Archivi per dicembre, 2009

Commercianti, Consumi, saldi

La commedia dei saldi

Sono pronto ad accettare scommesse: nel dicembre 2010 staremo ancora a discutere sulla validità o sull’opportunità dei saldi. Stavolta a lanciare il sasso è stato il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli: via libera ai saldi tutto l’anno. Ma immediatamente la proposta ha diviso il campo: negozianti sì, negozianti no. C’era da aspettarselo.
Una provocazione quella di Sangalli? Forse una presa d’atto. Ci sono le vendite promozionali in qualunque periodo dell’anno, le liquidazioni e poi i saldi il 2 gennaio e in agosto. E dunque quale tempo rimane per le vendite regolari? Non bastasse, la fioritura di outlet in tutta Italia ha fatto dello sconto una religione. Nei centri commerciali fuori le grandi città o all’uscita dei grandi snodi autostradali, la merce, qualsiasi genere di merce, si vende “sottocosto”, almeno così proclamano gl’invitanti cartelli delle vetrine, gli spot pubblicitari, gli annunci radiofonici e televisivi. Del resto la differenza è fin troppo palpabile.
Ho messo tra virgolette sottocosto perché faccio ancora fatica a capire come mai un capo firmato nel negozio del centro costa cento e negli outlet cinquanta. Dov’è la fregatura?
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dic  09
29
alle 05:35
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di Carneade il 01/1/70

Basta farsi un giro in negozi "normali" ed Outlet della stessa marca, io l'ho fatto, per verifica...

Pensieri

Pass agli inabili: il giusto paga per il peccatore

La signora Celeste di Milano, 77 anni, è stata appena operata alla gamba e ha pure una spina dorsale problematica. Deambulazione limitata, non può fare lunghi tratti a piedi. Va alla sua Asl per ottenere un pass: deve pur lavorare e dunque muoversi con la macchina per lei è essenziale. Trova un medico cortesissimo e comprensivo che però le fa il seguente ragionamento:

“Non c’è dubbio che il pass le spetti, cara signora. Ma ci pensi bene. In base a una disposizione recente del Comune tutti quelli che dispongono di un pass, e a Milano sono 80mila, saranno sottoposti ogni anno ad una visita di controllo della commissione di vigilanza.” Ogni anno? – chiede la signora – Finora la verifica si faceva ogni due o tre anni.

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dic  09
22
alle 09:50
da Antonio Lubrano

Indagine

Le due Italie delle ferrovie dello Stato

Con l’avvento di Frecciarossa, il treno che andrebbe a trecento all’ora, l’Italia risulta divisa in due: quella di alcune grandi città, Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, servite dai treni ad alta velocità; e quella delle piccole città, tipo Livorno, Verbania, Catania, Piacenza, Bolzano, Trento, Cremona, Asti, Mantova, Chiusi, ignorate dall’alta velocità e spesso anche dagli eurostar o dagl’intercity.
Le proteste dei centri di provincia non servono a nulla, così come quelle dei due milioni di pendolari italiani: Trenitalia le lascia cadere. Nelle sue interviste l’amministratore delegato, ing. Mauro Moretti, ricorda che sono state appena commissionate 600 nuove carrozze a doppio piano che, presumiamo, alleggeriranno i disagi dei pendolari fra qualche anno. Quanti? Non è ancora chiaro.
Per quanto invece riguarda le piccole città, o così o pomì. E’, a mio avviso, la sintesi di una sua recente dichiarazione a Repubblica: “Vogliamo tornare ai tempi delle perdite di bilancio da record? Quando sono arrivato qui le ferrovie erano praticamente fallite. L’Italia non se lo può permettere: perché se fallisce questa azienda alla fine si va tutti a piedi”.
E dunque tanti cari saluti al servizio pubblico. C’è poi da considerare il capitolo rincari dell’alta velocità. Prima del 13 dicembre un biglietto Roma-Milano costava 103 euro, adesso 109(+5,2%) in prima; in seconda, da 75 siamo passati a 89, ossia + 18%. “Non sono aumenti ma nuovi prezzi per nuovi servizi”, si è sentito rispondere da un addetto ai lavori un passeggero che protestava. Ci vuole una bella faccia tosta, bisogna ammetterlo.
Nei dintorni di Natale si sono registrati ritardi dei treni Frecciarossa dai 5 ai 70 minuti addirittura. E si è scoperto che il rimborso può essere richiesto dopo il ventunesimo giorno e solo se il ritardo è di 60 minuti, non più 25’ come fino a ieri. Perché mai? Nuova norma europea.Non è vero ma l’ineffabile ing. Moretti non si sente di fare nessun mea culpa per i ritardi delle sue frecce. E’ lo scotto che si paga al rodaggio. Perciò siamo tutti felici e contenti.

