Studenti contro i bulli: era ora!
Leggere i risultati della ricerca di Cittadinanzattiva (una delle associazioni di consumatori che meglio interpreta il suo ruolo) sul fenomeno del bullismo a scuola, da un lato fa rabbrividire ma dall’altro propone almeno un dato confortante.
In sintesi, per chi non avesse letto il Corsera del 12 giugno, ecco i dati principali.
Più di cinquemila studenti di duemila scuole medie e superiori hanno risposto ad un questionario: il 51,5% ha assistito a episodi di violenza, il 37% ha subìto scherzi stupidi o pessimi oppure aggressioni.
I più bersagliati risultano essere i compagni di banco stranieri, i ragazzi timidi e soprattutto gli studiosi, quelli che una volta si chiamavano “i primi della classe”.
Le risposte ad alcune domande danno poi l’idea di come sia percepita la violenza: per il 45% lasciare aperti i rubinetti dei bagni non è grave, così come imbrattare i muri della scuola o insultare un compagno: che male c’è?…
”Rubare non è peccato – cito dal Corriere – ma riprendere il prossimo con i videotelefonini per metterlo in ridicolo sì”. Qui emerge un aspetto che caratterizza l’Italia intera: l’illegalità ormai è talmente diffusa che non è più vissuta come illegalità.
La nota positiva, invece, sta nel fatto che la maggioranza dei ragazzi chiede il ripristino delle regole e per regole bisogna intendere, immagino, quelle del rispetto reciproco, della buona educazione, della punizione possibilmente dura (bocciare i bulli o addirittura cacciarli dalla scuola).
Be’, era ora!
In più gli studenti vorrebbero professori severi e non vittime essi stessi dei bulli. Ma questa aspirazione rischia di non avere eco. L’università di oggi non insegna a insegnare e quindi…
C’è di peggio. Dall’inchiesta viene fuori che i genitori degli studenti non avvertono la gravità del fenomeno bulli e invitano i figli a lasciar perdere.
Ma che razza di società abbiamo costruito?
da Antonio Lubrano
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