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Ma allora il desiderio delle stelle c’è!
Pochi giorni fa ho parlato dell’inziativa di un piccolo centro del Vicentino, Nove, dove hanno adottato un nuovo sistema di lluminazione delle strade per evitare l’inquinamento atmosferico e rivedere finalmente il cielo stellato.
Ed è stata una bella sorpresa apprendere attraverso Repubblica della proposta del Wwf di riscoprire il piacere del buio. Tra i commenti giunti dopo l’invito simbolico di spegnere tutto per un’ora (centinaia), mi sembra che quello di Piera da Milano si riallacci al sogno realizzato dei novesi. “Ma sì , proviamo, non sono io che mi devo spengere, ma solo la luce e quella dannata tv. Però i bambini, quelli come si fa a spengerli ?! Non basta mica il buio assoluto per loro… E sarebbe bello sai poter vedere le stelle, tante, tutte quelle che ci sono, dal balcone di casa mia, a venti chilometri da Milano, sogno ad occhi aperti. E sarebbe bello provare a passeggiare per la mia città , senza luci e senza paura. Di quante ore di buio ho bisogno per ritrovare me stessa e le stelle lassù?”
Magnifico. Vuol dire allora che il desiderio delle stelle cè, non si è perso del tutto. Vivaddio!
da Antonio Lubrano
Ultimo commento:
di Val Tidone il 01/1/70
La rivalutazione del cielo stellato
Le stelle? E chi le guarda più, le abbiamo quasi dimenticate. Fateci caso: di sera per le strade non c’è nessuno che alza gli occhi al cielo per godersi il firmamento. Le luci della città lo hanno cancellato. Perciò si parla di inquinamento luminoso. Ora si da il caso che a Nove, un centro di cinquemila abitanti in provincia di Vicenza, hanno studiato e attuato un progetto per restituire al paese la magìa del cielo notturno . E’ stato adottato cioè per le strade, per i monumenti, per i giardini pubblici un tipo di lluminazione non invasiva o arrogante. “I fanali tradizionali, mi spiega un astrofilo del luogo, diffondono una luce che solo per il 40% va a terra mentre il 60% si disperde nell’aria e oscura la volta celeste. Invece i nostri nuovi fari, in ceramica, sono dotati di lampade al sodio che diffondono una luce meno forte ma non inquinano perché la loro cupola vetrosa è opacizzata, in tal modo il loro fascio è rivolto solo verso il basso“. Con questo sistema il comune può risparmiare anche trentamila euro all’anno.
Sull’esempio di Nove altri cinque centri del Vicentino e forse uno in Calabria. Ma sulla rivalutazione del cielo stellato aspetto le vostre segnalazioni. Chissà quanti altri piccoli paesi dal nord al sud hanno cambiato fanali..
da Antonio Lubrano
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di jogger il 01/1/70






