Pensieri

Sassi nello stagno

Lanciare sassi nello stagno è il mio mestiere, da anni. Talvolta i cerchi concentrici man mano che si allargano qualche eco la suscitano. Talaltra una risposta chiara arriva.
Spesso, ahimè!, alla domanda-sasso segue il silenzio asso-luto. Per anni del resto ho detto in televisione che sono l’uomo delle domande inutili perché in questo Paese nessuno risponde.

Pensavo invece che sul blog le reazioni sarebbero state più immediate da parte di chi deve dare delle risposte. Faccio qualche esempio: il mare di Ischia è stato o no inquinato dal liquido fuoruscito dai cavi dell’Enel che attraversano il canale?

Ho proposto un confronto fra le parti interessate, dopo che l’Enel – la principale imputata – s’era detta disposta a confermare pubblicamente la sua posizione di incolpevole. Ebbene, a oggi ( e sono passati due mesi almeno) la proposta non ha avuto seguiti, le difficoltà che una iniziativa del genere comunque comporta, non sono state superate e non si capisce bene perchè.
Le autorità comunali interessate al problema, nicchiano. Forse hanno timore che risollevando il problema i turisti vadano a passare le loro vacanze altrove.

Chi esce indenne, alla fine, da questa polemica che va al di là di Ischia?
Provate a rispondere.

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apr  08
25
alle 12:16
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di Mimmo Sferratore il 01/1/70

Egregio dott Lubrano, il silenzio aiuta solo chi è colpevole e tende a soffocare la verità sopr...


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2 Commenti to “Sassi nello stagno”

  1. Alberto Frolla dice:

    Più che il Comune a temere penso sia l’Enel. I cittadini vogliono sapere cosa è successo.
    Il Comune ha chiesto le analisi all’Arpac e i risultati hanno confermato un inquinamento da PCB 1860 volte superiore ai limiti consentiti dalle legge!
    Basti vedere quello che è accaduto a Sant’Angelo d’Alife in provincia di Caserta.
    Basti vedere il reportage “Ischia un mare di guai” di Flavia Paone per Rainews24.
    Basti leggere le interrogazioni parlamentari sull’argomento (anche lì nessuna risposta dal Ministro dell’Ambiente).
    Basti ricordare che l’isola d’Ischia fa parte da poco della neo-istituita area marina protetta regno di nettuno….
    Grazie Dott Lubrano, sperando che Lei non demorda su questo disastro e voglia far luce.

  2. Mimmo Sferratore dice:

    Egregio dott Lubrano, il silenzio aiuta solo chi è colpevole e tende a soffocare la verità sopratutto quando si può utilizzare il ricatto. Nel caso di specie, l’Enel, solo dopo il disastro ambientale accertato dall’Arpac, dichiara che la Stazione Primaria ad Alta Tensione alimentata da 4 cavi ad olio fluido, dietro l’unico ospedale dell’isola e al fianco di una scuola media comunale, alimenta l’isola d’Ischia e senza di essa si rischierebbe il black out . Strano che l’Enel non dica che l’isola è da sempre alimentata da altri 5 cavi a media tensione per totali 72MW che soddisfano quasi il doppio del fabbisogno energetico dell’isola nella sua punta massima di consumo (50MW solo per alcuni giorni di agosto). Se la matematica non è un opinione, a questi 72 MW si aggiungono altri 90 MW (dei 4 cavi incriminati per l’inquinamento marino della scorsa estate), e siamo ad un totale di 162 MW, ma anziché ad Ischia siamo forse a Manattahan? Come vengono calcolate le immense ricchezze energetiche pubbliche del sottosuolo captate quasi gratis da imprenditori per alberghi e terme? Chi controlla i dati dei consumi dichiarati dall’ENEL? La realtà è che lo spauracchio del black-out aiuta le istituzioni a coprire il disastro ambientale della scorsa estate, in cui ignari bagnanti si immergevano in acque con concentrazioni di PCB pari a 1.860 volte i limiti consentiti dalla legge, con tutte le conseguenze sulla salute che avranno nei prossimi decenni. Dopo circa un anno non si è fatto nulla, nessuna bonifica, nessuna interdizione, solo il silenzio assoluto.
    Tutto quello che è successo nel mare di Ischia era stato ampiamente annunciato anni prima e la Capitaneria di Porto di Napoli, che dovrebbe tutelare l’ambente marino di un’area marina protetta, pur accertando che l’Enel miscelava e versava in mare idrocarburi volatili tossici e cancerogeni quali gli alchil benzeni lineari, nulla ha fatto per fermarli, anzi con circa 10 ordinanze ha permesso all’Enel di salvare il cavo ed avvelenare il nostro mare, il tutto con un piccolo particolare l’ENEL non ha una concessione per occupare il pubblico demanio e non è mai stata autorizzata all’esercizio della linea ad Alta Tensione . Adesso siamo in attesa di una probabile terzo incidente con la rottura di uno dei cavi ENEL ad olio fluido, probabilità dichiarata anche dal Comandante del Circomare Ischia, per salvare il turismo sarà meglio che succeda d’inverno così nessuno se ne accorge…..
    La ringraziamo per la sua attenzione al problema

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