Pensieri

Orario e numero farmacie

Gentile Lubrano, dal momento che si discute sugli orari dei negozi e sulla eventualità di tenerli aperti la domenica, perché non si mette allo studio la possibilità di tenere le farmacie aperte più a lungo?

In un recente incontro con il governo le associazioni farmaceutiche hanno avanzato diverse proposte fra cui quella di rendere più flessibili gli orari delle farmacie e di aumentarne il numero: da 18mila a ventimila. Quindi niente di più facile che si arrivi a soddisfare la sua richiesta.

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mar  08
14
alle 12:55
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di Giovanni il 01/1/70

Io proprio non riesco a capire tutta questa necessità di farmaci, farmacie e farmacisti in Itali...


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16 Commenti to “Orario e numero farmacie”

  1. marica dice:

    Sig. Lubrano

    deduco dal suo parlare delle “ parafarmacie” che non sa nemmeno di cosa stia parlando non sa nemmeno chi siamo .Le illustro se ne ha voglia la nostra situazione: SIAMO FARMACISTI,
    dopo la misera liberalizzazione che ci e’ stata concessa dal ministro Bersani con coraggio abbiamo aperto i nostri esercizi farmaceutici purtroppo se la liberalizzazione non prosegue, verso la vendita di tutti i medicinali con obbligo di ricetta dovremo chiudere, tanti lo stanno gia’ preventivando .
    La nostra laurea e’ unica sia per titolari che per dipendenti i doveri sono uguali mentre i diritti sono diversi.
    Io non avendo soldi per comprare una farmacia sarei stata destinata a fare la dipendente mentre il figlio di un titolare ha la sua bella farmacia che il padre magari ha ottenuto in un concorso pubblico .
    Alla morte del titolare la farmacia dovrebbe tornare a disposizione di altri concorsi pubblici, invece viene tramandata di padre in figlio .Ora se io tra le pareti di una farmacia sono una farmacista e le dispenso il viagra solo su ricetta medica, non vedo perche’ non potrei dispensarglielo nel mio esercizio farmaceutico ugualmente con ricetta medica .L’HO SEMPRE RITENUTA UN PROFESSIONISTA SERIO E, SOPRATTUTTO, INDIPENDENTE CONTINUI AD ESSERLO NON SI FACCIA INVISCHIARE ANCHE LEI COME IL MINISTRO tURCO NELLA TELA DI RAGNO DELLA LOBBY DEI TITOLARI DI FARMACIA!

  2. zerostress dice:

    Devo dire che la dott.ssa Marica ha propro ragione. Anche io ho un esercizio commerciale che ho chiamato ‘il farmacista’ in cui vendo farmaci. Non c’è più la vecchia parafarmacia che poteva essere aperta da chiunque per vendere solo i parafarmaci e gli articoli sanitari come le ortopedie ecc ecc… adesso ci siamo anche noi! Negozi di farmacisti che vengono dalle farmacie, smettono di fare i dipendenti e credere nella favola dei concorsi che assegnano farmacie (solo a chi è già titolare nel 99% dei casi). Noi mettiamo a servizio del cittadino la nostra professionalità, senza poter contare sui soldi dello Stato (senza la mutua per intenderci) ed emarginati da grossisti e aziende farmaceutiche. Ci chiamano parafarmacisti, mentre il nostro lavoro non può contare sulle ricette scritte dai medici, ma solo sul nostro consiglio e la nostra esperienza. Trattateci come farmacisti VERI, ce lo meritiamo, per cortesia!!!