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dic  09
21
alle 02:11
da Antonio Lubrano

Pensieri

Inciucio: parola di uso improprio?

Se ho buona memoria sono almeno quindici anni che nelle polemiche politiche sento usare la parola inciucio. E sempre a questo termine dialettale viene attribuito un significato che mi sembra piuttosto lontano dal reale.
Almeno in napoletano inciucio significa pettegolezzo. Le donne che sull’orlo dei bassi chiacchierano sottovoce, inciuciano, ossia si scambiano le ultime maldicenze del vico.
Invece sul Dizionario di Tullio de Mauro leggo che nel linguaggio giornalistico inciucio è un “accordo informale tra forze politiche di ideologie contrapposte che mira alla spartizione del potere”. E tuttavia l’autore aggiunge che in dialetto napoletano sta per “abborracciatura, imbroglio, pettegolezzo”.
Sul Corriere della sera(20 dicembre) il filosofo Luciano Canfora afferma che inciuciare è un verbo dialettale siciliano, ossia “fare qualcosa maldestramente”.
In politica inciuciare vuole dire fare qualcosa maldestramente? O significa spettegolare? E quello che D’Alema ha adombrato in questi giorni è un accordo informale che mira alla spartizione del potere? Nel mio piccolo ho l’impressione che si faccia un uso improprio della parola inciucio.

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dic  09
21
alle 09:47
da Antonio Lubrano

Alimenti, Consumi, Truffe

La multa ai pastai non è bastata. Boicottiamoli

I pastai non ci stanno. Beccati da Mister Prezzi una prima volta, multati dall’Antitrust nel febbraio scorso (12,5 milion Ii di euro a 24 pastifici e due associazioni di settore), hanno fatto ricorso al Tar ma il tribunale amministrativo (in ottobre) ha respinto le loro ragioni confermando la pesante sanzione. La Guardia di Finanza, infine, in questo mese di dicembre ha aperto un’ inchiesta per i rincari del 47% che l’autorità garante della concorrenza e i giudici hanno ritenuto ingiustificati.
Ma loro, i pastai, dicono che il raffronto tra il prezzo del grano e quello della pasta “è un esercizio inutile e demagogico”, parola di Massimo Menna, presidente dell’Unione industriali pastai e titolare del pastificio Garofano di Gragnano. Cioè il fatto che nell’ottobre 2006 il frumento duro costava 0,15 euro al chilo, la semola 0,27 mentre un chilo di pasta era venduto a 1,18 euro, non avrebbe un nesso secondo i produttori. E nemmeno sarebbe valido il confronto più recente: il frumento che scende del 30,5% e la pasta appena del 4,7%. “Esercizio inutile e demagogico”. Ci sono cento aziende di pasta in Italia: “il consumatore – dice Menna – è garantito dalla concorrenza”! Capite? Proprio quella concorrenza che i controllori dicono inesistente.
E’ la logica dei “cartelli”. Anche i petrolieri, accusati più volte dall’Antitrust di fare accordi per non farsi male, ossia di tenere un prezzo unico evitando la guerra tra loro, sostenevano e sostengono che raffrontare il prezzo del barile e quello della pompa è un esercizio inutile. Cioè hanno ragione loro e gli organi di controllo che li censurano, torto marcio.
Nel “cartello” degli spaghetti ci sono tutte le marche più note, da Barilla a Garofano, da Divella a De Cecco, da Antonio Amato a Voiello. Diminuire i prezzi del 20%, come ha proposto un’associazione di consumatori, non se ne parla proprio. Allora perché non boicottarli a turno, i nostri “cari” pastai? Per un mese non compriamo questa o quella marca. Un modo per far capire loro che il raffronto tra il prezzo del frumento all’origine e quello degli spaghetti nello scaffale del supermercato, per noi consumatori è un esercizio utile, eccome! Della pasta non possiamo fare a meno, ma della marca sì.

