Archivi per febbraio, 2010

Casa, Consumi, Crediti

Il flop della social card. E non solo

Enfatizzata al momento del lancio e fatti salvi i primi cinque-sei mesi, oggi la social card non serve più a niente. L’Inps risponde che mancano i fondi per rifinanziarla. I beneficiari dovevano essere secondo il governo un milione e trecentomila mentre invece sono state rilasciate soltanto 627mila social card. Una associazione di consumatori, l’Assoutenti, ha ricordato che dalle entrate della Robin Tax(quella sui petrolieri) – stimate in due miliardi di euro – ben 450 milioni avrebbero dovuto sostenere la social card. Finora la spesa a questo scopo non ha superato i 385 milioni, il 79% è andato a famiglie definite “relativamente povere” e il 21% a famiglie assolutamente povere.
Le carte, finchè sono state caricate, hanno consentito una spesa di 40 euro al mese. Molte però si sono svuotate all’insaputa dei titolari, creando non pochi imbarazzi e scene di disperazione alle casse dei supermercati.
Su questo flop è scesa la cortina del silenzio. E fosse il solo. Il piano casa, lanciato dal Presidente del Consiglio con grande enfasi(“fatevi una stanza in più”, era questo più o meno lo slogan) è stato praticamente affossato da comuni e regioni, né il governo centrale ha reagito in qualche modo per salvare la sua reputazione. E le proteste dell’Aquila per il centro abbandonato? Non ci è stato detto che la ricostruzione abruzzese procede con successo e con soddisfazione dei terremotati? Infine, ciliegina sulla torta, il termovalorizzatore di Napoli: promesso solennemente in piena emergenza rifiuti, adesso si scopre che l’appalto non è mai partito.
“Be’, so’ contento”, direbbe il Tognazzi scimunito dai pugni nel film “I mostri”. Andiamo pure avanti. Flop-flop.

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feb  10
28
alle 03:05
da Antonio Lubrano

Truffe

I falsi controllori della nostra credit card

C’è una nuova truffa in arrivo, quella dei falsi controllori della nostra carta di credito. Parte dal Canada e lo sbarco in Europa sembra prossimo. A dare l’allarme è la Banca d’Italia attraverso Manuela Russo del Servizio Informazioni Sistema Creditizio che in una e-mail circolare racconta il meccanismo della truffa.
Chi ci telefona si presenta con nome e cognome come funzionario dell’Ufficio antifrodi della Visa. O di Mastercard o di American Express. Fornisce anche il suo numero di matricola. Parla di un acquisto insolito effettuato da sconosciuti con la nostra carta (di cui sa tutto, dalla scadenza alla banca che l’ha emessa) per un valore di poco sotto ai 500 euro, biglietti aerei , un capo d’abbigliamento o quant’altro. Al diniego il finto controllore Visa apre una pratica antifrode a vostro nome e vi fornisce gli estremi. Poi vuole controllare se siete veramente il titolare della carta e quindi vi invita a guardare sul retro: ci sono due numeri, uno di 4 cifre e uno di tre, che corrisponde al codice sicurezza e che è quello utilizzato per gli acquisti via internet. Me li può leggere?- chiede. E voi, ahimè!,leggete. Così gli avete fornito il codice sicurezza. Ottenutolo lui potrà tranquillamente rubarvi il denaro.
Continua a leggere… »

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feb  10
22
alle 09:17
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di Luca Ajroldi, editore il 01/1/70

Gianni o lei è un malfidato di professione, e sicuramente fa bene, o non riesce a distinguere tr...

Pensieri

Se la Svizzera piange noi non ridiamo

E’ proprio vero che al mondo non siamo mai soli, c’è sempre qualcuno che crede di stare peggio. Prendete la Svizzera: l’esercito ha ordinato nuovi armamenti ma adesso non ha i soldi per pagarli.”Siamo alla bancarotta”, gridano i pessimisti elvetici ricordando due precedenti pesanti: la fine della Swissair e del segreto bancario.
Ma allora, mi chiedo, che cosa dovremmo dire noi italiani con un Paese che fa acqua da tutte le parti? I magistrati, oltre ad essere insultati continuamente dal premier, lavorano come possono, senza cancellieri e senza personale tecnico. Alla scuola mancano i fondi persino per comprare la carta igienica. La polizia non può inseguire i malviventi perché le volanti sono a secco di benzina. I vigili urbani di Milano dichiarano pubblicamente di avere qualche difficoltà a elevare contravvenzioni poichè mancano i soldi per stampare i verbali. Peggio: lo Stato per diversi anni ha incassato l’Iva sulla Tia, la tassa di igiene ambientale, e ora che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima l’imposta (è inconcepibile una tassa sulla tassa) non sa dove prendere il miliardo di euro che serve per rimborsare sei milioni di utenti danneggiati(a ciascuno dei quali spetterebbero 161 euro).
Insomma, se la Svizzera piange noi certamente non ridiamo.

