Archivi della categoria ‘Pensieri’

Pensieri

Ci risiamo con la demonizzazione del dialetto

Dunque, lo avrete letto anche voi: il sig.A.B., 40 anni, proveniente dalla Campania, maestro supplente nel secondo circolo didattico di Pordenone(Friuli-Venezia Giulia), è stato licenziato in tronco perché si esprimeva in dialetto, o meglio usava parole –dice la notizia – a metà tra il napoletano e il toscano. Mi sforzo nell’immaginare questo ibrido e però se mi attengo ai fatti riportati da un giornale del nord-est, la colpa di A.B. è di aver invitato uno degli allievi a stare buono. L’espressione incriminata è: “Séttati,piccì”. Dubito che piccì sia napoletano, non ho dimestichezza col toscano ma è possibile che “piccì” stia per “piccerì”, che vuol dire bambino, ragazzino; mentre “séttati” vuol dire siediti(“assèttate”), appunto stai tranquillo e non ti agitare.
E’ pur vero che alcune mamme si sono allarmate sentendo dire ai loro figli: “Il maestro ci parla in una lingua strana”, ma la vicenda presenta più di un lato oscuro. Per esempio il livello di preparazione dell’insegnante. Posto che non conosca l’italiano, come mai è arrivato in cattedra? Il dirigente del circolo didattico non ha sentito parlare questo supplente al primo approccio? “Se il maestro non ha un idioma corretto che docente è?” – si è chiesto giustamente un collega di A.B.
In secondo luogo: siamo o no in una zona, il Veneto, dove il dialetto è tuttora un codice di comunicazione rispettato? Non pretendono alcuni esponenti politici locali la segnaletica stradale “bilingue”? Non sono gli stessi che vorrebbero che il dialetto fosse insegnato a scuola? Qualcuno obietterà che una cosa è il dialetto veneto e un’altra il tosco-campano… Già, ma si può arrivare al licenziamento per questo? Allora: o l’episodio di Pordenone è l’ennesimo esempio di razzismo oppure ci risiamo con la demonizzazione del dialetto.

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mar  10
13
alle 09:31
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di berardi erminia il 01/1/70

lConosciamo l'italiano pur parlando in dialetto, ma creiamo le premesse per dimenticarlo ... il p...

Pensieri

Se la Svizzera piange noi non ridiamo

E’ proprio vero che al mondo non siamo mai soli, c’è sempre qualcuno che crede di stare peggio. Prendete la Svizzera: l’esercito ha ordinato nuovi armamenti ma adesso non ha i soldi per pagarli.”Siamo alla bancarotta”, gridano i pessimisti elvetici ricordando due precedenti pesanti: la fine della Swissair e del segreto bancario.
Ma allora, mi chiedo, che cosa dovremmo dire noi italiani con un Paese che fa acqua da tutte le parti? I magistrati, oltre ad essere insultati continuamente dal premier, lavorano come possono, senza cancellieri e senza personale tecnico. Alla scuola mancano i fondi persino per comprare la carta igienica. La polizia non può inseguire i malviventi perché le volanti sono a secco di benzina. I vigili urbani di Milano dichiarano pubblicamente di avere qualche difficoltà a elevare contravvenzioni poichè mancano i soldi per stampare i verbali. Peggio: lo Stato per diversi anni ha incassato l’Iva sulla Tia, la tassa di igiene ambientale, e ora che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima l’imposta (è inconcepibile una tassa sulla tassa) non sa dove prendere il miliardo di euro che serve per rimborsare sei milioni di utenti danneggiati(a ciascuno dei quali spetterebbero 161 euro).
Insomma, se la Svizzera piange noi certamente non ridiamo.

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feb  10
13
alle 03:22
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di Carneade il 01/1/70

In tempo di crisi per gli italiani, da sempre abituati alla crisi permanente, cambia poco mentre ...

Pensieri

Ci fosse un’idea sui manifesti..

Ho cominciato a collezionare slogan elettorali, quelli che compaiono sui manifesti dei candidati alle regionali. Quello di un paffuto candidato dice: “Salute lavoro famiglia”. Be’, se uno sta bene, ha un buon posto e una bella famiglia, che cosa vuole di più? Probabilmente l’aspirante uomo di potere vuole dire che garantisce tutte e tre le condizioni ma non promette nulla.
Fateci caso, gli slogan tendono tutti al generico. Un altro dice: “Vota X, è uno di noi”. Un altro, letto a Milano: “Un solo interesse: la Lombardia”. Gli si può credere? Dove li trovi più gli uomini politici che partecipavano alla battaglia elettorale per difendere un’idea, un progetto di vita sociale, insomma “per spirito di servizio”, come ripeteva un tempo Giovanni Spadolini?
La genericità è dovuta al fatto, secondo me, che nessuno dei candidati vuole impegnarsi. Meglio non promettere, visto che ormai nessuno crede più alle promesse elettorali. Come sono lontani i tempi in cui a Napoli per esempio i candidati non provenienti da scuole politiche scendevano nell’agone con manifesti espliciti. Ricordo il manifesto congiunto di un costruttore edile e di un pizzaiolo: “Volete la casa? Votate Capozzi. Volete la pizza? Votate Mattozzi”! Vivaddio, più espliciti di così..