  3. FIAMMETTA dice:

    quello che scrive permalink è sacrosanto.Io mi trovo nella stessa situazione. Avendo voglia di avere un’attività mia e non avendo i soldi necessari (tanti!) per comprarmi una farmacia, ho creduto in Bersani ed ho aperto una parafarmacia ma ho dovuto constatare che Federfarma, il Ministro Turco, le multinazionali del farmaco , i grossisti istituzionali ecc. fanno di tutto per ostacolarci. Siamo farmacisti ma ci considerano bottegai…. fino a quando non si tratta di pagare ENPAF (ente nazionale previdenza e assistenza farmacisti) allora siamo farmacisti! Quando ho aperto l’attività ho dovuto obbligatoriamente iscrivermi all’ INPS come commerciante, a gennaio del 2008 INPS ha emanato una circolare in cui si afferma che l’attività prevalente in parafarmacia è quella di vendere farmaci e quindi noi non possiamo versare all’INPS. mi pare che di confusione ce ne sia tanta! lei in qualche modo ci può aiutare? Non certo dicendo in tv che i farmaci in fascia C è meglio che siano venduti in farmacia perchè solo lì il cliente viene tutelato!ipeto e io cosa sono una bottegaia? se vuole qualche delucidazione sono pronta a dargliela ma, per favore, non mi faccia pensare che anche lei è aggregato al carro di Federfarma!

  4. paolo dice:

    la dottoressa nell’intervento precedente ha dimenticato di sottolineare che non siamo solo obbligati a versare l’enpaf, ma dobbiamo versare la quota intera, esattamente come un titolare di farmacia.In poche parole se si parla di diritti siamo farmacisti di serie B, quando si parla di doveri (pagare) diventiamo farmacisti di serie a.
    Purtroppo la nostra laurea è l’unica che come specializzazione ha l’intonaco dei muri, se i muri che ci circondano portano la scritta farmacia diventiamo esperti di farmaci e possiamo permetterci di dispensare tutto ( anche illegalmente tanto nessuno controlla e nessuno vigila… chi di quelli che stanno leggendo ha mai comprato un aulin con la ricetta? credo nessuno, peccato sia obbligatoria)se l’intonaco che ci circonda è quello di un esercizio farmaceutico..beh allora le nostre competenze diminuiscono e non possiamo più dispensare nulla non solo, ci chiamano para-farmacisti.
    La prossima volta che incontro un medico fuori dall’ospedale..lo chiamerò paramedico.. e un giornalista che scrive sul web..cos’è? un para-giornalista?

  5. Pensionato dice:

    Come cittadino mi sento garantito più dalle farmacie che dai negozi di Parafarmacia.
    Solo in italia esistono tali negozi.
    Ben vengano un aumento delle farmacie e degli orari.
    Con stima

  6. marica dice:

    lei pensionato non ha capito niente guardi che probabilmente tra poco sara’ servito dallo stesso titolare che ha sia una farmacia che una para se lei e’ ignorante si informi

  7. sonya dice:

    Caro dott. Lubrano visto che una collega le scritto, aggiungo qualcosa anch’io:
     sono una farmacista titolare di una parafarmacia e troppo tardi ho capito che il lavoro da schiava non era il mio preferito  e siccome non sono nata ricca ma da un semplice operaio orgoglioso e “compagno” fino alla morte,
    ho deciso dopo la legge bersani di spolpare mia madre dei suoi risparmi( col suo consenso chiaramente visto che mi appoggia in tutto e per tutto) e di aprire un’ esercizio del tipo previsto dalla legge.
    Ora grazie a quella parte della sinistra che ci vuole vedere sparire per appagare in pieno i desideri dei titolari di farmacie, probabilmente finirò per le strade a fare l’accattona, visto che a 51 anni non credo che più nessuno voglia sopportami.
    Le vorrei fare una domanda: perchè noi farmacisti che lavoriamo fuori dalle mura della farmacia istituzionale, dobbiamo attentare alla salute pubblica? e perchè i titolari delle farmacie suddette si fidano di noi solo se facciamo i bravi servi, magari senza mai lamentarci come è stato fin ora, ed invece la fasca C venduta fuori della suddetta farmacia e da FARMACISTI SPECIALIZZATI  come lo siamo noi, mette a repentaglio questa benedetta salute pubblica tuttelata secondo voi da quei farmacisti che hanno visto bene di chiudersi in una grossa casta che può però nella sua bottega vendere di tutto levando lavoro ad altri commercianti di altre categorie!
    Alla faccia della professionalità!!!
    Anche mio padre e mia madre nonchè me stessa, avevamo per lei una grande ammirazione, non ci deluda anche lei.
     
                                nel ringraziarla per l’attenzione  la saluto   Sonia Rossi.

