Seicentomila richieste di case popolari
L’edilizia popolare non va avanti e i Comuni, grandi e piccoli, non riescono a fronteggiare la valanga di richieste. Solo a Milano ventimila domande: “In tutta Italia, mi ha detto l’Assessore alla casa Gianni Verga, hanno raggiunto e forse già superato le seicentomila”.
Come si spiega questo fenomeno in un momento in cui dal nord al sud l’offerta di case ha superato la domanda? Non più tardi di sei mesi fa il presidente di Assoedilizia Colombo Clerici ha fatto notare che proprio a Milano gli alloggi sfitti sono più di 80mila. E addirittura i canoni avrebbero subito una flessione del 10%.
Si spiega con la drastica caduta del potere d’acquisto delle famiglie. E’ pur vero che in Italia i proprietari di case sono la maggioranza(quasi l’80%) ma è altrettanto vero che i non proprietari devono destinare il 30% del loro reddito all’affitto. E anche chi dispone di un reddito di 2000 euro al mese non ce la fa a reggere la spesa e dunque il ricorso al Comune è inevitabile. Per colmo mai come in questa fase le amministrazioni comunali sono bloccate, non hanno fondi, sicchè i pieni edilizi che prevedono nuove case popolari sono fermi.
da Antonio Lubrano
Ultimo commento:
di Giuseppe il 01/1/70
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marzo 28th, 2010 at 15:51
In Italia esistono più abitazioni che abitanti. Altro che costruire, qui bisognerebbe abbattere…anche per ripristinare un minimo di decenza per l’ambiente.
Per sistemare le cose sarebbe sufficiente creare le condizioni per un normale mercato degli affitti, non lo faranno mai perché a quel punto si toglierebbe l’arma a disposizione dei costruttori per continuare a lavorare.
Negli altri paesi, metà delle famiglie vive in fitto e nessuno si scandalizza.
Una bella fetta di colpa l’hanno anche le persone, però, fissate come sono col mattone.