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feb  10
10
alle 07:45
da Antonio Lubrano

Pensieri

La depressione che avanza

Chissà se qualcuno se lo ricorda:”Mi manda Picone”, uno dei più bei film di Elvio Porta, 1983. Nella scena iniziale un operaio si da fuoco davanti al municipio di Napoli. Mi è tornata in mente con la sua carica dirompente, quando ho letto alla fine di gennaio di quell’operaio di 35 anni che a Brembate (Bergamo) si è dato fuoco cospargendosi di benzina in una strada periferica. Dapprima in cassa integrazione, poi nel novembre scorso licenziato, l’uomo per le gravissime ustioni è morto in ospedale.
Ed è inevitabile collegare l’episodio a un suicidio registrato dalla cronaca sette mesi fa: Luca Disarò, 32 anni, sposato, di Castel San Pietro, collaudatore presso la Chloride di Bologna, scelse la trave più alta dell’appartamento in cui viveva per impiccarsi. Nella lettera d’addio ai familiari manifestò la sua paura di un licenziamento imminente scrivendo: “la vita mi sta scappando” .
Un tragedia a Brembate, una tragedia in Emilia-Romagna e in Piemonte, dove nel giugno 09 s’era ucciso un altro lavoratore dopo un licenziamento reale. Segnali estremi di un disagio, dirà qualcuno. Antenne preoccupanti, secondo me, della depressione che sta investendo il Paese, quel Paese che pure cerca di difendere con i denti il lavoro, salendo sui tetti, invadendo qualche aeroporto, bloccando una linea ferrata o un tronco autostradale.
Il quadro generale, del resto, è tutt’altro che incoraggiante:più di due milioni di disoccupati(con tanti saluti ai distinguo del ministro Sacconi), trecentomila posti di lavoro persi e in più l’Italia a uno degli ultimi posti nella classifica europea dei salari: la nostra media è di 14.700 euro annui contro il livello continentale che è di 25mila. Le tasse e gli oneri previdenziali pesano per il 46,5% sulla paga. Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna, sostiene che non bisogna sottovalutare gli “effetti sociali della crisi” . Da un sondaggio europeo risulta che il 49% degl’italiani teme di perdere da un momento all’altro il posto di lavoro. E’ questo domani che si sfalda davanti agli occhi a provocare la depressione.
In un libro del card. Angelo Comastri, Ti chiamerai Pietro (edizioni San Paolo), ho letto un’esortazione che si addice al momento che attraversiamo: occorre “seminare la speranza nel disperato vuoto della società moderna”. Ma chi la semina da noi, gli ottimisti di maniera?

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feb  10
1
alle 11:28
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di lu il 01/1/70

bravo alberto! lu

Pensieri

Quando lo sconto uccide

Non solo a Milano e a Roma le librerie indipendenti chiudono. Quella che viene definita “desertificazione culturale” sta invadendo larghe zone della provincia italiana. Per indipendenti si intendono quelle librerie che non sono di proprietà dei grandi gruppi editoriali. Ho chiesto a Mario Guida, editore e libraio in Napoli, indipendente da sempre, perché secondo lui stiamo assistendo alla morte delle librerie.

“Perché – dice – le librerie indipendenti devono fare i conti con costi di gestione sempre più alti ma soprattutto con gli sconti indiscriminati sul prezzo di copertina praticati dagli altri operatori del settore.”

E chi sono gli altri operatori del settore?
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gen  10
11
alle 02:24
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di LU il 01/1/70

beh, lo confesso, da ANNI ho abbandonato le librerie che non fanno sconti, x anni ed anni non...

Pensieri

Frecciarossa di vergogna

Mercoledì 6 gennaio, giorno della Befana. Il Frecciarossa delle ore 17,00 da Milano dovrebbe arrivare a Roma in due ore e 59’. Vi prego di notare la grazia e la preziosità di quel 59 minuti: c’è tutta la civetteria di Trenitalia in quel minuto negato, si potrebbe ben dire Milano-Roma in tre ore, che già sarebbe una cosa buona e giusta, ma no! Fa più effetto sui viaggiatori secondo la nostra ineffabile società ferroviaria che ci tormenta con la sua martellante campagna pubblicitaria. 2 h 59’, ossia le stessa vetusta tecnica che adottano le botteghe di quartiere come i supermercati: due euro e 59 centesimi, mai tre euro. Il numero nove è l’inganno più plateale del commercio e noi consumatori ormai lo sopportiamo ma sarebbe ora di rifiutarlo, di ribellarsi a questi stupidi mezzucci. Per quanto riguarda Trenitalia, però, un ricorso al Giurì della pubblicità ci starebbe bene. Perché lo spot che annuncia Milano-Roma in 2 ore e 59’ è ingannevole. All’Epifania il mio Frecciarossa(senza le fermate di Bologna e Firenze) è arrivato a Roma alle 20,30, con 31 minuti di ritardo. Le spiegazioni fornite dalla capotreno per due soste non previste erano del tutto incomprensibili.
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gen  10
8
alle 08:57
da Antonio Lubrano

