Frecciarossa di vergogna
Mercoledì 6 gennaio, giorno della Befana. Il Frecciarossa delle ore 17,00 da Milano dovrebbe arrivare a Roma in due ore e 59’. Vi prego di notare la grazia e la preziosità di quel 59 minuti: c’è tutta la civetteria di Trenitalia in quel minuto negato, si potrebbe ben dire Milano-Roma in tre ore, che già sarebbe una cosa buona e giusta, ma no! Fa più effetto sui viaggiatori secondo la nostra ineffabile società ferroviaria che ci tormenta con la sua martellante campagna pubblicitaria. 2 h 59’, ossia le stessa vetusta tecnica che adottano le botteghe di quartiere come i supermercati: due euro e 59 centesimi, mai tre euro. Il numero nove è l’inganno più plateale del commercio e noi consumatori ormai lo sopportiamo ma sarebbe ora di rifiutarlo, di ribellarsi a questi stupidi mezzucci. Per quanto riguarda Trenitalia, però, un ricorso al Giurì della pubblicità ci starebbe bene. Perché lo spot che annuncia Milano-Roma in 2 ore e 59’ è ingannevole. All’Epifania il mio Frecciarossa(senza le fermate di Bologna e Firenze) è arrivato a Roma alle 20,30, con 31 minuti di ritardo. Le spiegazioni fornite dalla capotreno per due soste non previste erano del tutto incomprensibili.
Ma non è il mio l’unico caso, intendiamoci. Il sostituto procuratore di Torino, Raffaele Guariniello(giudice mai troppo lodato per il suo impegno a favore degli utenti) ha aperto un’inchiesta sui ritardi dei treni ad alta velocità nei primi dieci giorni di servizio precedenti al Natale 09. Pare che su 420 Frecciarossa presi in esame ben 300 avrebbero fatto registrare ritardi superiori ai 15 minuti, per non parlare di punte di ore.. Dunque, Trenitalia non può promettere tempi record da Torino a Milano, da Milano a Roma se non è in grado di garantire gli orari che annuncia con i suoi stessi spot e quindi fa della pubblicità ingannevole.
La cosa più sconcertante, secondo me, è la replica di Trenitalia alle critiche che sono piovute e piovono da più parti sul disservizio: “per consuetudine europea”i ritardi di 15’ non possono essere considerati tali! Cioè, dobbiamo tollerare il famoso quarto d’ora accademico come si fa a teatro se il sipario tarda ad alzarsi o alle conferenze. Frecciarossa sì, ma di vergogna.
da Antonio Lubrano
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