Frecciarossa, che figura!
Con Trenitalia il viaggiatore ha il dovere di non illudersi. Può provare a fidarsi quando l’impegno dell’ azienda si chiama alta velocità ma gli conviene essere sempre pronto a ritirare la fiducia. Altro, purtroppo, non può fare, aspettando che scenda in campo una società ferroviaria privata, quella che fa capo se non erro a Montezemolo.
Un caso addirittura farsesco è capitato giovedì 12 febbraio al Frecciarossa Roma-Milano delle 14,15. Il tanto acclamato treno che ti porta dalla Capitale con la ci maiuscola all’altra capitale in sole tre ore e mezza, non si muove. Passano i minuti , l’altoparlante tace, le porte sono chiuse, passa l’addetto alla ristorazione per annunciare che il pranzo sarà servito tra un quarto d’ora ma Frecciarossa è sempre lì, ferma. Alle 14,35, dopo venti minuti di silenzio totale si apprende che il macchinista ha dei problemi (eppure il convoglio è nuovo di zecca..), dovrebbe – si sente dire – sostituire dei materiali.
E lo scoprite ora? – chiedo alla giovanissima capotreno. Sì, mi risponde candidamente. Poverina si agita, non può dare l’annuncio perché l’apparecchio diffusore non funziona(anche quello..) e finalmente a voce da una vettura all’altra ci informa che sul binario accanto sta per giungere un convoglio sostitutivo. Il trasbordo, infatti, dopo alcuni minuti avviene e intanto sono già le 14,50. La capotreno, con la voce ansimante annuncia, via altoparlante stavolta, che partiremo tra cinque minuti. E finalmente alle 15 con quarantacinque minuti di ritardo, Frecciarossa si muove. Arriverà a Milano con 66 minuti di ritardo. Un’ora e sei minuti, capite?
Dal 15 dicembre, giorno inaugurale dell’alta velocità , sono trascorsi due mesi. Tutti abbiamo salutato con gioia la nascita della navetta Milano-Roma e viceversa, che ci liberava dalla schiavitù dell’aereo, dagli scioperi selvaggi, dalle lungaggini del ceck-in e dalle tariffe esose(l’ex ministro Castelli, a proposito, ha scoperto solo ora che il biglietto costa 350 euro..). Evviva la concorrenza, abbiamo gridato convinti. E infatti in questi sessanta giorni gli aerei della nuova Alitalia hanno registrato vuoti paurosi, un calo si dice del 40%. Ma poi il vizio antico di Trenitalia è riemerso puntuale: non c’è treno che non faccia ritardo, regionale o pendolare, intercity , eurostar o addirittura Frecciarossa. Una figuraccia continua. Ecco perché dico che noi viaggiatori non possiamo non essere diffidenti di fronte alle promesse di Trenitalia.
da Antonio Lubrano
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