Rimborso danni lavanderia
Caro Dott. Lubrano,
una giacca leggera, deliziosa, che uso in primavera, mi è stata rovinata dalla lavanderia.
Una mia amica mi ha detto che posso farmi risarcire e che non solo in Italia le lavanderie sono una croce. Mi fa capire come posso agire?
Purtroppo non esiste una normativa specifica sui danni causati dalle lavanderie.
Più volte a livello istituzionale si è pensato di introdurre modifiche riguardanti l’etichettatura, attualmente piuttosto vaga sulla regolare pulizia e cura del capo (a valere è la vecchia 883 del 1973). Per questa ragione le controversie legali di questo tipo si concludono quasi sempre a favore delle lavanderie.
Nel resto d’Europa non stanno meglio, anzi, stando alle notizie che pubblicano i periodici dei consumatori, il contenzioso cresce dovunque.
Per far valere le proprie ragioni la procedura è questa: si chiede il risarcimento del danno per iscritto, cautelandosi con una raccomandata a/r.
Se dopo 15 giorni non si è ricevuta risposta o a risposta negativa, si può presentare il caso al giudice di pace senza avvocato e senza spese (fino ad importi pari a 1000 euro).
Sarebbe buona regola farsi assistere da un’associazione di consumatori, quella che vi ispira più fiducia.
da Antonio Lubrano
Ultimo commento:
di nando il 01/1/70
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giugno 10th, 2008 at 23:19
Credo ci siano tutti gli estremi per rivolgersi ad un avvocato.
giugno 18th, 2008 at 08:34
Prima di tutto bisogna verificare a mio avviso di che tipo di danno si tratta. Molto spesso i danni che si èpresume siano da attribuire alla poca professionalità della tintorie, in realtà sono da attribuire alla scarsa qualità dei capi (non fanno eccezzione nessuna marca e nessuna fascia di costo dei capi). In Italia si sta cercando di coinvolgere le ditte produttrici dei capi nella problematica. La manutenzione del capo (leggi lavaggio) deve far parte del ciclo di vita dello stesso e ogni produttore di vestiario deve essere responsabile per ciò che produce, impegnandosi a riportare etichettature di manutenzione corrette e di realizzare capi che possano essere realmente lavati (ricordo tutti quei casi di capi con inserti particolari tipo pelle o finta pelle o quei capi in cui la solidità dei colori è pessima). A tal riguardo invito gli utenti a visitare il sito http://www.lartessile.it
gennaio 9th, 2009 at 12:43
questo succede molto spesso xche le ditte raramente testano i tessuti quindi vengono consigliati lavaggi non sempre idonei al tipo di materiale, l’unica speranza è di avere una lavanderia di fiducia che conosca benissimo i tessuti che si aggiorni continuamente su i nuovi tessuti tecnici e che rinunci al lavaggio prima di fare danni segnalando incongruenza tra materiale e l’etichettatura TROPPO DIFFICILE necessitiamo di norme piu severe!!
febbraio 8th, 2009 at 17:26
Oggi le tintolavanderie in Italia si sono ridotte notevolmente, le 14/15.000 che sono rimaste, si sono organizzate e cresciute professionalmente.
Pertanto non ci lasciamo piu’ ingannare dalle aziende manifatturiere che ci hanno sempre ritenuti responsabili di danni causati per effetto della pulitura, ma bensi, sono loro che devono fare il meaculpa sulle etichette di composizione ed istruzione di pulitura che spesso sono errate, senza aver effettuato test della pulitura appropriata.
Per concludere, la tintolavanderia moderna oltre ad avere raggiunto un buon grado di professionalità , “utilizza la diligenza del buon padre di famiglia”nell’accettare capi da pulire, ma non possiamo garantire le malefatte delle aziende manifatturiere.