Pass agli inabili: il giusto paga per il peccatore
La signora Celeste di Milano, 77 anni, è stata appena operata alla gamba e ha pure una spina dorsale problematica. Deambulazione limitata, non può fare lunghi tratti a piedi. Va alla sua Asl per ottenere un pass: deve pur lavorare e dunque muoversi con la macchina per lei è essenziale. Trova un medico cortesissimo e comprensivo che però le fa il seguente ragionamento:
“Non c’è dubbio che il pass le spetti, cara signora. Ma ci pensi bene. In base a una disposizione recente del Comune tutti quelli che dispongono di un pass, e a Milano sono 80mila, saranno sottoposti ogni anno ad una visita di controllo della commissione di vigilanza.” Ogni anno? – chiede la signora – Finora la verifica si faceva ogni due o tre anni.
“Ma ci sono molti furbi in giro, cara signora, c’è gente che approfitta, quindi..” . Quindi? “Potrebbero toglierle la patente se la sua condizione fra un anno risultasse pericolosa per gli altri utenti della strada”. Che devo fare? – chiede sgomenta la signora Celeste.
Per scrivermi vuol dire che ancora se lo chiede. Il principio a cui si ispira il Comune è giusto: una persona anziana che non sia più in grado di guidare dev’essere privata della patente, ci mancherebbe altro. Però qui si configura una vera trappola per gl’innocenti: poiché a Milano i furbi sono tanti, la signora Celeste che è temporaneamente inabile ma è in grado di guidare, ha ancora un’ottima vista e un cervello che funziona, viene schedata ed è anch’essa da questo momento sospettabile di frode. Insomma come al solito il giusto paga per il peccatore.
da Antonio Lubrano
Visualizza / Lascia un commento







