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Class action: chi si contenta gode

E dunque dal 1° gennaio è entrata finalmente in vigore la legge sull’azione risarcitoria collettiva, meglio conosciuta con la denominazione inglese class action. Ma è ben poca cosa, lasciatemelo dire. Lascia impuniti i responsabili delle maggiori truffe finanziarie, manda assolte le aziende che per lungo tempo hanno imbrogliato i loro clienti e pone una serie di paletti che ne limitano l’utilizzo. Intanto un tribunale deve pronunciarsi sulla ammissibilità di un’azione risarcitoria collettiva e questo mi sembra un primo stop. Poi non è prevista la supermulta(“danno punitivo” per l’azienda che ha tenuto un comportamento illecito ma soltanto il risarcimento dei clienti. Nel caso di un’azione nei confronti della pubblica amministrazione il risarcimento è addirittura escluso e l’acierre serve solo a ripristinare l’efficienza del servizio.

“Una beffa”, dice Massimiliano Dona, dell’Unione Nazionale Consumatori. Una presa in giro, secondo Rosario Trefiletti della Federconsumatori. “Uno strumento poco incisivo”, aggiunge Carlo Rienzi del Codacons. “Questo non significa che non abbiamo individuato delle azioni fattibili nelle pieghe di una legge molto complicata”. Be’, viene voglia di dire: chi si contenta gode.

Infatti il Codacons è partito in quarta, promuovendo subito un’azione collettiva risarcitoria nei confronti delle banche e una contro la società che produce il test fai-da-te per l’influenza A(venduto in milioni di esemplari a 14,50 euro). Ma è prevedibile una class action dei due milioni di pendolari italiani nei confronti di Trenitalia per i ritardi cronici dei convogli.

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gen  10
7
alle 09:40
da Antonio Lubrano


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