Pensieri

Ma del “glocal” che ne facciamo?

Rieccoli i dialetti! Emergono dal dimenticatoio su proposta della
leghista Paola Goisis in Commissione cultura della Camera: vorrebbe l’istituzione di un albo regionale a cui fossero ammessi soltanto i docenti positivi a un certo test. Insomma, una preselezione per verificare “il livello di conoscenza dela storia, della cultura, delle tradizioni e della lingua della regione”. La lingua della regione, ossia il dialetto.

Le reazioni che ha scatenato l’idea nella stessa maggioranza e nell’opposizione le conosciamo tutti: incostituzionalità, antimeridionalismo eccetera. Solo che l’assurdità della proposta finisce col penalizzare, secondo me, l’incolpevole dialetto. Molti anni fa, all’epoca dell’abolizione del latino nella scuola media, più di un glottologo fece notare che non si può imporre una lingua morta ai ragazzi dai dieci ai 13 anni quando nelle classi elementari l’insegnante ha demonizzato il primo codice di comunicazione di tanti alunni, che è appunto il dialetto. Se i bambini delle periferie fossero invogliati a esprimersi in dialetto, sarebbe più facile per i docenti portarli a scoprire la lingua italiana. Invece di condannarli al silenzio la scuola avrebbe tanti parlanti in più. In fondo che cosa sono i dialetti se non la trasformazione del latino in lingua volgare?

Ed è curioso che l’interdizione resista da oltre trent’anni, oggi che su internet c’è addirittura la riscoperta dei dialetti e dei gerghi. I siti in siciliano in napoletano in piemontese in lombardo si stanno moltiplicando. E perciò si parla di “glocal”, globalizzazione dei linguaggi e delle realtà locali.
Piuttosto che sottoporre, dunque, i professori a un test-dialetto per sapere se sono idonei a insegnare nelle scuole del nord(perché è questo che vuole la Lega), la scuola smetta di demonizzare il dialetto e lo usi come strumento educativo. Semmai dobbiamo chiederci: i docenti di oggi sono preparati al compito, assumere cioè come “ponte” per l’italiano la varietà linguistica locale? Hanno voglia di farlo?

Io ricordo che nei lontani anni Cinquanta, al Liceo G.B. Vico di Napoli il professore di lettere partiva dalle espressioni dialettali più colorite per indurci alla scoperta delle radici latine e greche delle parole. Forse oggi nessuno ci crederà ma erano lezioni affascinanti.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • OKnotizie
  • Technorati
  • Wikio
lug  09
30
alle 12:04
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di ornella il 01/1/70

Mi unisco al coro. Salviamo l'Italiano. L'idioma dialettale arrichirà anche il nostro patrimonio...


Visualizza / Lascia un commento


Altro sull'argomento


7 Commenti to “Ma del “glocal” che ne facciamo?”

  1. Alberto M dice:

    Pensiamo a salvare l’italiano, intanto.

    Tra sgrammaticature, analfabetismi di ritorno (quanti non azzeccano un congiuntivo o un verbo avere? parecchi, mi creda!) il dialetto è forse l’ultima delle preoccupazioni.

    Da sardo mi preoccupa maggiormente l’assenza dell’insegnamento della lingua sarda, che è ben più di un ’semplice’ dialetto…

  2. Stefania dice:

    UNA VOLTA UN RAGAZZO GRECO MI DISSE: ” NOI SIAMO TUTTI GRECI, VOI SIETE MILANESI, TORINESI,ROMANI, FIORENTINI, BARESI…….. ” RIFLETTIAMOCI SU….

  3. DANIELA dice:

    Nell’Istituto Comprensivo frequentato dai miei figli ci sono diversi insegnanti di ruolo e sostituti provenienti da altre regioni (spesso del sud). Sono insegnanti donne, sposate con figli, che fanno molta fatica a rimanere lontano da casa per così tanto tempo per cui dopo aver preso possesso della cattedra attivano delle strade per riavvicinarsi senza perdere punteggio nella graduatoria.
    Per loro il problema è risolto ma non per quei bimbi e quelle famiglie che rimangono senza insegnante perchè ad es. chi ottiene il ruolo può chiedere delle sostituzioni annuali per 3 anni vicino a casa senza perdere diritti ma la classe non potrà avere un’altra insegnante di ruolo per quei 3 anni, ecc.
    Da mamma e cittadina dico che è giusto affrontare il problema affinchè i diritti di tutti possano essere salvaguardati, il resto è solo polvere e demagogia!

  4. Corinna dice:

    Non ho parole, il dialetto è importante ma prima di tutto viene la lingua italiana. E’ spaventosa l’ignoranza che c’è oggi vedendo quello che viene scritto in internet e sui blogs la grammatica italiana ormai è un optional. Riscopriamo l’italiano quello vero e non quello farcito di parole incomprensibili che si vede in giro…

  5. Carmelo dice:

    Il problema posto da Daniela, oggi alle ore 10, 08, è purtroppo vero. Ma da qui a giungere a soluzioni come quella proposta dalla deputata leghista ne corre molto (conoscenza del dialetto?!!!, di questo passo si arriva presto a chiedere agli insegnanti il certificato di nascita!). Del problema posto se ne può (anzi, se ne deve) discutere; ma tutti insieme: Nord, Centro, Sud e Isole, alla ricerca di una soluzione che salvaguardi i diritti degli alunni, delle famiglie e dei docenti, nel rispetto della Costituzione e della uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Da un partito come la Lega Nord, che affonda buona parte delle sue radici nell’antimeridionalismo e nel razzismo, c’è da aspettarsi anche di peggio, purtroppo!

  6. Samanta dice:

    Io non ho nulla contro il dialetto.
    Sono una futura professoressa in Lingua e letteratura italiana e, nel corso dei miei studi, ho sostenuto vari esami di Dialettologia, interessanti e curiosi.
    Nonostante ciò trovo la proposta della Lega sciocca e inutile.
    Compito della scuola non è solo quello di insegnare la storia, la geografia o qualsiasi altra materia; la scuola insegna a vivere e a relazionarsi con gli altri nel migliore dei modi.
    Nella vita quotidiana, purtroppo, sento ragazzi su ragazzi parlare in dialetto e non perchè stanno riscoprendo le loro radici ma perchè solo quello conoscono.
    Almeno a scuola costringiamoli a parlare in italiano!

  7. ornella dice:

    Mi unisco al coro. Salviamo l’Italiano. L’idioma dialettale arrichirà anche il nostro patrimonio culturale, ma induce spesso a trascurare la nostra lingua e ad esprimerci in modo scorretto, come ci testimoniano spesso molti dei nostri politici. Inoltre è chiaro che la Lega voglia frenare l’ondata degli insegnanti meridionali che lavorano con grande sacrificio al Nord, nella speranza poi di essere trasferiti al Sud. Se mi consentite vorrei chiedere all’on. Bossi un consiglio personale: sono di origine sarda/toscan/abbruzzese, nata a Milano, da padre nato anch’egli a Milano, da bambina vivo in Campania e forse un giorno cambierò ancora. Secondo lui quale dialetto dovrei parlare? In famiglia abbiamo sempre e solo parlato l’Italiano.

Lascia un Commento