La signora Gemma e un pacco USA
Ogni tanto succede che un pacco, quale ne sia la dimensione e il contenuto, affidato a Poste italiane si perda o faccia giri tortuosi prima di arrivare al destinatario. Ma la vicenda che segue ha una sua singolarità. L’ha raccontata sul mio blog la signora Gemma di Lecce e io la registro, prima perché faccio collezione di paradossi e poi perché oltre all’incredibile percorso del pacco, i protagonisti del misfatto stavolta sono due: le Poste e la Dogana.
Dunque , il figlio della signora Gemma che due mesi fa si trovava temporaneamente in America, spedisce dall’ufficio postale di Buena Vista, Orlando, in Florida un pacco alla madre che vive a Lecce. E’ il 13 ottobre. Oltre alle spese postali versa anche 200 dollari per motivi assicurativi. Il 27 dello stesso mese la dogana di Lonate, postazione 18, chiede alla nostra Gemma di mandare un fax al numero 0331662414, dichiarando che il valore doganale del pacco è di €40,00, cosa che la signora fa immediatamente. Dopo una settimana arriva finalmente il pacco con lo SDA, che se sono bene informato è una società affiliata a Poste Italiane. C’è da pagare 377,09 euro. Gemma, ben sapendo di non dovere nulla respinge la richiesta ma l’autista ha disposizioni precise e quindi riporta il pacco al deposito di Lecce.
“Il giorno dopo, scrive Gemma, mi chiama la dogana e dice che c’è un equivoco: i codici sul bollo d’accompagnamento erano stati invertiti per un errore (loro non mio), e quindi io non dovevo nulla, avevo perfettamente ragione. Tante scuse e in pochi giorni il pacco le sarà consegnato”.
Senonchè lo stesso giorno riecco l’autista col pacco, stessa richiesta. La signora rifiuta citando le scuse della dogana ma lui niente:. “Non sono autorizzato a lasciarle il pacco senza una comunicazione dalla dogana”.
A questo punto comincia un vorticoso giro di telefonate a cui corrisponde un ancor più vorticoso scaricabarile. Gemma chiama lo SDA di Lecce , la dogana di Lecce e ancora il numero verde. Stavolta riesce a ottenere lo svincolo del pacco, il documento n. 38026541, e l’assicurazione che quel maledetto plico le sarà consegnato senza spese. Conclusione: il 24 novembre i suoi vari interlocutori la informano che il pacco sta tornando negli Stati Uniti. “Inutile precisare che mio figlio non è più in America e che perciò il pacco si sarebbe perso. Risposta: cara signora, questo è un problema suo.” Allora Gemma chiama le poste americane: “Il suo pacco? Ma a noi risulta che è fermo a Milano!”…
Chissà se qualcuno degli aventi causa (si dice così,no?) vorrà spiegarci adesso questo vergognoso pasticcio.
da Antonio Lubrano
Ultimo commento:
di maria rosa il 01/1/70
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gennaio 4th, 2010 at 18:19
credo che poichè i pacchi vengono consegnati dai corrieri facciano certi scherzetti per ricavare oltre le loro spettanze è successo sia a mia madre che a mia zia i pacchi(posta celere 10 euro)sono tornati indietro e per ritirarli altri 10 euro e ancora altri 10 euro per rispedirli