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Retribuzione casalinghe : ecco i vostri pareri
Trovo particolarmente apprezzabile l’ equilibrio,la lucidità che emerge dalla gran parte delle risposte raccolte attraverso il sondaggio che ho lanciato qui giovedì 16 gennaio relativo alla possibile retribuzione delle casalinghe.
Un piccolo campione, intendiamoci: 50 commenti di altrettanti visitatori in maggioranza donne. Però osservazioni per larga parte dettate da una, io credo, istintiva saggezza. Sull’entità della retribuzione, ad esempio. Citavo il caso degli Americani: secondo loro lo stipendio di una casalinga non può essere inferiore a 130mila dollari all’anno , all’incirca centomila euro. Ossia poco più di ottomila euro al mese. “Una cifra, ho scritto, francamente esagerata. Più realisticamente dovrebbe essere pari, in Italia, alla media degli stipendi minimi: dai 900 ai mille euro. Siete d’accordo?”
I pareri delle interessate sono stati molto più realistici: il riconoscimento, non lo stipendio (l’idea di essere stipendiate non piace molto), dovrebbe oscillare fra i quattrocento e i seicento euro al mese. C’è chi, tra gli uomini, immagina che lo Stato può redistribuire tra le casalinghe e i pensionati al minimo, una parte dell’8 per mille destinato alle confessioni religiose o del 5 per mille che serve a finanziare il volontariato.
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da Antonio Lubrano
Ultimo commento:
di Piero il 01/1/70
Lo stipendio alle casalinghe. E’ possibile?
Quattro domande articolate. Provate a rispondere:
1.
Domenica 18 gennaio si conclude a Città del Messico il 13° Congresso internazionale delle famiglie cattoliche; e proprio riferendosi a questo evento il card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha rilanciato l’idea di uno stipendio alle casalinghe. “E’ pur vero – ha detto – che le cure alla famiglia sono offerte per amore, ma hanno comunque diritto ad un giusto riconoscimento.”
La proposta, giunta da un così autorevole pulpito, ha riaperto il dibattito. Oggi però, con il bilancio dello Stato che si aggrava ogni giorno di più, è realizzabile?
Si No
2.
L’idea per la verità non è nuova. Se ne parlò una prima volta nel 1982: fu l’on. Adriana Poli Bortone, dell’allora Msi, a presentare una proposta di legge per un assegno mensile alle casalinghe. Nel 1995, poi, la Corte Costituzionale riconobbe che l’attività casalinga è a tutti gli effetti attività lavorativa. Ora giacciono in Parlamento due progetti, uno dell’Udc e uno del Pdl, ma nessuno può dire quando saranno discussi. Solo che bisognerebbe valutare anche la posizione delle mamme che lavorano fuori casa. Stipendio doppio per loro?
Sì No
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da Antonio Lubrano
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di Stever il 01/1/70







