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Pensieri

La polemica sui dialetti

Alcune settimane fa ho pubblicato qui una nota sulla questione dei dialetti risollevata da esponenti della Lega Nord, giudicando negativamente (come tanti altri osservatori) la pretesa di un albo regionale riservato ai docenti che abbiano superato una preselezione tendente a verificare “il livello di conoscenza dela storia, della cultura, delle tradizioni e della lingua della regione”.

La lingua della regione, ossia il dialetto. Di fronte alle reazioni fortemente critiche sia da destra che da sinistra, l’idea è caduta. Pochi giorni dopo però Umberto Bossi è tornato sull’argomento chiedendo addirittura che il dialetto sia insegnato a scuola.

Mi ha scritto un professore di Torre Annunziata, Ludovico G., che vive e insegna a Brescia.

“Voglio far notare, scrive, che se le cattedre del nord sono spesso occupate da docenti che vengono dalle regioni meridionali , è perché nel settentrione la vocazione all’insegnamento sembra piuttosto scarsa. E mi sembra fuori luogo e profondamente offensiva l’insinuazione che gl’insegnanti del sud vincono i concorsi imbrogliando in qualche modo. Io ho ottenuto la cattedra attraverso un regolare concorso e sfido chiunque intenda metterlo in dubbio. Continua a leggere… »

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set  09
1
alle 09:45
da Antonio Lubrano

Pensieri

Ma del “glocal” che ne facciamo?

Rieccoli i dialetti! Emergono dal dimenticatoio su proposta della
leghista Paola Goisis in Commissione cultura della Camera: vorrebbe l’istituzione di un albo regionale a cui fossero ammessi soltanto i docenti positivi a un certo test. Insomma, una preselezione per verificare “il livello di conoscenza dela storia, della cultura, delle tradizioni e della lingua della regione”. La lingua della regione, ossia il dialetto.

Le reazioni che ha scatenato l’idea nella stessa maggioranza e nell’opposizione le conosciamo tutti: incostituzionalità, antimeridionalismo eccetera. Solo che l’assurdità della proposta finisce col penalizzare, secondo me, l’incolpevole dialetto. Molti anni fa, all’epoca dell’abolizione del latino nella scuola media, più di un glottologo fece notare che non si può imporre una lingua morta ai ragazzi dai dieci ai 13 anni quando nelle classi elementari l’insegnante ha demonizzato il primo codice di comunicazione di tanti alunni, che è appunto il dialetto. Se i bambini delle periferie fossero invogliati a esprimersi in dialetto, sarebbe più facile per i docenti portarli a scoprire la lingua italiana. Invece di condannarli al silenzio la scuola avrebbe tanti parlanti in più. In fondo che cosa sono i dialetti se non la trasformazione del latino in lingua volgare?

Ed è curioso che l’interdizione resista da oltre trent’anni, oggi che su internet c’è addirittura la riscoperta dei dialetti e dei gerghi. I siti in siciliano in napoletano in piemontese in lombardo si stanno moltiplicando. E perciò si parla di “glocal”, globalizzazione dei linguaggi e delle realtà locali.
Piuttosto che sottoporre, dunque, i professori a un test-dialetto per sapere se sono idonei a insegnare nelle scuole del nord(perché è questo che vuole la Lega), la scuola smetta di demonizzare il dialetto e lo usi come strumento educativo. Semmai dobbiamo chiederci: i docenti di oggi sono preparati al compito, assumere cioè come “ponte” per l’italiano la varietà linguistica locale? Hanno voglia di farlo?

Io ricordo che nei lontani anni Cinquanta, al Liceo G.B. Vico di Napoli il professore di lettere partiva dalle espressioni dialettali più colorite per indurci alla scoperta delle radici latine e greche delle parole. Forse oggi nessuno ci crederà ma erano lezioni affascinanti.

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lug  09
30
alle 12:04
da Antonio Lubrano

Ultimo commento:

di ornella il 01/1/70

Mi unisco al coro. Salviamo l'Italiano. L'idioma dialettale arrichirà anche il nostro patrimonio...