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dic  09
19
alle 05:10
da Antonio Lubrano

Da sapere, Pensieri

Pizza sì, ma come..

E dunque l’Unione europea ha assegnato il marchio d’eccellenza alla pizza “Margherita”. Quella pizza il cui diametro dev’essere al massimo di 35 centimetri, il bordo rialzato fra uno e due cm, e il condimento a base di pomodori pelati, mozzarella di bufala campana doc o mozzarella stg, aglio, olio e basilico, ha ottenuto il distintivo Stg, ossia “specialità tradizionale garantita”.
Stg è una delle sigle che segnalano al consumatore la qualità, come Dop (denominazione d’origine protetta), come Igp(indicazione geografica protetta) o come Doc(denominazione d’origine controllata).

Due rilievi. Continua a leggere… »

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dic  09
11
alle 11:26
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di geko il 01/1/70

Mi sembra uno strano commento. Forse sAndrO dimentica che dietro la "pizza" c'è un giro d'affari...

Pensieri

No alla camorra: due segnali confortanti

Domenica 6 dicembre, Napoli, Teatro Mediterraneo alla Mostra d’Oltremare: è in scena “A tavola con la sirena”, uno spettacolo ideato e condotto dal sottoscritto sui cibi nella canzone napoletana, protagonisti Mirna Doris, Vittorio Marsiglia, Lalla Esposito e Adriano Mottola. La sala è piena, dei 900 posti disponibili non ve n’è uno libero. A un certo punto ricordo agli spettatori che le canzoni dell’epoca d’oro (fine Ottocento-primo Novecento fino alla seconda guerra mondiale) e quelle che dal dopoguerra arrivano fino a Pino Daniele, sono conosciute in ogni angolo del globo, rappresentano un patrimonio dell’umanità, come il jazz di New Orleans, l’operetta di Vienna, la chançon parigina. Solo che oggi, dico, in questa città si stanno diffondendo neomelodie(le chiamano così) che esaltano i capiclan, condannano i traditori delle cosche, alimentano un’allarmante cultura camorristica.
Stavo per aggiungere: possibile che nessuno si ribelli a questo ennesimo degrado?
Ma non ho fatto in tempo perché è scoppiato un applauso caldo, convinto, prolungato, confortante.
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dic  09
9
alle 10:35
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di fiore primaverile il 01/1/70

Caro Lubrano ,le scrivo da Monteverde ,paese che lei ha visitato questa estate ed ha potuto appre...

Pensieri

Scuola degl’insegnanti o degli studenti?

“La scuola italiana appare troppo concentrata sugl’insegnanti e poco attenta alle caratteristiche individuali e alle esigenze di miglioramento degli studenti”. E’ la tesi di un sincero uomo di scuola, il prof. Giuseppe Cilento, del Liceo scientifico Leonardo da Vinci di Vallo della Lucania, che mi ha scritto per partecipare al dibattito che ho aperto qui e sulle colonne del “Mattino” di Napoli sui mali del pianeta scolastico.

“Spesso i cosiddetti alunni da bocciare hanno uno stile di apprendimento non coerente con una impostazione nozionistica(auditiva ovisiva). Un alunno irrequieto potrebbe essere un cinestesico, pronto a smanettare in maniera strepitosa su un computer, perché predilige un approccio al sapere di tipo esperienziale. I genitori, ad esempio, si dovrebbero convocare a scuola quando il figlio riesce a fare bene, per accrescere la sua autostima… Troppo spesso la creatività è messa al bando dalla scuola, per far posto sollo alla rigorosa ripetitività della prassi logico-analitica, per cui i più abbandonano i banchi ritenendo che la creatività sia una dote misteriosaposseduta da un numero ristretto ed eletto di individui e non, invece, la forma più costruttiva del pensiero umano,semplicemente una delle modalità in cui esso si esprime”.

In sintesi “la scuola dovrebbe educare al comprendere, cieè insegnare ad accrescere le curiosità, insegnante e allievo dovrebbero insegnare e imparare insieme”.

Che cosa pensate di queste riflessioni del prof. Cilento? Aspetto le vostre se avete a cuore il futuro della scuola.

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dic  09
2
alle 12:57
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di Maria Luce il 01/1/70

Sono d'accordissima con il Prof. G. Cilento, gli faccio i migliori complimenti e auguri di buon a...