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feb  10
13
alle 03:22
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di Carneade il 01/1/70

In tempo di crisi per gli italiani, da sempre abituati alla crisi permanente, cambia poco mentre ...

Pensieri

Ci fosse un’idea sui manifesti..

Ho cominciato a collezionare slogan elettorali, quelli che compaiono sui manifesti dei candidati alle regionali. Quello di un paffuto candidato dice: “Salute lavoro famiglia”. Be’, se uno sta bene, ha un buon posto e una bella famiglia, che cosa vuole di più? Probabilmente l’aspirante uomo di potere vuole dire che garantisce tutte e tre le condizioni ma non promette nulla.
Fateci caso, gli slogan tendono tutti al generico. Un altro dice: “Vota X, è uno di noi”. Un altro, letto a Milano: “Un solo interesse: la Lombardia”. Gli si può credere? Dove li trovi più gli uomini politici che partecipavano alla battaglia elettorale per difendere un’idea, un progetto di vita sociale, insomma “per spirito di servizio”, come ripeteva un tempo Giovanni Spadolini?
La genericità è dovuta al fatto, secondo me, che nessuno dei candidati vuole impegnarsi. Meglio non promettere, visto che ormai nessuno crede più alle promesse elettorali. Come sono lontani i tempi in cui a Napoli per esempio i candidati non provenienti da scuole politiche scendevano nell’agone con manifesti espliciti. Ricordo il manifesto congiunto di un costruttore edile e di un pizzaiolo: “Volete la casa? Votate Capozzi. Volete la pizza? Votate Mattozzi”! Vivaddio, più espliciti di così..

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feb  10
10
alle 07:45
da Antonio Lubrano

Pensieri

La depressione che avanza

Chissà se qualcuno se lo ricorda:”Mi manda Picone”, uno dei più bei film di Elvio Porta, 1983. Nella scena iniziale un operaio si da fuoco davanti al municipio di Napoli. Mi è tornata in mente con la sua carica dirompente, quando ho letto alla fine di gennaio di quell’operaio di 35 anni che a Brembate (Bergamo) si è dato fuoco cospargendosi di benzina in una strada periferica. Dapprima in cassa integrazione, poi nel novembre scorso licenziato, l’uomo per le gravissime ustioni è morto in ospedale.
Ed è inevitabile collegare l’episodio a un suicidio registrato dalla cronaca sette mesi fa: Luca Disarò, 32 anni, sposato, di Castel San Pietro, collaudatore presso la Chloride di Bologna, scelse la trave più alta dell’appartamento in cui viveva per impiccarsi. Nella lettera d’addio ai familiari manifestò la sua paura di un licenziamento imminente scrivendo: “la vita mi sta scappando” .
Un tragedia a Brembate, una tragedia in Emilia-Romagna e in Piemonte, dove nel giugno 09 s’era ucciso un altro lavoratore dopo un licenziamento reale. Segnali estremi di un disagio, dirà qualcuno. Antenne preoccupanti, secondo me, della depressione che sta investendo il Paese, quel Paese che pure cerca di difendere con i denti il lavoro, salendo sui tetti, invadendo qualche aeroporto, bloccando una linea ferrata o un tronco autostradale.
Il quadro generale, del resto, è tutt’altro che incoraggiante:più di due milioni di disoccupati(con tanti saluti ai distinguo del ministro Sacconi), trecentomila posti di lavoro persi e in più l’Italia a uno degli ultimi posti nella classifica europea dei salari: la nostra media è di 14.700 euro annui contro il livello continentale che è di 25mila. Le tasse e gli oneri previdenziali pesano per il 46,5% sulla paga. Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna, sostiene che non bisogna sottovalutare gli “effetti sociali della crisi” . Da un sondaggio europeo risulta che il 49% degl’italiani teme di perdere da un momento all’altro il posto di lavoro. E’ questo domani che si sfalda davanti agli occhi a provocare la depressione.
In un libro del card. Angelo Comastri, Ti chiamerai Pietro (edizioni San Paolo), ho letto un’esortazione che si addice al momento che attraversiamo: occorre “seminare la speranza nel disperato vuoto della società moderna”. Ma chi la semina da noi, gli ottimisti di maniera?

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feb  10
1
alle 11:28
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di lu il 01/1/70

bravo alberto! lu