. Chiediamoci perchè nonostante l’apertura di nuovi punti vendita non siano aumentate le vendite, anzi, il settore farmaceutico sta affrontando una crisi profonda come i profondi cambiamenti che si susseguiranno nei prossimi anni. La nascita delle parafarmacie ha indirettamente contribuito ad una apparente maggiore scontistica a breve termine che da gennaio di questo anno ha visto sia una aumento dei prezzi al pubblico di banca dati( a compansazione degli sconti applicati, sia l’applicazione del criterio del prezzo finale calcolato come percentuale da aggiungere al prezzo di acquisto dei medicinali di libera vendita. Parlare di sconto percentuale sul prezzo di listino è diventato cosi privo di fondamento, in quanto il prezzo di vendita è da intendersi come libero.(fuori gioco la grande distribuzione nei supermarket, sui cartelloni non potete scrivere percentuali a caso di sconto ma semplicemente il prezzo a confezione) Contemporaneamente si sono lanciate campagne nelle farmacie che si forniscono dai piu noti,grandi e potenti canali distributivi, campagne di sconti precluse alle parafarmacie da parte di questi grossi gruppi distributivi che si sono limitati dopo i richiami dell’antitrust ad applicare lo sconto minimo imposto dalla legge. Senza scendere in tediosi dettagli tecnici vorrei sottoporvi un questito: L’esercizio di vicinato farmaceutico cosi come inteso dal decreto bersani e correttamente definito (a mio avviso) include la definizione di un servizio? (vale a dire la possibilità di prenotare farmaci sop-otc, omeopatici, supplementi dietetici e dermatologici anche difficilmente reperibili) Questo servizio, ha un costo oppure no? Come potete intuire tre consegne al giorno si pagano. Solo i grossi distributori offrono questo tipo di servizio ed è quindi evidente che il prezzo di acquisto lo fanno i grossi distributori (se di esercizio farmaceutico stiamo parlando). E’ evidente che non si puo giocare al ribasso sull’esercizio della professione (come erroneamente scritto su molte testate giornalistiche in passato), sarebbe piuttosto piu giusto parlare di servizi aggiunti sul territorio. E’evidente che il servizio farmaceutico e gia ben territorializzato e quindi l’inserimento di questi nuovi punti vendita, qualora sia avvenuto in zone franche ha trovato un senso. Il principio sacrosanto del liberismo economico è che il libero mercato si regolamenta da se in base alla legge della domanda e dell’offerta, non è che se ho mal di testa mi compro tre moment da 24 perche sono in offerta ! Chiedo consiglio ad un professionista che mi aiuterà ad alleviare il sintomo e mi indirizzerà verso la comprensione delle cause, perche se non ho bisogno del professionista tanto vale toglierlo dal punto vendita ! Tanto butto giu due moment insieme che sono pure in offerta ed ho fatto un momentact !

    Ora se vuoi il professionista h24 orario continuato è evidente che devi pagarlo per le sue competenze, non è che siccome il ParaFarmacista non ti spedisce le ricette o non ti fa preparazioni galeniche devi pagarlo la metà di un Farmacista con la F maiuscola !

    Perdonatemi lo sfogo, il mio era solo un modo di condividere con voi le domande che ogni giorno mi pongo.

    Per fortuna devo dire che in questa avventura sto avendo un riscontro umano notevole, che dirvi, continuerò a fornire servizi con la segreta speranza che prima o poi lo stato mi riconosca di esercitare la mia professione Completamente e non Parzialmente.

    Grazie a voi tutti per avermi pubblicato.

  65. paolo dice:

    Per chi crede sia ancora possibile vincere farmacie a concorso
    Per capire che quando federfarma dice che vogliono aprire 2000 nuove farmacie, in realtà vogliono soo prendere tempo per non cambiare nulla:
    http://liberalizzazioni.blogspot.com/2008/07/farmacie-come-feudi.html

  66. Gianfranco.Dall'Omo dice:

    NON RICEVO PIù LE E-MAIL DI lUBRANO RISPONDE, PERCHé? PER FAVORE REINVIATEMELE, GRAZIE.