  8. pecoranera dice:

    Il problema è che l’Italia è piena di paraculi e quindi di parapolitici, paramedici, paragiornalisti ed anche parafarmacisti (soopratutto quelli ereditieri di farmacia).

  9. carlo dice:

    Le parafarmacie gestite da Farmacisti
    sono molto apprezzate dai cittadini.
    I nostri clienti si augurano che presto diventino farmacie oppure dispongano di tutti i farmaci di fascia C.
    Nessun cittadino capisce il perchè un farmacista possa e un altro non possa vendere gli stessi farmaci.
    E’ come se un medico può prescrivere tutti i farmaci e un altro medico possa prescriverne solo una piccola parte…
    E’ inconcepibile che un professionista, solo perchè non ricco e non figlio o nipote di farmacista titolare di farmacia, non possa esercitare liberamente la sua professione.
    Al Pensionato rispondo che giri un po il mondo e si renderà conto che le parafarmacie esistono!!Eccome che esistono!
    Ed esistono pure le farmacie di libera apertura!!

  10. mina dice:

    caro signor Lubrano,sono farmacista e lavoro part time in farmacia.Ho aperto anche un esercizio farmaceutico.Proprio mentre andava in onda su rai2 cercavo di spiegare ad un cliente che non potevo darglila benzodiazepina perchè era un farmaco che richiedeva la ricetta medica e io non potevo venderlo.Ebbene,lui insisteva dicendomi che non cambiava niente dal momento che ero sempre io che glielo davo,anche in farmacia.
    Ora,dal momento che la stimo profondamente per la sua preparazione e l’ho sempre considerata un paladino dei cittadini che non hanno voce,mi rivolgo a lei e le chiedo di rispondere alle domande di mia figlia(8 anni)alle quali non so dare risposte corrette come solo lei sa fare:
    -perchè non hai anche tu la farmacia?
    -la tua laurea è forse diversa da quella dei figli dei titolari?
    L’unica cosa che ripeto è che NON SONO LE 4 MURA CHE FANNO IL FARMACISTA ma a mia figlia non basta.
    Ah,vuole spiegare anche al cliente di cui sopra la situazione perchè quello che dico io non riesce a convincerlo.
    P.S.:da quando sono laureata sono farmacista 24 ore al giorno e non part time.La ringrazio.
    Mina

  11. marica dice:

    caro titolare di farmacia, abbiamo farmaci e omeopatici ecc…… possiamo dispensare quanto voi rispettando la legge quindi tutto quello che e’ consentito ma optiamo a volte per fitoterapici ed omeopatici.Il mio riscontro di apertura negozio e’ stato positivo mentre le botteghe hanno perso dopo la mia venuta..ma sa c’e’ cittadino e cittadino c’e’ cultura e cultura

  12. pensionato dice:

    Purtroppo la mia esperienza in parafarmacia è stata molto negativa.
    In vetrina venivano pubblicizzati sconti mirabolanti, ma quando sono entrato per chiedere un farmaco il farmacista mi ha detto che non c’era e mi ha convinto a comprare dei prodotti omeopatici e di erboristeria.
    Mi ha detto che avrebbero funzionato meglio e con minori effetti collaterali.
    Ho speso molto, molto di più che con il mio solito farmaco e non ho avuto nessun beneficio.
    Quando sono andato dal mio medico mi ha proibito di continuare a prendere quei “rimedi naturali” perchè uno (iperico) interferiva con le cure che sto facendo.
    Il mio medico ha detto , fra l’altro, che non ero il primo paziente che subiva questo trattamento dai negozi di parafarmacia.
    La parafarmacia è una fregatura e preferisco fare un isolato in più per acquistare con fiducia nella mia farmacia che non cerca di rifilarmi qualsiasi cosa pur di vendere.

  13. pecoranera dice:

    Ecco il titolare (pensionato) di farmacia preoccupato per il figlio/a laureatosi per necessità.
    Peccato che le sue esperienze
    discordino dai dati ufficiali e dagli vari articoli pubblicati in questi giorni sulle più importanti testate nazionali ed estere. Non a caso la città in cui ho la mia attività professionale è risultata quella in cui le “parafarmacie” sono le più attente ai bisogni del cittadino.
    Penso che di fregature, specialmente per quanto riguarda il conto, c’è da stare più attenti sopratutto alle farmacie convenzionate.