Da sapere, Pensieri

Class action: chi si contenta gode

E dunque dal 1° gennaio è entrata finalmente in vigore la legge sull’azione risarcitoria collettiva, meglio conosciuta con la denominazione inglese class action. Ma è ben poca cosa, lasciatemelo dire. Lascia impuniti i responsabili delle maggiori truffe finanziarie, manda assolte le aziende che per lungo tempo hanno imbrogliato i loro clienti e pone una serie di paletti che ne limitano l’utilizzo. Intanto un tribunale deve pronunciarsi sulla ammissibilità di un’azione risarcitoria collettiva e questo mi sembra un primo stop. Poi non è prevista la supermulta(“danno punitivo” per l’azienda che ha tenuto un comportamento illecito ma soltanto il risarcimento dei clienti. Nel caso di un’azione nei confronti della pubblica amministrazione il risarcimento è addirittura escluso e l’acierre serve solo a ripristinare l’efficienza del servizio. Continua a leggere… »

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gen  10
7
alle 09:40
da Antonio Lubrano

Pensieri

Buon 2010 da un collezionista di nodi

I collezionisti sono centinaia di migliaia, raccolgono di tutto, dai francobolli ai portacenere, dai ventilatori ai fischietti, ai quadri, alle sfere di cristallo.. Io, invece, colleziono nodi. Proprio così: nodi da sciogliere, che in Italia sono tutt’altro che rari, alcuni anzi di particolare interesse sociale e civile.

Ogni giorno la nostra realtà è piena di misteri, di casi singolari, di bizzarrìe: parlarne può essere utile a chi vive una situazione assurda e a me che, appunto, ne faccio collezione. Discuterne insieme non ci porta certo a scioglierli questi nodi ma almeno a denunciare le incongruenze, i soprusi, le vessazioni che subiamo come cittadini. Mi auguro di continuare il dialogo lungo il 2010.

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gen  10
4
alle 10:51
da Antonio Lubrano

Pensieri

Pass agli inabili: il giusto paga per il peccatore

La signora Celeste di Milano, 77 anni, è stata appena operata alla gamba e ha pure una spina dorsale problematica. Deambulazione limitata, non può fare lunghi tratti a piedi. Va alla sua Asl per ottenere un pass: deve pur lavorare e dunque muoversi con la macchina per lei è essenziale. Trova un medico cortesissimo e comprensivo che però le fa il seguente ragionamento:

“Non c’è dubbio che il pass le spetti, cara signora. Ma ci pensi bene. In base a una disposizione recente del Comune tutti quelli che dispongono di un pass, e a Milano sono 80mila, saranno sottoposti ogni anno ad una visita di controllo della commissione di vigilanza.” Ogni anno? – chiede la signora – Finora la verifica si faceva ogni due o tre anni.

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dic  09
22
alle 09:50
da Antonio Lubrano

Pensieri

Inciucio: parola di uso improprio?

Se ho buona memoria sono almeno quindici anni che nelle polemiche politiche sento usare la parola inciucio. E sempre a questo termine dialettale viene attribuito un significato che mi sembra piuttosto lontano dal reale.
Almeno in napoletano inciucio significa pettegolezzo. Le donne che sull’orlo dei bassi chiacchierano sottovoce, inciuciano, ossia si scambiano le ultime maldicenze del vico.
Invece sul Dizionario di Tullio de Mauro leggo che nel linguaggio giornalistico inciucio è un “accordo informale tra forze politiche di ideologie contrapposte che mira alla spartizione del potere”. E tuttavia l’autore aggiunge che in dialetto napoletano sta per “abborracciatura, imbroglio, pettegolezzo”.
Sul Corriere della sera(20 dicembre) il filosofo Luciano Canfora afferma che inciuciare è un verbo dialettale siciliano, ossia “fare qualcosa maldestramente”.
In politica inciuciare vuole dire fare qualcosa maldestramente? O significa spettegolare? E quello che D’Alema ha adombrato in questi giorni è un accordo informale che mira alla spartizione del potere? Nel mio piccolo ho l’impressione che si faccia un uso improprio della parola inciucio.

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dic  09
21
alle 09:47
da Antonio Lubrano