  67. massi dice:

    Parafarmacie ma non bastano le Farmacie??…
    Ho una sanitaria da 20 anni,accanto al mio negozio hanno messo una Farmacia da poco tempo che chiaramente puo’ vendere tanti dei prodotti che ho in negozio(immaginate il danno)ora per farmi chiudere cosa mi hanno aperto esattamente davanti???UNA BELLA PARAFARMACIA…..ma perfavore!!!!
    IL TRIANGOLO DELLA SALUTE

  68. fiammetta dice:

    Le ho scritto nel Marzo scorso a proposito delle difficoltà che avevano i farmacisti titolari di parafarmacie nello svolgimento della loro attività ma…al peggio non c’è mai fine! Il 1 luglio 2008 è stato presentato un ddl Gasparri/Tomassini che prevede di riportare i farmaci da banco SOLO nelle farmacie mentre le confezioni “starter” (cioè di primo soccorso ad esempio di 5 compresse di Aspirina) potrebbero essere vendute da chiunque ne faccia richiesta senza l’obbligo della presenza di un farmacista. La conclusione è che le parafarmacie se passasse una legge di questo tipo sono destinate a CHIUDERE e i 5000 farmacisti che vi lavorano rimarrebbero disoccupati! Dottor Lubrano ci dica lei cosa possiamo fare per sostenere questa impari lotta contro la lobby dei titolari di farmacia!

  69. Leonardo Marchitto dice:

    Le Parafarmacie sono l’ultima trincea delle liberalizzazioni in Italia.
    Come sa purtoppo l’Italia è capovolta, cioè chi è di centro-destra dovrebbe in tutti modi , entro delle regole minime e giustificate e razionali, favorire la libera iniziativa economica come pure la libera professione, ma in Italia non è così.
    Per qualcuno libertà economica vuol dire solo libertà di iniziativa solo per chi è già sul mercato questo si chiama corporativismo, un aspetto della poca democrazia che vige oggi nel nostro paese.
    Così è toccato due anni fa al “comunista” Bersani dare una timida ventata alle liberalizzazioni in Italia aumentando per decreto la concorrenza in tema di professionisti, farmaci, taxi, mutui, telefoni ec..
    Ma come ha detto Roberto Mazzotta “ gli italiani sono favorevoli alle liberalizzazioni degli altri” e quindi :
    a) i tassisti si sono rivoltati ( con appoggio del centro destra che dovrebbe essere liberale ma opera in modo corporativo)
    b) la portabilità del mutui è stata pian piano riassorbita in un intreccio che ne è annullato gli effetti
    c) la class action è stata bloccata è sarà imbrigliata con il tempo

    Gli unici “residui” delle liberalizzazioni sono la tassa sulle ricariche ( improbabile da recuperare) e le parafarmacie.
    Sono ormai queste ultime, che hanno causato la riduzione dei prezzi dei farmaci senza ricetta fino al 20-25 %), una delle poche bandiere delle timide liberalizzazioni Italiane….ma anche qui ci hanno pensato Gasparri e Tomassini (spalleggiati dai titolari di farmacie e con il silenzio complice degli ordini) che con un ddl vogliono innanzitutto, ridurre il numero di farmaci da banco da far vendere alle parafaramcie, eliminare la presenza del farmacista ( si parla di circa 500 esuberi) e aumentare il monopolio delle farmacie …….. perfetto!
    Difendendole si difende un principio, il principio di libertà professionale ed economica nel nostro paese.