  14. farmanatura dice:

    questa lettera è stata pubblicata su repubblica del 29/08/2008

    Spett.le la Repubblica
    rubrica.lettere@repubblica.it

    Sono una farmacista, figlia non di farmacisti ma della riforma Bersani del 2006, legge che ha provato a dare un po’ di dignità ad una professione fino ad allora “imprigionata” e ad uso esclusivo della casta dei farmacisti già titolari e dei loro eredi. Lo scorso anno ho aperto un mio esercizio farmaceutico (oggi chiamato, in maniera dispregiativa dai colleghi titolari, “parafarmacia”) con buona soddisfazione professionale e ottimo riconoscimento da parte degli utenti. E’ di questi giorni la proposta di legge Gasparri-Tomassini che vorrebbe, con un colpo di spugna, e per la gioia dei grandi elettori di destra titolari di farmacie, cancellare quanto di buono fatto dalla legge Bersani, cioè dare la possibilità a farmacisti regolarmente laureati e abilitati dallo Stato, come la sottoscritta, di svolgere liberamente la propria professione al di fuori delle tradizionali farmacie. Sempre in questi giorni, si parla tanto di una possibile “catastrofe sociale” per i probabili 5000 o più licenziamenti in Alitalia. Noi farmacisti indipendenti, che abbiamo aperto in due anni 2000 esercizi farmaceutici e creato occupazione per circa 5000 lavoratori, e che rischiamo con questo governo di ritrovarci all’improvviso disoccupati, abbiamo o no il diritto di ricevere la stessa attenzione dei lavoratori Alitalia da parte delle forze politiche e dei media ?

    Dr.ssa Nunzia Durante
    farmanatura@alice.it

  15. Dario dice:

    Mi rivolgo a tutti i farmacisti che posseggono un NEGOZIO di parafarmacia.Ammesso e non concesso che non vi sia differenza tra la nostra professionalità , l’enorme differenza sta nella istituzione farmacia italiana , sicuramente tra le migliori al Mondo sia per il servizio che per la professionalità.Il resto è mercato e … ben venga , ma non si faccia di tutta l’erba un fascio , perchè la garanzia che il cittadino pretende ed ottiene in farmacia non potrò mai averla in nessun altro esercizio.
    Si accontentino quindi i farmacisti titolari di parafarmacie che se gestite bene potranno sfruttare il camice a loro vantaggio per consigli su otc e parafarmaci .
    Per concludere questo mio sfogo , direi che la liberalizzazione dei farmaci non ha portato ad alcun risparmio significativo, ma sicuramente molta confusione in particolare tra gli anziani.
    Aprite gli occhi … sistemi per far risparmiare ce ne sono , la liberalizzazione sta solo arricchendo politici e multinazionali .
    Grazie
    Dr. Dario Borin

  16. Giovanni dice:

    Io proprio non riesco a capire tutta questa necessità di farmaci, farmacie e farmacisti in Italia. I Paesi più civili d’Europa: Olanda, Danimarca, Svezia, hanno pochissime farmacie, molte meno dell’Italia (in Olanda e Svezia una farmacia ogni 10.000 abitanti, in Danimarca addirittura una ogni 18.000 abitanti) e non mi risulta che la gente muoia per strada in cerca di scatoline di farmaci (sono stato in Olanda, per la quarta volta in quattro anni, quindici giorni fa). In Olanda i farmaci da banco sono venduti nei supermercati, SENZA la presenza di farmacisti: non esistono quindi le “parafarmacie” come in italia. Per carlo: se non mi credi, vai in Olanda e controlla.
    Non è che forse in Italia, come è avvenuto per i medici, ci sono troppi farmacisti disoccupati e bisogna trovare loro un lavoro a tutti i costi? Parlate tanto di libero mercato: se il mercato del lavoro richiede Ingegneri e Economisti, non arrabbiatevi: prendete qualche tranquillante.

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