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Un elastico per la crisi, vedi Montecitorio
Fra i non pochi tentativi che si fanno in Europa e nel mondo per fronteggiare la crisi economica, c’è da prendere in massima considerazione quello relativo all’elasticità dell’orario di lavoro: allungarlo o ridurlo il più possibile? In Francia la tesi prevalente sembra essere quella del Presidente Sarkozy: lavorare anche la domenica, ovvero sette giorni su sette. In Germania si profila invece la settimana cortissima: quattro giorni su sette. Da noi torna lo slogan “lavorare meno lavorare tutti”. Ma quelli che hanno risolto già a tempo di record il dilemma sono i deputati. Cominciano a lavorare a Montecitorio il martedì dalle ore 14. Anche negli studi televisivi, sia detto per inciso, le prove degli spettacoli iniziano di solito alle 14 ma vanno avanti fino alle 24, ossia per dieci ore di seguito. Gli onorevoli alle 17 si prendono un’ora di pausa. Il mercoledì lavorano sia la mattina che il pomeriggio, con tre interruzioni, per il caffè o per asciugarsi il sudore della fronte: 11-12, poi 13,30-15(pausa pranzo) e infine 18-19. Il giovedì deveono essere presenti in aula la mattina, con un break dalle 11,30 alle 12,30. Il venerdì tornano tutti al loro collegio.
Dunque tre giorni effettivi di lavoro, settimana super-corta. Vi ricordate le polemiche sulle 35 ore settimanali invece delle 40 tradizionali? L’elastico di Montecitorio ha spazzato via l’inutile questione. Bastano 15-16 ore, non di più.
da Antonio Lubrano
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di berardi erminia il 01/1/70
Gli scherzi della crisi
La crisi economica morde, si riscoprono i lavori umili.
Succede a Milano dove tra la metà del 2007 e il 2008 cinquemila persone hanno inviato i loro curricula all’Amsa, l’azienda che si occupa della pulizia delle strade e della raccolta rifiuti.
Dallo scorso mese di settembre fino a tutto gennaio 09 le richieste per un posto di spazzino sono cresciute del 20%. E, attenzione, non sono extracomunitari ma milanesi dai venti ai cinquant’anni. “Nessun pregiudizio” nota con siddisfazione l’Amsa, li attira il posto fisso.
Ora però vien fatto di pensare che se continua così può scemare la necessità di ricorrere agli immigrati “per i lavori che gl’italiani ormai rifiutano”. Forse la crisi aiuterà anche il settore dell’artigianato che più risente della mancanza di rincalzi. “C’è posto per i giovani, mi ha detto un vecchio corniciaio, ma i nostri ragazzi non amano il lavoro manuale”.
Chissà. La rivalutazione del posto di spazzino è certo un sintomo, la disponibilità delle aziende artigianali un altro, ma come si spiega che poche settimane fa all’epoca della grande nevicata, 37 cm. di coltre bianca, non c’erano italiani disposti a spalare? Il Comune ha trovato i soliti immigrati che hanno fatto gli spalatori a sette-otto euro l’ora.
da Antonio Lubrano
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di Giuseppe il 01/1/70