  70. laura dice:

    Ho aperto una parafarmacia con mio fratello, farmacista. Lo aiuto nella contabilità, nella vendita della cosmetica, in tutto quel che posso fare io, appassionata del setttore, ma senza la relativa qualifica.E’ spaventosa la disinformazione della gente, che è troppo abituata a comprare farmaci solo in farmacia e non cambia abitudini in fretta, ma soprattutto è inconcepibile il caos e la malinformazione che creano tutte queste proposte, che dicono tutto ed il contrario di tutto. Ma lo schifo più grosso sta nel fatto che le case farmaceutiche ed i distributori sono degli strozzini, quasi conviene andare ad approvvigionarsi in un’altra farmacia dove vendono con lo sconto, si risparmia!!Così di fatto il consumatore legge sui giornali o sente alla tv che la parafarmacia vende con lo sconto, il parafarmacista di fatto non puo’ fare questi sconti -perchè vendere con lo sconto significa vendere quasi al prezzo di acquisto enn puo’ manco contare sul discorso quantità di pezzi venduti (essendo anche la realtà parafarmacia poco conosciuta)- e così diventiamo noi parafarmacisti i buffoni..e la gente a maggior ragione poi ci snobba!Ma perchè nn parliamo anche di quei farmacisti titolari, che aprono parafarmacie vicine per evitare che altri parafarmacisti si insedino lì nella zona, e semplicemente spostano nel nuovo locale la loro sezione cosmetica, così da svilire nell’immaginario collettivo il concetto e l’essenza della parafarmacia?
    Se i farmaci verranno venduti da non farmacisti il SSN già precario collasserà!la laurea in farmacia nn l’hanno istituita solo per dare posto a professori, le medicine hanno effetti collaterali, per conoscere annessi e connessi ci vuole una laurea, che spesso nn è sufficiente, tanto + che ti fan fare pratica!
    Ma nessuno alza un dito…i consumatori si bevono tutto questo, noi proviamo a svegliarli, ma sembra tutto inutile!
    Laura

  71. Vale dice:

    Da parte di una che non se sa niente, avrei due domande:
    1) ma fondare farmacie e parafarmacie quanto costa? Datemi una stima, perché sennò non riesco a capire la gravità del problema.
    2) dai precedenti commenti sembra che se uno si laurea in farmacia debba per forza aprirsi una rivendita di farmaci. Ma lavorare in un’industria farmaceutica? (e non intendo come rappresentante, pardon, informatore scientifico!) Dico, la ricerca, scoprire nuovi farmaci, creare nuove formule… dove finisce tutto questo???

  72. antonio iamiceli dice:

    desidero ribadire e portare a conoscenza di tutti dell’esistenza di una lobbie dei fermacisti TITOLARI DI FARMACIA che continuano a boicottare l’apertura di nuove farmacie (cioè l’abbassamento del quorum per l’apertura di una nuova farmacia) e l’uscita dei farmaci di fascia C dalla farmacia (vendita anche nelle parafarmacie).

    Antonio Iamiceli farmacista collaboratore.

  73. Marty dice:

    Salve a tutti!
    Sono una giovane neolaureata farmacista con grandi domande.
    Visto il livello dei visitatori del sito spero tanto che qualcuno mi possa aiutare.
    Mi hanno proposto di diventare direttore di una parafarmacia (ancora non aperta) ma non so quali responsabilità legali e/o finanziarie comporta (in più rispetto ai doveri di un farmacista dipendente), qualcuno può aiutarmi???? La persona dalla quale ho avuto la proposta non è farmacista ed è per questo che necessita di un direttore laureato e iscritto all’albo.
    Qualcuno può dirmi quali sono le responsabilità in più di un direttore sia a livello legale che finanziario?Per esempio, lo stipendio è garantito o dipende dagli utili?Se l’impresa fallisce il direttore è responsabile? E qualche parere sulla convenienza di immettersi in questa “scommessa” è comunque ben accetto.
    Grazie a tutti!!!

