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Dopo Messina riscopriamo l’indignazione?

Il disastro annunciato di Messina ci fa riscoprire l’indignazione? Forse. Ma non ne sono sicuro in un Paese che sembra rassegnato, che non reagisce più e dove ogni cittadino pensa solo ai fatti suoi.
Voglio solo aggiungere qualche dato al quadro desolante che la montagna franata sulla città del terremoto del 1908 ha rivelato.
Ecco qua: negli ultimi ottant’anni si sono abbattute sul territorio nazionale 5.400 alluvioni, undicimila frane e settantamila persone risultano colpite in un modo o nell’altro da tali disastri. E’ stato calcolato che il 77% dei 1500 comuni a rischio ha un patrimonio edilizio minacciato dagli eventi meteorologici estremi. Nella metà di questi comuni si contano fabbricati industriali in pericolo. Uno studio delle Autorità di Bacino rivela che più di 10 mila le zone ad alto rischio mentre più di 5 mila comuni italiani, sugli 8.100 comuni della penisola, “ricadono in aree a potenziale rischio idrogeologico”. Continua a leggere… »
da Antonio Lubrano
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di Giorgio Stefano Rovelli il 01/1/70
Ma del “glocal” che ne facciamo?
Rieccoli i dialetti! Emergono dal dimenticatoio su proposta della
leghista Paola Goisis in Commissione cultura della Camera: vorrebbe l’istituzione di un albo regionale a cui fossero ammessi soltanto i docenti positivi a un certo test. Insomma, una preselezione per verificare “il livello di conoscenza dela storia, della cultura, delle tradizioni e della lingua della regione”. La lingua della regione, ossia il dialetto.
Le reazioni che ha scatenato l’idea nella stessa maggioranza e nell’opposizione le conosciamo tutti: incostituzionalità, antimeridionalismo eccetera. Solo che l’assurdità della proposta finisce col penalizzare, secondo me, l’incolpevole dialetto. Molti anni fa, all’epoca dell’abolizione del latino nella scuola media, più di un glottologo fece notare che non si può imporre una lingua morta ai ragazzi dai dieci ai 13 anni quando nelle classi elementari l’insegnante ha demonizzato il primo codice di comunicazione di tanti alunni, che è appunto il dialetto. Se i bambini delle periferie fossero invogliati a esprimersi in dialetto, sarebbe più facile per i docenti portarli a scoprire la lingua italiana. Invece di condannarli al silenzio la scuola avrebbe tanti parlanti in più. In fondo che cosa sono i dialetti se non la trasformazione del latino in lingua volgare?
Ed è curioso che l’interdizione resista da oltre trent’anni, oggi che su internet c’è addirittura la riscoperta dei dialetti e dei gerghi. I siti in siciliano in napoletano in piemontese in lombardo si stanno moltiplicando. E perciò si parla di “glocal”, globalizzazione dei linguaggi e delle realtà locali.
Piuttosto che sottoporre, dunque, i professori a un test-dialetto per sapere se sono idonei a insegnare nelle scuole del nord(perché è questo che vuole la Lega), la scuola smetta di demonizzare il dialetto e lo usi come strumento educativo. Semmai dobbiamo chiederci: i docenti di oggi sono preparati al compito, assumere cioè come “ponte” per l’italiano la varietà linguistica locale? Hanno voglia di farlo?
Io ricordo che nei lontani anni Cinquanta, al Liceo G.B. Vico di Napoli il professore di lettere partiva dalle espressioni dialettali più colorite per indurci alla scoperta delle radici latine e greche delle parole. Forse oggi nessuno ci crederà ma erano lezioni affascinanti.
da Antonio Lubrano
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di ornella il 01/1/70
La carta igienica è fuorilegge?
La notizia è curiosa ma ci aiuta a capire come siamo bravi in Italia a prenderci, è il caso di dire, per i fondelli. L’Unione Nazionale Consumatori rileva in una nota del suo bollettino che “la carta igienica è un oggetto misterioso perché non è disciplinata da alcuna norma.
Non deve dichiarare il peso né quanto è lungo il rotolo né quanti strappi ha né, tanto meno, il tipo di carta.” E’ un prodotto venduto a pezzo e non a peso e quindi non è regolato dal decreto legislativo 84/2000 che obbliga i venditori a indicare anche il prezzo al chilo oltre a quello del prodotto. Men che meno può essere richiamata la legge 126 del ’91 e il suo regolamento di attuazione(n.101/’97), assorbiti dal Codice del consumo, che prevedono l’obbligo dell’etichetta con la composizione del prodotto; la carta igienica è fatta di materiali che “sono già resi manifesti dalla denominazione legale o merceologica” e quindi sono esclusi dalla disposizione. Continua a leggere… »
da Antonio Lubrano
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di Vincenzo il 01/1/70
La logica delle compagnie di assicurazione
Si fanno sempre più insistenti le voci di un nuovo (l’ennesimo) aumento delle tariffe Rc-auto.
L’allarme è dato dal fatto che cominciano a circolare anche le ragioni del possibile ritocco, vuol dire che le compagnie lo hanno già deciso e l’annuncio ufficiale è imminente. Due i motivi: i costi di gestione che salgono e le immatricolazioni che calano, meno 13% rispetto al 2007. Passi per i costi di gestione, tirati in ballo puntualmente ad ogni aumento, ma le immatricolazioni che diminuiscono? Se si riduce il numero delle auto in circolazione subisce una flessione anche il numero di incidenti. O no?
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da Antonio Lubrano
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di Ernesto il 01/1/70
Targhe clonate: l’ultima raffinatezza
Ha almeno dieci anni il fenomeno delle targhe clonate. L’imbroglio parte a Napoli. Il sig. X di Milano riceve una multa per una infrazione commessa a Napoli. Lui però non è mai stato all’ombra del Vesuvio, protesta e scopre che c’è una vettura dello stesso modello della sua, con la sua stessa targa. L’incredibile è accaduto a due graduati della polizia municipale di Napoli: uno multato a Milano dove non ha mai messo piede nemmeno per sbaglio e l’altro perchè non avrebbe pagato il pedaggio al casello autostradale di Roma.
Il brutto è che non c’è difesa. I falsari possono contare su complici in tutta Italia, gente capace di rubare libretti di circolazione vergini negli uffici della motorizzazione al nord come al sud. Ho chiesto a uno dei migliori cronisti napoletani, Paolo Barbuto del “Mattino”, che ha sempre seguito la vicenda delle clonazioni auto, se in questo 2009 c’è qualche speranza di vincere la sfida dei falsari.
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da Antonio Lubrano
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di piero il 01/1/70
Orecchie da mercante…
Approfittando della stagione dei saldi ho comprato un giubbotto che però alla prima uscita si è rivelato un piccolo disastro. L’ho riportato al negoziante ma non ha voluto cambiarlo, dice che per i prodotti in saldo non vale la regola. E’ così?
Ho l’impressione che alcuni commercianti facciano finta di non sapere.. Il Codice del consumo, varato con un decreto legislativo nel 2005, dice (art. 132)che i venditori sono responsabili del difetto del prodotto , che sia in saldo o no.
Perciò se il prodotto acquistato in questo periodo è difettoso il cliente ha diritto alla sostituzione
Qui di seguito vi lascio le regole principali per evitare truffe o spiacevoli sorprese nel periodo dei saldi….
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da Antonio Lubrano
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di cash il 01/1/70






