Da sapere

Qual è il quorum della salute?

Il sig. Potito Salatto, titolare di farmacia, a proposito della querelle su farmacie e parafarmacie, pone due domande precise che mi pare allarghino il dibattito:

“In tema di competenza legislativa Stato – Regioni , non credete che sia giunta l’ora di chiarire una volta per tutte, se la Regione che ha la competenza e la conoscenza del proprio territorio, possa autonomamente e legittimamente nel rispetto della Collettività, decidere quale sia il “quorum” di abitanti per farmacia, più idoneo ad assicurare il migliore e più efficiente servizio farmaceutico in rapporto alla conformazione topografica, alla viabilità stradale e alle moderne esigenze di vita che sono cambiate dal 1934 (T.U.L.S.) ad oggi?

In secondo luogo può il Consiglio regionale modificare il quorum abitanti/farmacia per andare incontro alla popolazione che risiede nell’ambito del territorio di propria competenza?. Quale è il “quorum” della salute? Cioè il “quorum” di abitanti per farmacia che garantisca effettivamente la tutela della salute della collettività e che sia per la farmacia adeguatamente remunerativo sotto l’aspetto professionale e commerciale a garanzia di un servizio efficiente e moderno. In Italia ogni Regione ha un “quorum” diverso . Come è possibile garantire livelli uniformi di assistenza se la distribuzione delle farmacie è così diversa da Regione a Regione? “

Gli argomenti qui addotti mi pare che incrocino l’attualità, se sarà confermata l’intenzione di allargare il numero delle farmacie in Italia, si parla di altri duemila presidi.

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apr  08
24
alle 04:46
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di Leonardo Marchitto il 01/1/70

Canale parafarmacie/corner GDO :il farmacista necessario per una strategia di sviluppo moderno.
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6 Commenti to “Qual è il quorum della salute?”

  1. liseuse dice:

    OT: per favore non contribuite all’epidemia di “qual è” con indebito apostrofo! :)

  2. pecoranera dice:

    Caro Dott. Lubrano dell’apertura di nuove farmacie non se ne parla soltanto ora ma da oltre trent’anni. Poi tutte le nuovi sedi in procinto di apertura vengono bloccate con corsi e ricorsi.
    Duemila farmacisti hanno già aperto 2000 nuove attività e se ci fosse la buona volontà basterebbe un solo giorno a convertirle in farmacie.

  3. marica dice:

    MA ci vuole tanto a capire che la politica deve star lontana dalla mia laurea?Io sono laureata ed abilitata alla professione, lo stato mi deve lasciar svolgere la mia professione, altrimenti questo e’ fascismo bello e puro.Regioni ecc… devo interessarsi di ben altri problemi.Non e’ possibile che io debba fare SOLO la dipendente o cacciare 4 miliardi di vecchie lire per comprarmi una farmacia per poter svolgere il mio lavoro.ESISTONO FARMACIE CONVENZIONATE E NON se lo stato vuole una farmacia in un punto preciso fa concorsi, da’ la licenza CHE POI DEVE TORNARE ALLO STATO PER ALTRI CONCORSI invece un laureato si puo’ aprire un esercizio farmaceutico con farmaci non mutuabili.QUESTA SI CHIAMA GIUSTIZIA E LIBERTA’

  4. enrico dice:

    cara marica, altro che 4 miliardi, qui si parla anche di otto per una farmacia urbana con un giro medio alto… cioè 4 milioni di euro, perchè i titolari che cedono l’attività si sentono ancora molto protetti e priviligiati in barba alle liberalizzazioni! Le farmacie si vendono ancora a due volte il loro fatturato e oltre!

    Vedo bene una sanatoria per quei farmacisti che hanno già aperto una nuova attività, in poco tempo le 2000 sedi non sarebbero più un problema….. non venitemi a dire che questi esercizi farmaceutici sono distribiuti in modo disomogeneo sul territorio, tanti paesi non hanno la farmacia e
    tanti ne hanno una di fronte all’altra! Neppure le nuove farmacie che si spartirebbero i titolari saranno in zone vantaggiose per la popolazione! questo è poco ma sicuro!

  5. paolo dice:

    In questo paese fino ad oggi sono stati tutelati soltanto i privilegi feudali delle caste in barba a tutti gli altri interessi della salute e delle condizioni dei dottori farmacisti dipendenti con contratti e remunerazioni assolutamente non adeguate al loro profilo,oggi i più in gamba di loro hanno coraggiosamente aperto una parafarmacia ma per costoro è ancora precluso il sacrosanto diritto di esercitare la libera professione come per le altre categorie di lavoratori. diciamo una volta per tutte basta a questo stato di cose e cerchiamo di cambiare questa Italietta.

  6. Leonardo Marchitto dice:

    Canale parafarmacie/corner GDO :il farmacista necessario per una strategia di sviluppo moderno.

