Addio alle “carrette del mare”
Gli armatori europei stanno studiando l’eventualità di distruggere tutte le navi da carico che hanno venti o trent’anni di età. Quelle che una volta si chiamavano “carrette”, le famose “carrette del mare”. Sono diventate inutili, che cosa c’è da trasportare se nessuno produce più, dalla Cina all’America?
Un giornale specializzato parla della teoria di bastimenti in disarmo temporaneo nella baia di Singapore, che è il più grande porto-container del mondo e rivela che ben 375 piroscafi sono stati demoliti fra il 2008 e i primi mesi di quest’anno. “Mille navi ferme nei porti – grida il titolo -crolla il traffico marittimo”. I porti sono sempre più paralizzati.
Avete mai visto, voi, un porto paralizzato, inattivo? Io sì: non hanno più senso le gigantesche gru che levano le braccia al cielo, i pontili nell’ attesa di navi che non si ormeggeranno mai, le rotaie vedove di carri merci, gli scaricatori che diventano fantasmi.
E avete mai visto una nave in disarmo? Io sì. La ruggine la divora, lo scafo è assalito dall’erba di mare, gli oblò sono ciechi, i fumaiuoli spenti sembrano dita mozzate da un torturatore. Una nave in disarmo è una speranza tradita, un futuro che non nasce. Il disarmo è l’anticamera della demolizione, ossia della morte della nave. E per un paese marinaro come il nostro , i cui marittimi sono valutati tra i migliori del mondo, significa cancellare una tradizione, un’eccellenza come si dice oggi. E se una nave muore, muore con lei anche un pezzo d’Italia.
da Antonio Lubrano
Ultimo commento:
di andrea E. il 01/1/70
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giugno 9th, 2009 at 14:01
Colpa nostra, se preferiamo al trasporto via mare un costosissimo, pericoloso e inquinante trasporto su gomma. Colpa nostra, se non sappiamo gestire con intelligenza in trasporti e ridurre la filiera….
luglio 13th, 2009 at 11:51
Caro Antonio (perdonami della confidenza)chi ti scrive è un marittimo Procidano molto prossimo alla pensione vorrei ricordare che la tragedia di Viareggio è figlia l’affossamento della marineria Italiana, la distruzione dl nostro ministero e la graduale scomparsa dei nostri marittimi. Oggi si preferisce (con il beneplacito delle Autorità competenti)avere personale estero a cui nessuno controlla certificati di competenza e che costano un quarto degli Italiani (leggi asiatici in generis)
Le famose vie del mare sono scomparse (eppure la geografia i nostri governanti dovrebbero saperla e ricordarsi che l’Italia è bagnata per 85%).
Caro Antonio penso che ricordi il vecchio detto dei nostri padri” il libretto è il passaporto per il lavoro” quanti disoccupati potrebbe impegnare l’industria del mare.
Scusa dello sproloquio, saluti cordiali
Andrea E.