Presidi e professori cercansi per il nord
Le dure prese di posizione della Lega prima contro i docenti e poi contro i presidi del sud, hanno raggiunto il seguente risultato: molte poltrone di dirigenti scolastici sono rimaste vuote perché la gran parte degli aventi diritto, meridionali, ci ha rinunciato. Come a dire: “Voi non ci volete? E noi non veniamo, arrangiatevi!”
Le cifre, fornite dalla Flc-Cgil parlano chiaro: in Lombardia mancano all’inizio di questo nuovo anno scolastico ben 67 presidi e altre decine di vuoti si registrano in Piemonte, Liguria e Veneto. Proprio quel Veneto dal quale era partita nel luglio scorso la polemica sulle commissioni giudicatrici dei concorsi per la dirigenza scolastica, considerate troppo benevole nei confronti dei candidati del sud. In questa regione, marcatamente leghista come si sa, solo nove presidenze disponibili risultano occupate su 37. In totale le sedi vacanti nel Settentrione erano ai primi di settembre 150.
Ma come mai, viene voglia di chiedersi, scarseggiano gli uomini di scuola nei territori citati? Un lettore napoletano, il prof. Ludovico G., trasferito da vent’anni a Brescia, dove insegna in una secondaria superiore “senza problemi razzistici”, fornisce almeno due risposte.
“Se le cattedre del nord sono spesso occupate da docenti che vengono dalle regioni meridionali , è perché nel Settentrione la vocazione all’insegnamento sembra piuttosto scarsa. Di certo c’è che noi docenti, di qualunque provenienza geografica, siamo pagati male. Lo stipendio attuale non consente al professore di vivere con dignità ed è quindi umano, logico che chi è meridionale tenda a tornarsene a casa. E’ vero o non è vero che la vita nel sud costa il 17% in meno, come assicurano le statistiche? E dunque che cosa si pretende? Sì, lo so, dovremmo – per far contento l’on. Bossi -conoscere i dialetti del nord , ma sarebbe ora invece che imparassimo, tutti, a conoscere meglio l’italiano “.
La lettera, che ho ricevuto qualche settimana fa, si concludeva con una sorta di presagio: “Se tutti i professori del sud che lavorano al nord tornassero di punto in bianco dalle loro parti, le scuole del nord entrerebbero in crisi”.
Ebbene, la rinuncia di tanti capi d’istituto a superare la linea del Garigliano non è forse il preludio a una sorta di riflusso che impoverirebbe la scuola italiana, non solo quella del nord? E c’è da porsi, a mio avviso, anche un’altra domanda: a chi giova, infine, questo dispetto(non voglio parlare di vendetta) che i dirigenti scolastici meridionali fanno a quelli che non li vogliono in Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto? Non certo ai ragazzi.
Dunque, se l’obiettivo inconfessato della polemica era l’epurazione di quei professori o presidi capaci di bocciare i figli impreparati o svogliati dei leghisti, nessuno può negare che sia stato centrato. Ma la conseguenza di questa vittoria è una sola: signori, qui aumenta la confusione.
da Antonio Lubrano
Ultimo commento:
di Gennaro Capodanno il 01/1/70
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settembre 18th, 2009 at 11:51
Caro Lubrano,
occortre un’analisi più approfondita. Le cose non stanno come sembra. Andiamo a verificare perchè in alcune regioni del sud e dell’Italia insulare i posti messi a concorso si sono più che triplicati, con persone che sono diventate DS senza neppure essere in possesso dei prerequisiti previsti dal bando. E poi che senso ha fare un concorso su base regionale, se poi con l’intereggionalità, introdotta a posteriori, si rimescolano, per così dire, le carte? Su qeusto concorso ci sarebbero molte cose da dire, ma per il momento mi fermo qui.
Cordiali saluti.
Gennaro Capodanno – Napoli