    A proposito delle difficoltà a cui vanno incontro le parafarmacie che nonostante tutto sono stato l’unico vero successo delle liberalizzazioni volute da Bersani vorrei analizzare (ormai dopo 2 anni) la situazione del settore cercando di essere il più possibile oggettivo .Mi riferisco ai dati presentati oggi dall’Anifa (produttori di OTC/SOP) che annualmente presenta “L’osservatorio sull’automedicazione 2008”.
    Quello che emerge è che a soli due anni il “fuori farmacia” si è già conquistato già il 5,5 % del mercato con un piccolo sorpasso delle parafarmacie indipendenti (oggi: 3,2% nel 2007 1,4%) rispetto ai corner salute della GDO (oggi 2,3% 2007: 2,1%) sorpasso fisiologico se si considera che il numero delle prime è notevolemente superiore ai corner GDO.
    Altra indicazione è che ormai il paventato “consumismo farmaceutico” paventato da alcuni settori contrari alla riforma Bersani non c’è stato, sintomo che la stessa ha colpito nel segno: i prezzi sono diminuiti, le persone dopo le prime curiosità si sono fidate, l’affidabilità del servizio è stata garantita. Non è irrazionale dire che forse quella dei farmaci senza ricetta fuori dalla farmacia ( e direi io con il farmacista) è una di quelle che ha funzionato.
    Quello che servirebbe ora è rafforzare il “canale parafarmacie” (indipendenti e corner) per farlo crescere e diventare un competitor valido verso quello tradizionale delle farmacie.
    Quindi diciamo così, dopo i primi entusiasmi e le tendenze positive ( incremento di quote di mercato) occorre analizzare le linee di fondo per consolidare tale canale con giovamento di tutti: aziende farmaceutiche, GDO, parafarmacie.
    Per fare questo però occorre capire che cosa vuole il cliente, e in questo caso una ricerca condotta dal Censis nel 2007, cioè qualche tempo dopo la riforma Bersani, è sicuramente utile, vediamo i dati significativi
    a) il 61 % dei cittadini intervistati ritiene che vendere farmaci OTC in luoghi diversi dalle farmacie sia una scelta condivisibile;
    b) l’81% degli intervistati sostiene che gli OTC non devono essere venduti senza che vi sia un farmacista capace di dare i consigli adeguati
    c) oltre il 60% degli intervistati pensa che nei canali alternativi (parafarmacie/corner) debba essere garantita un’offerta di prodotti simile a quella delle farmacie
    d) il farmaco non può essere assimilato ad altri prodotti di mass-market
    In base a tali risultati le azioni più adeguate per sostenere il nuovo canale dovrebbero essere:
    1)occorre aumentare il numero di specialità farmaceutiche vendibili nelle parafarmacie/corner. (risposta alle esigenze dei punti ai punti a,c)
    A tale proposito il tentativo di concedere la fascia C ( presente nella terza lenzuolata Bersani) è fallito perché in Italia, nell’attuale situazione di interessi cristallizzati, rompere il legame ricetta – farmacia è poco fattibile. Mentre è più realistico seguire quello che l’ANIFA propone ormai da molti anni e che ormai è maturo (come dimostrava l’emendamento Banti alla terza lenzuolata) effettuare lo switch di farmaci che all’estero (UK,Olanda,Svezia,Francia ec….) sono già venduti senza ricetta altrimenti bisognerebbe dimostrare che britannici, olandesi e francesi hanno una fisiologia diversa dagli italiani.

    2)riorganizzare e qualificare sempre più le parafarmacie e i corner secondo quello che richiedono i clienti (risposta alle esigenze dei punti ai punti b,d)
    Domandiamoci: la liberalizzazione Bersani avrebbe avuto successo ( ci sono dati che lo dimostrano) se nei punti vendita non fosse stato presente il farmacista? Direi di no.
    Per questo motivo tale presenza dovrà essere garantita in futuro, se si vuole far crescere il canale alternativo a livelli europei ( es.in Olanda circa il 70 % dei farmaci senza ricetta è venduto in canali alternativi alle farmacie). facendolo diventare così sempre più remunerativo.
    Ovviamente, come chiedono alcuni settori della distribuzione con logiche differenti dalle parafarmacie indipendenti, nei corner la presenza potrà essere rimodulata nella modalità (farmacista supervisore invece che farmacista a presenza continuata) ma non va sperperato il vantaggio competitivo che la presenza del laureato in farmacia ha per lo sviluppo del canale parafarmacie. Quali vantaggi?
    a) garanzia che l’operazione di switch di specialità ora a ricetta continui e vengano resi disponibili in futuro maggiori specialità come OTC
    b) ancoraggio dei farmaci SOP (a libera vendita ma non pubblicizzabili al pubblico) ai corner/parafarmacie. Senza farmacista, le aziende sarebbero tentate di richiedere una distribuzione selettiva solo a punti vendita con i laureati. La stessa considerazione va fatta per le aziende con brand più noti. Si tenga contro infine che in molti casi la classificazione come SOP è una sorta di anticamera per molti futuri OTC
    c) perdita del mercato dei prodotti omeopatici (ancora limitato, ma con grosso potenziale come per tutti i “metodi di cura dolci” ) dato che, per le particolarità di tale terapia, non sono presenti i fogli illustrativi in tali prodotti e quindi il farmacista offre sicuramente un apporto determinante per l’uso corretto e l’acquisto del prodotto.

    E’chiaro quindi che le proposte di eliminazione del farmacista dai punti vendita in questione (ministro Sacconi e alcuni sottosegretari di stato, recenti proposte dei titolari di farmacia, alcuni settori della GDO) risulterebbero una vera “polpetta avvelenata” per il canale parafarmacia/corner a fronte del guadagno immediato (riduzione di costi del personale) si perde in prospettiva “la ciccia” dell’allargamento dei farmaci vendibili nel canale, con un progressivo inaridimento di un settore promettente e di un cambiamento reale nella distribuzione del farmaco
    Questo ha dato in questi anni un reale beneficio (sconti, servizi) ai clienti ai clienti, cioè quello che conta realmente per lo sviluppo di un’azienda commerciale a dispetto degli interessi consolidati e alla poca voglia di essere competitivi.

    Leonardo Marchitto
    FEF Marche
    ParaFaramaciaMarche

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