Il flop della social card. E non solo
Enfatizzata al momento del lancio e fatti salvi i primi cinque-sei mesi, oggi la social card non serve più a niente. L’Inps risponde che mancano i fondi per rifinanziarla. I beneficiari dovevano essere secondo il governo un milione e trecentomila mentre invece sono state rilasciate soltanto 627mila social card. Una associazione di consumatori, l’Assoutenti, ha ricordato che dalle entrate della Robin Tax(quella sui petrolieri) – stimate in due miliardi di euro – ben 450 milioni avrebbero dovuto sostenere la social card. Finora la spesa a questo scopo non ha superato i 385 milioni, il 79% è andato a famiglie definite “relativamente povere” e il 21% a famiglie assolutamente povere.
Le carte, finchè sono state caricate, hanno consentito una spesa di 40 euro al mese. Molte però si sono svuotate all’insaputa dei titolari, creando non pochi imbarazzi e scene di disperazione alle casse dei supermercati.
Su questo flop è scesa la cortina del silenzio. E fosse il solo. Il piano casa, lanciato dal Presidente del Consiglio con grande enfasi(“fatevi una stanza in più”, era questo più o meno lo slogan) è stato praticamente affossato da comuni e regioni, né il governo centrale ha reagito in qualche modo per salvare la sua reputazione. E le proteste dell’Aquila per il centro abbandonato? Non ci è stato detto che la ricostruzione abruzzese procede con successo e con soddisfazione dei terremotati? Infine, ciliegina sulla torta, il termovalorizzatore di Napoli: promesso solennemente in piena emergenza rifiuti, adesso si scopre che l’appalto non è mai partito.
“Be’, so’ contento”, direbbe il Tognazzi scimunito dai pugni nel film “I mostri”. Andiamo pure avanti. Flop-flop.
da Antonio Lubrano
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