  74. vaccaro dice:

    Egregio lettore,
    ultimamente si sente parlare ( e non abbastanza) del caso delle liberalizzazioni ed in modo specifico delle parafarmacie .
    Mi chiedo però, se c’è una idea ben chiara di cosa sia una parafarmacia perché a me sembra che in giro regni solo confusione.
    Intanto, vorrei specificare, che chi scrive è una farmacista titolare di una parafarmacia che, come tanti altri colleghi, ha voluto credere di poter svolgere la propria professione in piena autonomia e indipendenza, per potersi così realizzare professionalmente.
    Abbiamo istituito nuovi esercizi di vicinato per offrire al cliente l’opportunità di reperire prodotti farmaceutici in maniera sicura poiché accompagnata da qualsiasi consiglio professionale richiesto.
    Ma cosa abbiamo ottenuto? Il cliente non sa che cosa possiamo vendere visto che alla fine i prodotti di cui ci è stata consentita la vendita è veramente limitato e, neanche sa che siamo farmacisti laureati, abilitati e continuamente sotto aggiornamento professionale come tutti coloro che lavorano in farmacia.
    Questo ci ha portato ad una situazione di umiliazione professionale e di disagio economico considerando che non solo non abbiamo delle entrate adeguate, ma continuano a venirci richiesti impegni economici tali e quali ai farmacisti titolari di farmacie ( Enpaf, corsi aggiornamento obbligatori e a pagamento,tassa sui rifiuti solidi come categoria farmaceutica ecc ecc ).
    Ci chiediamo dunque che senso possono avere avuto queste liberalizzazioni e come chiamarle tali se non siamo liberi di fare niente?
    Sarebbe giusto consentirci di svolgere la nostra professione senza alcuna limitazione per offrire così al cittadino un servizio , che attualmente viene pure riconosciuto carente.
    Chi di voi non è stato ultimamente in una farmacia? Quanta fila ha dovuto fare per essere servito? Si sono dedicati a lui per un tempo adeguato al consiglio richiesto?
    Quando vado in farmacia devo sempre aspettare 20 o più minuti dalla gente che c’è non è forse questo un indice che è un servizio non adeguato alle richieste? Allora perché non cogliere l’occasione per aumentare la capillarità delle farmacie?
    Nella mia parafarmacia, ho cercato di aiutare come posso coloro che ne hanno bisogno e la gente del posto è soddisfatta di questo ma poi a volte mi ritrovo a dover mandare via persone anziane in cerca di un farmaco urgente solo perché io non posso venderli e dove li devo mandare? Qui il servizio manca e per arrivare alla prima farmacia devono prendere mezzi pubblici o privati per arrivare dove c’è una persona con le mie stesse competenze allora chiediamoci chi è che fa la farmacia? Io penso il farmacista dunque perché noi parafarmacie , con titolare farmacista non lo siamo?
    Vorrei invitare, tutti coloro che non sono nel settore, di astenersi da ipotesi basate sul niente e conclusioni inventate come ad esempio circa il fatturato di una parafarmacia, ritenendo che le nostre entrate si aggirino tre i 250.000 ed i 740.000 euro l’anno…( mi riferisco anche alle associazioni che non lavorano in parafarmacia e che cercano di rappresentarci solo per i loro interessi personali) .ma stiamo veramente rasentando l’inimmaginabile qui neanche tiriamo fuori le spese di professione e chi non crede può anche venire nella mia parafarmacia e stazionare una settimana per vedere come realmente funzionano le cose.
    Io ho fatto un conto che su 3 clientei che entrano riesco a servirne 1. Perché?
    1. Ha ricetta o richiede farmaco con ricetta e devo dire di no
    2. Richiede un prodotto non trattato e, visto le difficoltà per noi parafarmacisti di reperire i prodotti con velocità preferiscono andare in farmacia.

    A questo aggiungi che molti neanche entrano a chiedere perché sanno che qualcosa manca e vanno direttamente in farmacia dove è possibile trovare tutto, oppure, solo perché hanno in mano ricetta bianca pensano che sia un farmaco da farmacia e non da parafarmacia, quando magari è reperibile anche da noi.
    Mi dite voi come si può raggiungere certi fatturati? Rimane comunque aperto l’invito agli increduli di venire da me e verificare sono ben felice di dimostrare la triste e dura realtà

    Dott.ssa Vaccaro

  75. roberto dice:

    Caro Lubrano,
    visto che è stato l’unico a degnare uno sguardo alla situazione parafarmacie, le voglio semplicemente chiedere di approfondire la situazione.
    Con la liberalizzazione di bar, taxi, barberie si è fatto un gran parlare perchè a rimetterci qualcosa erano piccoli imprenditori, commercianti che non hanno potuto far altro che ammiccare e andare avanti, e giornali, televisioni hanno ingigantito la cosa.
    Ora che si parla di farmaci, che vanno ad intaccare il portafoglio milionario di farmacisti, non c’è un giornalista che accenna al minimo articolo.
    io personalmente sono stato più volte a manifestazioni in camice bianco nella capitale e non siamo stati avvicinati neanche da una tv locale.
    Questo mi fa pensare che non si tratta di confusione che il popolo ha quando si parla di parafarmacie, il problema è che fa comodo ai politici spinti e pagati da federfarma, fa comodo ai farmacisti titolari di farmacie che rappresentano federfarma, ha non far capire nulla alla gente e non comunicare quello che realmente accade solo in italia.
    PENSO CHE NEL 2009 NON DOVREBBERO PIU ESISTERE LOBBI DI NESSUN TIPO, SIAMO TUTTI UGUALI E NON MI RIFERISCO SOLO ALLE FARMACIE.
    SALUTI ROBERTO

  76. Emilia dice:

    Anch’io, come gli altri colleghi, ho creduto nel decreto Bersani e grazie a mio marito, che mi ha finanziato, ho aperto un Esercizio Farmaceutico (odio il termine para che sa di paramedico solo che il paramedico è un infermiere privo di laurea; mentre noi la laurea l’abbiamo conseguita), anch’io, come i colleghi forse sarò costretta a chiudere, se la legge non verrà ampliata. Tante volte la gente mi chiede consigli e con il consiglio li devo anche mandare in farmacia, perchè quello che a loro serve non posso venderlo, anche se l’ho fatto per quattordici anni come dipendente di farmacia. Vi sembra giusto tutto ciò?
    Contiamo sull’aiuto di chi, come lei, è contro qualsiasi forma di lobby e dalla parte del consumatore.
    Distinti Saluti

  77. Antonella dice:

    Io ,essendo la madre di una farmacista titolare di parafarmacia,spero che si possa giungere ad un accordo ,che non debba danneggiare nessuno.
    Sono tutti figli dello stesso Dio ed hanno diritto allo stesso trattamento; tutti hanno la stessa laurea , tutti hanno esperienza . L’ unica differenza che c’ è fra i titolari di farmacie e i titolari di parafarmacie , consiste nel fatto che i primi hanno avuto la fortuna di avere ereditato la farmacia dal padre o di avere avuto a disposizione grosse cifre di denaro ,i secondi sono ragazzi che hanno dovuto faticare per spianarsi la strada da soli e per potere avere un lavoro.
    Mi rivolgo pertanto ai parlamentari e li prego di esaminare queste situazioni e di prendere al più presto delle sagge decisioni senza farsi influenzare dai poteri forti ed adoperando umanità e raziocinio ,doti che dovrebbero essere proprie di chi governa una nazione.

  78. antonella dice:

    il mio commento di ieri è scomparso ,perchè?

  79. Armando dice:

    Le liberalizzazioni sono state un gran danno per i giovani che hanno aperto attivita.
    Nella mia città sono state aperte tante parafarmacie anche nelle vicinanze di farmacie. Più della metà sono chiuse con gravi danni economici per i genitori che hanno finanziato l’attività ma soprattutto per i giovani laureati.
    La stessa cosa è successo per edicole ecc., dove ne sopravviveva una ne hanno aperto tre, hanno chiuso tutte.
    In tutte le cose ci vogliono regole non idee balorde alla Bersani.
    Per risolvere la disoccupazione dei giovani farmacisti bastava semplicemente ridurre il numero degli abitanti per farmacie, ne avrebero aperto 1.200 in più in Italia, dando fine alle tante discriminazioni. Esistono realtà di una farmacia ed una popolazione di 10.000 abitanti.
    Fare le cose seriamente per i nostri politici è difficile perchè sono finanziati da società vedi coop o interessi personali.

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